
Fu 140 anni fa il giorno memorabile in cui il viaggiatore giunse a Caracas e, senza togliersi di dosso la polvere del cammino, chiese come si arrivava alla statua di Bolívar, senza aver nemmeno pensato al luogo in cui soggiornare in quei paraggi.
La grandezza di El Libertador suscitava nel cubano tanta emozione che lo faceva piangere di fronte alla sua impotenza, sentiva tanta ammirazione per quell’uomo infaticabile che volle che i bambini seppero della sua esistenza e scrisse di lui, parò loro in L’Età d’oro.
Come il Venezuela, Cuba allora era un paese oppresso, e i due sentivano nell’anima questo dolore.
Come l’eroe venezuelano Martí fu leader del popolo, perché nulla come la libertà della patria occupò uno spazio maggiore nella consultazione di se stesso.
Como a Bolívar, al viaggiatore importava il destino vittorioso dell’America, perchè per tutti e due niente era tanto importante, quanto il luogo ristretto in cui si viene al mondo e per i due niente era importante più dell’umanità intera. Non vollero vivere senza decoro perchè portarono in sè quello di tutti coloro che vivevano contenti senza tenerne.
Quello che chiese di servire il Venezuela in ciò che era necessario, perchè questa terra aveva in lui un figlio, si ribellò, come Bolívar, contro i saccheggiatori della fortuna. E come lui, pose la sua vita ai piedi della dignità umana.
Solo gli ingrati hanno ritorto la rotta illuminata tracciata da loro. Che non si stupisca allora il mondo del destino assunto da Cuba e dal Venezuela.
Eredi di uomini sacri vanno in gruppo compatto «perché non passi il gigante delle sette leghe». (GM – Granma Int.)





