
Marzo era offeso da catene,
da serpenti notturni e un’ombra mercenaria.
Un tradimento era il pugnale affondato
nell’innocenza della sua schiena.
I mesi dissanguati nel martirologio
segnalavano marzo come radice dei mali.
Ed era che un dieci di marzo due scarponi insolenti
passarono sul petto fiducioso della Patria.
Si doveva pulire il mese svergognato
l’ ignominiosa macchia,
macchia che non si elimina
con l’acqua e il sapone,
ma con il sangue puro, con saette
di coraggio e di audacia.
E il giorno 13 fu il Giordano di marzo.
Una trentina di uomini senza appoggio
irruppe dalla porta del Palazzo
–nella caverna dell’infamia–
con l’angustia ribelle di milioni di anime,
con l’onore nelle loro pistole,
nei loro fucili e granate.
(Frammento della Poesia del 13 di Marzo, di Jesús Orta Ruiz – L’Indio Naborì / Traduzione Gioia Minuti).





