OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
Photo: Juvenal Balán

Fidel Castro Ruz, leader storico e Comandante in capo della Rivoluzione Cubana, oggi compie 99 anni in piena sopravvivenza.
Lo scrivo al presente perchè lo sento così e perchè sta trascorrendo così la celebrazione dell’inizio di un anno simbolico per Cuba e per tutti quelli che, nel resto del mondo riconoscono l’importanza della sua guida rivoluzionaria. 
Parlo del centenario o dell’eternità di un uomo che resta vivo nel tempo, anche quando il fisico e il materiale, quasi dieci anni fa divennero cenere e precisò che non voleva statue né monumenti in sua memoria.
Quello che nemmeno lui poteva decretare era impossibile, ossia, dimenticarlo.
E resta lì vivo e presente come sta solo l’eterno. Perché questo destino, come lo ha provato la storia tante volte, non lo decide nessuno, unicamente il potere immortale delle idee di quelli che hanno guidato centinaia, migliaia e milioni di esseri umani a conquistare i loro sogni d’emancipazione e giustizia. 
Fidel è eterno, non per decisione propria o di tutti noi che tentiamo di seguire i suoi passi e dare continuità alla sua immensa opera di giustizia sociale. 
Ha conquistato questa condizione interpretando, sintetizzando e facendo suo il cumulo magnifico delle idee indipendentiste, anticoloniali, antiimperialista e mrxista cubano, latinoamericano, caraibico e universale che lo aveva preceduto, sino a situarsi nell’avanguardia per tutti i tempi. 
Nei suoi intensi discorsi pubblici o nei suoi lunghi dialoghi privati mostrava un dominio totale di questo infinito caudale di conoscenze,  affascinando i più diversi auditori dalla prima all’ultima parola. Ma quello che lo ha realmente immortalizzato è tutto il detto trasformato, tutta l’azione trasformata in opera. 
In  questi giorni marcatamente fidelisti, quando ognuno di noi mostra in libri, video, mezzi tradizionali o reti sociali, il Fidel che ci accompagna e si sta accreditando questa eternità per una profonda  emozione propria e di altri che sentono lo stesso. O per la negazione odiosa di coloro che non sopportano la vitalità incredibile delle sue idee. 
Nel  mio caso, come sipotrà supporre, Fidel non è solo presente. È una costante. Guida e sfida. Esempio e insonnia.
Sento che continua nell’avanguardia come nella Sierra o in  Girón. Ogni volta che le minacce crescono, che la necessità obbliga, che il blocco sembra chiudere ogni uscita, la domanda viene spontanea: Cosa farebbe Fidel?
La fortuna d’averlo conosciuto, d’averlo visto operare e aver ricevuto le sue orientazioni molte volte, facilita le risposte: sono nel popolo, nella sua infinita riserva di dignità e talento. E nell’imprescindibile unità di tutte le forze rivoluzionarie attorno all’ideale martiano di conquistare tutta la giustizia.
Fu appoggiato in queste certezze che concepiamo, la scienza e l’innovazione, 
come un pilastro della gestione di governo. Ed è con il talento, la solida base materiale creata da lui e l’audacia del paese di uomini e donne di scienza e di pensiero, che modellò per il futuro che oggi è presente.  Abbiamo affrontato e vinto la pandemia e continuiamo a scommettere di vincere anche ostacoli apparentemente invincibili, come il blocco e le nostre inefficienze interne. 
Nella storia di Fidel, dai suoi anni di studente alla sua presenza indiscutibile d’adesso,c’è un cumulo infinito di lezioni e tutte coincidono in un punto: non si lasciò mai vincere dalle circostanze. 
Persino i maggiori colpi dell’avversario servirono solo a elevare a un gradino superiore la sua statura di guida. 
Scrutando  ognuna delle sue battaglie, si avvertono le profonde motivazioni che ha sempre risvegliato in questo popolo coraggioso questo leader, uscito dalle sue viscere per trasformare le sconfitte in vittoria. 
Allora intendiamo nella sua esatta dimensione il significato del commiato che Che Guevara dedicò esclusivamente a lui prima di partire per altre terre  del mondo e che il popolo cubano trasformò in proposito irrinunciabile:
Sino alla Vittoria, sempre!  
Senza mai dimenticare il Patria o Morte! che lo rende possibile, né l’ottimismo in una parola: Vinceremo! (GM/ Granma Int.)