OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
Photo: Estudios Revolución

Il leader al fronte della Rivoluzione Cubana, Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, con la fermezza e la stirpe del guerrigliero invitto, ha guidato sabato 1º settembre , accompagnato dal Primo Segretario del Comitato Centrale del
Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-
Canel Bermúdez, la manifestazione politico culturale per il 65º anniversario 
dell’integrazione della Direzione di Sicurezza Personale, nata in tempi di sfida, con radici nella lotta rivoluzionaria comandata da Fidel.
Durante sei decenni e mezzo, i valorosi e leali membri di questo organo, integrato il 6  settembre del 1961, sono stati, senza un solo sbaglio, gelosi guardiani della massima direzione del paese, con il rischio della propria vita. 
Per questo «non è esagerato  definire come una prodezza storica», come disse il  Comandante in Capo, «quello che  ha ottenuto la Sicurezza Personale». 
Leggendo il messaggio di felicitazioni del Generale d’Esercito a questi combattenti fatti di coraggio e dignità, il membro del  Burò Politico e ministro degli Interni, Generale di Corpo d’Esrcito Lázaro Alberto Álvarez Casas, ha trasmesso «il più sincero 
ringraziamento per i lavoro realizzato dall’inizio della Rivoluzione e anche prima, quando appena si gestiva la lotta nelle montagne della  Sierra Maestra».
Nella lettera Raúl ha reso omaggio ai cari fondatori e martiri di questa Direzione, protagonisti d’innumerevoli lotte, ha riconosciuto «ognun di quelli che oggi si disimpegnano in questo importante fronte di difesa della Rivoluzione», e ha risaltato  «il fatto d’aver contribuito decisamente ad evitare azioni contro il nostro leader storico, il

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Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, evidenza della massima attenzione e priorità che ha sempre ricevuto da questa eroica truppa».
Non esagero se parlo della Sicurezza Personale come di una famiglia leale, ha scritto Raúl nella lettera, ed ha anche reso omaggio ai 32 coraggiosi morti in Venezuela nel compimento del dovere 
«Che il sangue che hanno sparso non sia mai dimenticato e che il loro esempio divenga la guida da seguire nel lavoro quotidiano di questa Direzione».
La Rivoluzione, ha assicurato il Generale d’Esercito nel messaggio letto dal Ministro degli Interni, «vive giorni difficili sotto l’ostilità del governo degli Stati Uniti, che è sempre impegnato a far sparire l’esempio che e Cuba per  il mondo. 
Continuiamo e continueremo contando con voi per far sì che questo proposito, come molti altri, appaia nei libri di storia dove si raccontano l’eroicità e la grandezza del nostro popolo, questo del quale formate parte e siete suoi figli».
«I combattenti della Sicurezza Personale, aveva detto in un’altra occasione il 
Generale d’Esercito, si sono guadagnati l’affetto e il rispetto  del nostro
Popolo». Come mostra di reciproca ammirazione, il capo di questa direzione, il Generale di Brigata Emir Mesa Corona, ha consegnato a  Raúl un riconoscimento per la sua condizione di "Capo Fondatore" assieme a Fidel.

Per sei decenni e mezzo i valorosi e leali membri di questo organo, creato il 6 settembre del 1961, sono stati senza un solo sbaglio, gelosi guardiani della massima direzione del paese. Photo: Estudios Revolución

In questa giornata commemorativa, che ha contato con la partecipazione di altri membri del Burò Politico, membri del Comitato Centrale,  Capi del Ministero degli Interni, delle Forze Armate Rivoluzionarie, combattenti della Direzione di Sicurezza Personale e, in maniera speciale, dei familiari dei morti  eroicamente in Venezuela, sono stati onorati anche coloro che hanno avuto l’enorme responsabilità e il privilegio di proteggere la vita di uomini immensi. 
Per i suoi 65 anni di dedizione senza condizioni, il Ministro degli Interni  ha lodato la Direzione di Sicurezza Personale, e cinque fondatori di questo organo sono stati elogiati per il loro impegno e la fedeltà: il Tenente Colonnello Luis Rivera Rivera, il Colonnello Nelson Camejo Mas, il Colonnello Nivaldo Pérez Guerra, il Maggiore Reinaldo Figueroa Peraza e il Tenente Colonnello Orlando Arias Álvarez. 
Raúl ha dedicato a tutti loro espressioni di sincera gratitudine. 

COMBATTENTI CHE SONO UNA FAMIGLIA 

Il Generale di Brigata Emir Mesa Corona, pronunciando il discorso centrale, ha ringraziato prima di tutto il Comandante in Capo, nel suo centenario, e il Generale 
d’Esercito, nel suo 95º compleanno, guide indiscutibili per i combattenti della Sicurezza Personale.
«Molte misure iniziali, ha ricordato, furono disegnate e perfezionate da Fidel, anche se fu Raúl che si preoccupò di più, si occupò della sua sicurezza e diede le prime indicazioni per la sua protezione in ogni fronte di lotta. 
Il Generale d’Esercito, ha affermato, «ha dedicato la sua vita a mantenere in alto i principi della Rivoluzione Socialista e le conquiste realizzate durante più di 65 anni. 
È Raúl  che c’insegna che non c’è battaglia impossibile da vincere, esempio d’austerità, paradigma dell’organizzazione, la pianificazione, l’esigenza e la disciplina, quello che si mantiene con il piede nella staffa, pronto a difendere la Rivoluzione».
Mesa Corona ha citato il brillante foglio di servizio di uomini e donne divenuti un bastione ermetico, che hanno contribuito a frustrare più di 600 piani d’attentati contro il Comandante e il Generale d’Esercito. 
I nemici, ha detto , hanno tentato di tutto ma non hanno mai potuto, e cosa più importante, non potranno mai».
Un momento molto emotivo è stato quello del ricordo dei 32 fratelli morti in una lotta disuguale a Caracas. 
Loro, ha affermato sono paradigma e simbolo dello sforzo e del sacrificio di milioni di cubani, e sono un esempio per mostrare all’impero di che materiale sono fatti i figli di questo popolo.
E ha condiviso una riflessione con la quale coincidiamo tutti: «Se hanno lottato come leoni fuori da Cuba, cosa farebbe un membro della direzione del paese delle Forze Armate Rivoluzionarie, la Controintelligenza Militare, il Ministero degli Interni e ogni cubano rivoluzionario nel giorno che tentino d’aggredirci o trattino, come sognano, di sequestrare o assassinare uno solo dei nostri principali dirigenti».
In questi momenti, ha sostenuto il Generale di Brigata, quando la situazione 
operativa del paese è sommamente complessa e il nemico scala nelle sue aggressioni, tocca lavorare con maggiore coesione e impegno, con più disciplina ed esigenza, continuare a rinforzare il lavoro con un alto senso di previsione, etica e professionalità,  curando l’unità, come ha detto il  Generale d’Esercito, come la pupilla dei nostri occhi.
E ha concluso con una frase che, più che consegna è convinzione. 
«Siamo stati e saremo una Sicurezza Personale di Patria o Morte:Vinceremo!».


Pie de foto. Per sei decenni e mezzo i valorosi e leali membri di questo organo, creato il 6 settembre  del 1961, sono stati senza un solo sbaglio, gelosi guardiani della massima direzione del paese. Foto: Estudios Revolución

UOMINI CHE PROTEGGONO IL PRESENTE E IL FUTURO 

La musica e la decima, genuinamente cubane, hanno rallegrato l’omaggio ai 65 anni di coraggiose pagine. “Agli eroi”, nella voce di Annie Garcés, ha reso omaggio a coloro che hanno dato la vita nella terra di Bolivar e Chávez, melodia che preceduto un audio visivo carico di storia. 
È stato prima di tutto un omaggio alle donne e agli uomini che, generazione dopo generazione, sono stati garanti dell’integrità di Fidel, Raúl, Díaz-Canel e dei principali dirigenti della Rivoluzione, simbolo della fiducia al più alto livello. 
Loro, come disse il Comandante in capo lavorano per il futuro e sono “la famiglia, fratelli”.
Da questa certezza è nata la mostra fotografica di Estudios Revolución che si è sommata all’omaggio. “Cento anni con Fidel e il suo spirito di lotta” non solo rende onore al Comandante, ma anche ai combattenti della Sicurezza Personale che lo hanno sempre protetto e accompagnato.
Il repentismo ha regalato frasi tremende, che definiscono un popolo e i suoi leaders. 
La piccola Flavia Rojas, accompagnata da sua papà Albertico Rojas, si è guadagnata gli applausi: «Continuate così  dimostrando/ con il lemma Io sì posso/che Cuba non ha paura/e che al cielo di Raúl/ nessuno graffia l’azzurro/ neanche con la punta di un dito».
Marcos David Fernández Brunet (Kikiri), con il cantautore Nelson Valdés, ha mandato un messaggio molto chiaro a coloro che  non ci vogliono bene e non terminano di conoscerci : «Guardate bene, è qui per suo fratello/per la sua staffa/per fare verde olivo il triangolo alla bandiera/ e che l’impero voglia o non voglia, continua ad essere vivo».
(GM/Granma Int.)

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