
(Versione stenografica della Presidenza della Repubblica)
• Compagni della Generazione storica;
Comandanti della Rivoluzione Ramiro e Guillermo;
Comandante dell’Esercito Ribelle Machado;
Compagne e compagni della Presidenza;
Cari giovani:
Quanta ragione aveva Fidel in credere nei giovani!
Permettemi di cominciare ringraziando per la profondità e l’allegria di questo Congresso. Credo che la qualità dei dibattiti e dei documenti che vi hanno motivato rendono inutile un lungo discorso, ma nello steso tempo ci ispirano a sommare alcune valutazioni molto specifiche con il profondo sentimento di sentirci parte di voi, una cosa che accade a tutti coloro che abbiamo militato e realizzato impegni di direzione nell’Unione dei Giovani Comunisti in altre epoche.
Voi create felicità, come vi siete proposti. Anche in questi tempi difficili e sfidanti, quando il segmento della popolazione che cresce di meno è quello minore di 30 anni; quando l’infanzia e la gioventù cubana vivono e si sviluppano sotto le dure condizioni di un paese assediato, perseguitato, castigato soprattutto nell’economia, ed anche nei suoi sogni e le sue speranze.
Contro la logica imperiale che pretende di assorbirvi, vuotarvi, farvi arrendere e farvi rinnegare l a vostra sorte e la vostra storia voi avanzate nella logica rivoluzionaria: analizzate, discutete, criticate e riconoscete, proponete e trasformate la realtà più complessa, ma non smettete di cantare e di ballare, di ridere. Voi, quelli che si sono guadagnati il diritto di stare in questo XIII Congresso, siete l’avanguardia di una gioventù allegra e profonda, come definì il Che in una frase memorabile.
Questa avanguardia, ancora imperfetta, come la società che costruiamo, ma anche, come questa, appassionata e combattente, è quella che ha la responsabilità d’unire e motivare le nuove generazioni.
E lo avete fatto. Oggi possiamo dire con sano e legittimo orgoglio che i giovani cubani hanno incontrato la loro Moncada e l’assaltano tutti i giorni
(Applausi).
Lo conferma il riassunto della Relazione Centrale al Congresso, che ha letto Aylín.
Non voglio enumerare tutti gli impegni. Citerò solo alcune sfide di questi anni recenti, pieni d’impegni, ma anche di prodezze, quasi tutti con i giovani come protagonisti, anche se li guidano cubane e cubani di altre generazioni.
Voi lo avete raccontato ed è già memoria di questo Congresso: che i giovani sono la maggioranza come sono maggioranza le donne nell’universo degli investigatori e dei creatori delle vaccinazioni cubane e dei protocolli di trattamento della COVID-19.
Sono molto giovani gli studenti e gli altri volontari che hanno scelto la Zona Rossa per appoggiare la lotta contro la pandemia: quelli che hanno rischiato o perso la vita come riscattisti e pompieri nei terribili incidenti del Saratoga e della Base dei Supertanqueros di Matanzas; quelli che sono andati a curare le ferite provocate dai cicloni nelle zone più appartate, quelli che hanno affrontato con coraggio, nelle strade, la violenza indotta dagli avversari della Rivoluzione.
Sono centinaia di migliaia i giovani che quotidianamente partecipano alladifesa della patria; sono protagonisti di processi produttivi in fabbriche, industrie e attività di servizio; quelli che apportano con il loro lavoro alla produzione di alimenti, alle esportazioni di sigari, miele e caffè, tra l’altro; i mobilitati del Servizio Militare Attivo che s’incorporano a lavorare la terra; quelli che costruiscono quelli che danno lustro al lavoro pedagogico nelle aule; quelli che assistono la popolazione nelle istituzioni di Salute; i giovani giuristi che hanno responsabilità nelle Procure e nei tribunali in livelli differenti; quelli che partecipano al disegno delle strategie economiche;
quelli che guidano la battaglia delle idee nelle reti sociali; quelli che sferrano battaglie diplomatiche; quelli che sono impegnati come delegati nelle circoscrizioni del Potere Popolare; quelli che con il loro talento artistico arrichiscono la cultura della nazione; quelli che sommano medaglie allo sport nazionale, quelli che come medici dell’anima, si dedicano a lavoro sociale nei quartieri; quelli che sviluppano importanti progetti di trasformazioni digitali, sviluppo locale e impegno produttivo.
Questa è la gioventù cubana!
Qui è stata discussa senza eufemismi, la dolorosa realtà di un’emigrazione maggiormente giovane che, tra le difficoltà economiche, le carenze materiali e il miraggio di “un capitalismo buono” - inesistente, come già si sa–, crede o sente che l’elevata istruzione acquisita nel socialismo cubano non la potrà realizzare con esito personale nella sua patria.
Non discuteremo la relatività di queste aspirazioni, nè rinnegheremo questi figli di Cuba che hanno scelto un altro destino per il resto della loro vita, perchè oggi è il tempo per parlare di quelli che stanno qui e adesso, di quelli che sostengono il paese, la Rivoluzione e il sogno che quello che facciamo e faremo in futuro affrontando, come tutto il popolo cubano, le necessità economiche che ci pongono prima di tutto il blocco genocida decretato 62 anni fa da un presidente nordamericano e che una decina di suoi successori hanno indurito senza tregua, con l’unico proposito di distruggere la Rivoluzione che ci ha strappato le catene dell’infame neocolonia.
Il blocco degli Stati Uniti, con le sue terribili conseguenze per il paese, includendo lo stimolo all’emigrazione che ha portato via tanti amici, familiari, e con loro importanti pezzi della nazione che siamo, orienta contro tutto il popolo, ma soprattutto contro la gioventù che ha l’età in cui si sogna e si progetta il futuro.
Il grande merito della gioventù cubana che vive, studia e lavora qui, in mezzo ai problemi del trasporto, gli “apagones”, l’inflazione e gli altri mali associati a problemi propri della nostra insufficienza, è che salta in cima a tutto questo ed esce a combattere tutti i giorni per fare di Cuba un paese migliore.
E lo farà! Sappiamo che sarà migliore perchè voi non permetterete che sia in un altro modo e perché dai tempi di De Céspedes ai nostri giorni i giovani cubani hanno sempre saputo mettersi alla prova come i migliori rivoluzionari.
Non solo perchè difendono lo Stato cubano o difendono il legato di Martí, di Fidel, Raúl e di tutti coloro che hanno versato il proprio sangue per Cuba, ma perche sono anche rivoluzionari, perchè sono buoni cittadini, buone persone, buoni amici e buoni figli.
Sono rivoluzionari perchè riconoscono le difficoltà quotidiane e le affrontano e cercano di cambiarle e molte volte ci riescono, lavorando, combattendo e partecipando.
Sono rivoluzionari perchè si affannano a realizzare il loro dovere.
Sono rivoluzionari perché, nonostante tutto, i giovani continuano a ballare sorridendo e amando, perchè si accettano così come sono senza discriminazioni e senza i vecchi pregiudizi già superati dalla Rivoluzione, perchè hanno difeso il Codice delle Famiglie come una cosa propria e s’impegnano con tutte le cause giuste, le lotte dei popoli per la loro sovranità.
E sono così anche le lotte femministe, quelle contro il razzismo, anti omofobiche, lo sfruttamento della corruzione e delle dipendenze.
Sono rivoluzionari perchè seguono con passione i giochi e le vittorie delle squadre cubane di baseball e di altri sports, senza negarsi il piacere di seguire con interesse di fanatici il calcio internazionale.
Continuano a godere della musica cubana nel mezzo dell’ondata di consumo dei prodotti imposti dalla globalizzazione culturale.
Sono rivoluzionari perchè danno il benvenuto a braccia aperte a quelli che rispettano e amano Cuba, ma stringono i pugni e impugnano il fucile davanti a che cerca di danneggiarci.
Sono rivoluzionari perchè sono buoni esseri umani e vogliono il bene per i loro cari, per Cuba per la Patria e per la Rivoluzione socialista Vogliono il meglio per tutti in Cuba! (Applausi).
E sono rivoluzionari, nel senso più ampio della parola, perchè il mondo attuale non appare loro né troppo grande, né estraneo, plagato da incertezze e urgente di cambi a favore della pace, la cooperazione e la solidarietà, perhè condividono l’ideale martiano che Patria è Umanità.
Sono rivoluzionari, insomma, perchè sanno bene che il capitalismo non ha risposte per i pressanti problemi dell’umanità e sono capaci d’intendere e affrontare con intelligenza e conoscenza la battaglia culturale che c’impone questa epoca.
Non ignorano nè sottovalutano i programmi di colonizzazione imperiale che con i loro poderosi meccanismi di produzione e riproduzione simbolica rendono culto alla menzogna, alla banalità e alla volgarità, occultando le nostre verità, sequestrando coscienze, imponendo gusti, negando identità, distruggendo poco a poco la ricca diversità dei popoli e annullando guide autentiche mediante l’assassinio delle reputazioni.
Quando da queste piattaforme fuoriescono discorsi di odio, discriminazione, esclusione; quando il neomaccartismo rinasce con forza in
alcuni paesi e le manifestazioni neofasciste agglutinano crescenti segmenti sociali; quando la guerra torna ad essere il pretesto delle cupole imperialiste per favorire il Complesso Militare Industriale, è necessario stare all’erta e mobilitarsi.
Questo momento è adesso, quando il popolo palestinese, vittima di una guerra di sterminio che dura da 75 anni ci convoca con la sua eroica resistenza a fermare la barbarie che il Governo d’Israele sferra sulla Striscia di Gaza, con la complicità di altri Stati poderosi.
Saluto e condivido per questo la dichiarazione di questo Congresso contro la scalata sionista criminale cinicamente sostenuta dal Governo nordamericano ogni volta che vieta la volontà maggioritaria dei popoli di mettere fine al genocidio.
Per Cuba è obbligatorio reiterare, in quante tribune sia possibile, la più energica condanna allo sterminio che si perpetra contra il popolo palestinese.
Come abbiamo detto, restare in silenzio di fronte al massacro di almeno 30 000 civili nella Striscia di Gaza negli ultimi sei mesi, in maggioranza donne e bambini, non solo è inaccettabile ma è incompatibile con la dignità umana!
Cari giovani cubani:
Raúl, un dei più giovani membri della Generazione del Centenario,ha ricordato molte volte che i giovani somigliano di più ai loro tempi che ai loro genitori.
La Rivoluzione ha l’enorme sfida di sostenere e difendere l’opera che i padri hanno conquistato, nel modo e nello stile di ogni generazione impegnata a continuarla.
E perchè la Rivoluzione? Se lo chiedono alcuni che continuano a vedere il processo rivoluzionario come una meta già superata.
La Rivoluzione è un’immensa opera e a volte è il cammino, è il mezzo, la via per sostenere l’ideale di una Cuba con tutto e per il bene di tutti, per consolidare l’alternativa socialista che non pone il denaro al di sopra degli esseri umani, nè condanna le persone a vivere sotto il comando del mercato.
Anche nelle peggiori circostanze, con assedi e minacce scommette per il pieno sviluppo delle enormi potenzialità dell’essere umano e per ilcammino che conduce al maggior grado di giustizia possibile.
Gli ultimi anni e mesi sono stati una scuola poderosa in questo cammino.
Cuba ha dovuto affrontare le colossali sfide del mondo pandemico e post pandemico con un blocco indurito di 62 anni, 24 misure addizionai e la sua inclusione in una lista di paesi patrocinatori del terrorismo, come freno e muraglia a tutti gli sforzi.
Certo mentre si preparava questa riunione, i congressisti che intascano i notevoli salari di Washington per legiferare contro Cuba, approvavano nuove misure per danneggiare le possibili entrate per esportazione dei servizi del paese. E pochi giorni prima era stata sanzionata una banca europea che aveva facilitato crediti a Cuba.
Guerre economiche le chiamiamo e non credo che siano necessarie molte prove per definire così l’insieme di azioni con cui si pretende d’asfissiare il popolo per generare un’esplosione sociale in maniera perversa e sempre meno segreta.
Ma se mancasse un criterio accademico per sostenere la nostra denuncia, mi rimetterò a un giovane con talento, un investigatore cubano, Elier Ramírez Cañedo, già noto per i suoi studi sul conflitto Stati Uniti- Cuba.
In un corposo articolo pubblicato nel 2017 sulla guerra culturale contro Cuba che avanza in parallelo con l’aggressione economica, Elier rivelava: “Recentemente è stato reso noto un documento di straordinaria importanza per comprendere le strategie attuali del Governo degli USA nel campo della guerra culturale. Si tratta del Libro Bianco del comando delle operazioni speciali dell’Esercito degli Stati Uniti del marzo del 2015, con il titolo Appoggio alle Forze delle Operazioni Speciali alla Guerra Politica.
“Quello che questo libro suggerisce è che gli Stati Uniti devono riprendere l’idea di George F. Kennan - già esperto statunitense nel tema sovietico e architetto della politica di contenzione di fronte al comunismo nel Dipartimento di Stato «sulla necessità di superare i limiti del concetto che stabilisce una differenza basica tra guerra e pace, in uno scenario internazionale dove esiste un ritmo perpetuo di lotta dentro e fuori dalla guerra».
Ossia, che la guerra è permanente anche se adotta molteplici facciate e non si può limitare all’uso delle tradizionali risorse militari.
Di fatto il documento sostiene che esistono modi di fare la guerra molto più efficaci. Che si può fare la guerra senza averla dichiarata e anche fare la guerra mentre si dichiara la pace.
«La guerra politica è una strategia appropriata per realizzare gli obiettivi nazionali statunitensi mediante la riduzione della visibilità nell’ambiente geopolitico internazionale e senza impegnare una grande quantità di forze militari, segnala questo documento dalle sue prime pagine.
«L’obiettivo finale della guerra politica, continua più avanti, è vincere la guerra delle idee, che non è associata alle ostilità.
La guerra politica necessita la cooperazione dei servizi armati, la diplomazia aggressiva, la guerra economica e le agenzie sovversive nel terreno, nella promozione di tali politiche, misure o azioni necessarie per irrompere e fabbricare morale».
Guerra economica, guerra culturale, guerra politica. Non credo che esista miglior forma di sintetizzare e definire il complesso e criminale ordito di azioni ostili contro un piccolo paese che aspira solo a superare le zavorre del sottosviluppo, mantenendo la sua indipendenza, la sua sovranità,le relazioni di rispetto mutuo con il suo poderoso vicino.
Giovani come Elier e come tanti che incontriamo continuamente in
visita nelle province e nelle istituzioni accademiche, hanno nelle loro mani le armi più formidabili di questa battaglia per la verità di Cuba, e credo che siamo quelli che possono spiegare meglio ai loro contemporanei perchè la Rivoluzione, perchè il socialismo e anche perchè il blocco.
Fondamentalmente, i quadri dell’Unione dei Giovani Comunisti che oggi, qui, hanno preso possesso dei loro incarichi, e prima in provincia e nei municipi e i rappresentanti delle organizzazioni giovanili e studentesche, sono convocati allo studio e alla moltiplicazione del sapere su questi temi cruciali per la difesa della nazione cubana dalla prospettiva della gioventù.
Con il Servizio Militare Attivo, che è cresciuto con il Servizio Militare Volontario Femminile, la preparazione culturale e politica è la chiave.
I processi rivoluzionari che hanno dimenticato l’importanza della formazione integrale dei loro giovani, la solidità della conoscenza e del dibattito permanente sull’attualità del paese e del mondo, non sono sopravvissute alla dimenticanza.
Nessuno potrà raccontare la realtà del suo paese, né illustrare la trascendenza delle prodezze scritte nella sua storia come i giovani che vi giungono con lo studio, l’investigazione e le memorie di persone di altre epoche e le raccontano con i linguaggi, l’estetica, i mezzi e i modi che conoscono meglio, perchè sono della loro epoca, sempre più dinamica nel suo sviluppo.
Qualcuno mi ha chiesto, prima del Congresso, come credo che debba essere l’Unione dei Giovani Comunisti attualmente.
La risposta si trova in tutto quello che è stato discusso e approvato in questo Congresso, nella magnifica relazione che descrive senza paternalismi nè formalità la complessità della società dell’epoca e della stessa gioventù e si trova soprattutto nelle energie giovanili che esprimono le avanguardie facendo la propria Rivoluzione quotidiana.
Essere Avanguardia è essere primi in tutto: i primi nel fare e i primi nell’esigere che si faccia!
Un’organizzazione giovanile d’avanguardia, in Cuba, deve portare con sè i simboli e la storia che li ha portati sino qui, ma deve anche avere il dovere indiscutibile di sommare nuovi capitoli a questa storia e nuovi simboli alla comunicazione con le sue basi.
Quelli che hanno salvato la patria con i loro vaccini, quelli che sono entrati nella zona rossa durante la COVID-19, gli eroi del riscatto nel Saratoga o nell’incendio di Matanzas, i giovani professionisti della Salute che sono andati in altri paesi a salvare vite durante la pandemia, hanno guadagnato un posto nella storia del paese in questi anni di resistenza creativa che ci ha permesso di sopravvivere sotto la versione più brutale del blocco.
Anche loro sono i nostri eroi e i nostri nuovi simboli! (Applausi).
Tra due anni si compirà il centenario della nascita di Fidel, il migliore e vittorioso discepolo di Martí e dei grandi patrioti cubani, latino americani e universali.
Cuba e il mondo si chiederanno cosa hanno fatto le nuove generazioni con lo straordinario legato d’eroismo e dedizione di quelli che assaltarono la Moncada con più sogni di giustizia che fucili.
Rappresentare l’avanguardia della gioventù cubana nella risposta a questa domanda è una grande sfida e comprende un’elevata responsabilità.
E non vedo un impegno più ispiratore e sfidante che proporsi d’essere degni eredi del pensiero e dell’azione di Fidel, eternamente giovane e
eternamente ribelle, leader per sempre della generazione che ha cambiato la storia di Cuba e che ci accompagna ancora con il suo poderoso messaggio d’unità.
Con particolare emozione il Generale d’Esercito ha ricordato, il primo gennaio di quest’anno quello che aveva appreso da Fidel: «L’importanza decisiva dell’unità; non perdere la serenità e la fiducia nella vittoria per quanto appaiono poderosi gli ostacoli dei nemici o grandi i pericoli; ad apprendere e far tesoro delle forze di ogni sconfitta, sino a trasformarla in vittorie».
Non dimenticate mai queste lezioni nelle quali si legge la vittoriosa storia di 65 anni di Rivoluzione socialista a 90 miglia dall’impero.
Tanti auguri al nuovo Burò dell’Unione dei Giovani Comunisti appena eletto!
Le sfide continuano ad essere enormi, ma la Rivoluzione crede nei giovani!
Hasta la Victoria Siempre!
Socialismo o Morte!
Patria o Morte!
Vinceremo! (Esclamazioni di: “Vinceremo!”)
(Ovazione/ GM/ Granma Int.).




