
Ho un amico che per il suo lavoro come agente di protezione approfitta del mio arrivo all’alba dopo il lavoro al giornale per parlare dei più diversi temi dello spettro informativo. Gustavo ha un cognome inglese, (Fischer), che è anche quello del campione mondiale di scacchi, anche se non ha niente a che vedere con le due cose.
«Mi vuoi dire come si digerisce che il paese che ci accusa di patrocinare il terrorismo si siede allo stesso tavolo con noi per combattere questo flagello?».
Così, con il suo modo d’esprimersi chiaro e popolare mi ha mostrato senza dissimulare la sua incredulità, che io ho inteso come anticonformismo.
Al di sopra di tutto quello che costituisce patrimonio culturale, ci sono i valori, l’unità, la capacità di fare e creare per il bene collettivo, quelli che fanno sì che un quartiere cresca, si sviluppi e avanzi.
Avevo letto un articolo che riportava lo svolgimento di una riunione tecnica sulla cooperazione per lo scontro al terrorismo, includendo il sequestro di aerei e imbarcazioni e l’uso di reti digitali con fini violenti, realizzata a L’Avana tra il 27 e il 28 aprile ultimo.
Per la parte statunitense, avevano partecipato funzionari dei dipartimenti di Giustizia , Stato, Sicurezza Interna e dell’Ambasciata in Cuba, e per l’Isola grande delle Antille avevano partecipato rappresentanti dei Ministeri degli Interni e delle Relazioni Estere, della Procura Generale della Repubblica e della Dogana Generale della Repubblica di Cuba.
Gli ho detto che « il racconto» di paese patrocinatore del terrorismo è molto più lungo, ch è politicamente motivato o, ed è lo stesso: s’include come una pietra angolare degli attacchi di questo Governo contro il popolo cubano e la sua Rivoluzione.
Secondo la Sezione 2656f (a) del Titolo 22 del Codice degli Stati Uniti, il documento ha tra i suoi obiettivi la determinazione degli Stati patrocinatori del terrorismo, sui quali ricadono quattro tipi di sanzioni: proibizione delle esportazioni e vendita di armi; controlli sulle esportazioni di articoli di doppio uso che necessitano una notifica al Congresso di 30 giorni per beni o servizi che potrebbero migliorare la capacità militare del paese o la capacità per appoggiare il terrorismo.
E, leggete bene: proibizioni di assistenza economica e restrizione finanziaria.
La lista arbitraria, spuria e unilaterale è stata pubblicata per la prima volta conJames Carter nella Casa Bianca, nel 1979. Allora apparirono relazionate Libia, Iraq, Yemen del Sud e Siria, e da allora –casualmente o curiosamente?– gli USA hanno invaso o appoggiato conflitti interni in Libia, Iraq, Yemen del Sud, Siria e Afganistan, quest’ultimo paese anche quando non si trovava nel catalogo terrorista perché l’amministrazione che lo ha creato non riconosce il talibano come un governo legittimo e sovrano.
Cuba è apparsa nell’illegittimo elenco imperiale nel 1982, nell’epoca di Ronald Reagan, giusto quando s’intensificarono l’ostilità e le ansie di sottomettere l’Isola per qualsiasi via, includendo quella dell’aggressione.
Questa è una delle conseguenze, si potrebbe affermare che la più intenzionale di queste, del rapporto sulla tale « listina», finisce per diventare un consenso nell’opinione pubblica per implementare sanzioni che possono giungere all’intervento militare.
L’Isola grande dell Antille, che non patrocina nessun tipo di terrorismo ma lo combatte venga da dove venga, e che è stata vittima di questo e anche di quello auspicato e protetto dagli USA, non è mai uscita da questa relazione sino a che Barack Obama, nel suo secondo mandato presidenziale, la escluse nel 2015, sostenendo prima che «Cuba si è distanziata dal terrorismo internazionale».
Cuba ha rinforzato le sue leggi antiterrorismo, specialmente per quel che riguarda il lavaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo.
Cuba ha facilitato negoziati tra le FARC e il Governo della Colombia. In Cuba sono sempre residenti memebri della ETA, ai quali non è stato permesso partecipare ad attività terroriste. In Cuba risiedono fuggitivi dalla giustizia statunitense, e anche se l’Isola rifiuta la restituzione di alcuni, ha cooperato maggiormente con gli Stati Uniti negli ultimi anni».
Obama, anche se ha tolto Cuba dalla lista, ha ripetuto la stessa formula dei suoi predecessori con un linguaggio meno aggressivo.
Poi è giunto alla Casa Bianca Donald Trump, disposto a cancellare ogni relazione con l’Isola e ha ordito il suo tessuto di ostilità e di odio.
Nel 2017 apparve il Memorandum Presidenziale di Sicurezza Nazionale sul Rafforzamento della Politica degli Stati Uniti verso Cuba, che limitò all’estremo l’entrata di divise per provocare l’asfissia economica. Nel 72º, periodo di sessioni delle Nazioni Unite definì Cuba «un regime corrotto e destabilizzante».
Non gli bastò l’arbitraria posizione e nel 2019 affermò che l’Isola Grande delle Antille «mantiene una stretta collaborazione con Stati patrocinatori del terrorismo», anche se non la pose nella lista. Ma si cancellarono le conversazioni di pace tra il Governo colombiano e il ELN, e inoltre avvenne un attentato contro la Scuola dei Cadetti Santander, a Bogotà, e l’esecutivo comandato da Iván Duque ruppe l’accordo e reclamò il rimpatrio di quelli del ELN che si trovavano a Cuba.
L’Isola ha agito in accordo con i protocolli.
A nove giorni dalla scadenza del suo mandato, l’11 gennaio del 2021, Trump decise d’incorporare il nostro paese all’ingiusta relazione, partendo dal pretesto dei reclami della Colombia.
Biden ha sostenuto quello che ha fatto il repubblicano con identici argomenti e nonha ammesso che l’attuale presidente colombiano, Gustavo Petro, ha riannodatp i negoziati di pace con il ELN e ha disattivato il processo d’estradizione per favorire questa istanza di dialogo.
Una semplice occhiata alle sanzioni imposte dalle amministrazioni statunitensi ai paesi inseriti in questo documento è un ritratto dell’aggressività che Cuba soffre oggi: blocco dei crediti nel Banco Mondiale e istituzioni simili; permettere denunce contro di loro nei tribunali statunitensi per danni civili alle famiglie delle vittime del terrorismo; negazione di deduzioni fiscali per pagamenti ottenuti in questi paesi; eliminazione del
duty-free a importazioni di questi paesi; possibilità di proibire ai cittadini statunitensi d’intavolare relazioni finanziarie con questi paesi…
«Alora in che maniera possono condividere accusatore e accusato?», ha insistito Fischer, come farebbe qualsiasi cubano.
È giustamente la realizzazione di questo scambio una delle espressioni più chiare dell’impegno del Governo cubano nella lotta contro questo flagello e dell’impegno di fare tutti i passi necessari per combattere i suoi perpetratori.
Gli ho ricordato che la nota stessa che aveva letto dice chiaramente che con questo «non si contraddice il più assoluto rifiuto della lista emessa dal Dipartimento di Stato su questo tema».
La presenza di Cuba come paese patrocinatore del terrorismo non riconosce i 19 accordi internazionali firmati dall’Isola relazionati con lo scontro a questo flagello; che il territorio nazionale non è mai stato utilizzato per organizzare azioni terroriste contro qualsiasi paese, che non ha mai avuto alcuna partecipazione nei finanziamenti di questo tipo d’azioni, che ha un espediente di operazioni bilaterali che include la restituzione di terroristi, anche in anni recenti. Inoltre per questa assurda qualificazione della nazione dei Caraibi, gli Stati Uniti proibiscono ai cubani d’accedere al Sistema Elettronico d’Autorizazione di Viaggi (ESTA).
Quello che si vuole con questa etichetta è indurire più che mai la guerra economica contro Cuba e accrescere l’altrettanto spurio proposito di farla passare come uno Stato fallito.
Ma il mondo non s’inganna facilmente, e chiede gridando l’esclusione dell’Isola grande delle Antille da questo obbrobrio, in base alla maniera in cui Cuba si è dedicata alla pace mondiale.
Per Cuba c’è una sola posizione espressa dal Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, nel dicembre del 2022, nello stesso luogo in cui la Patria fu ferita dagli artigli terroristi dell’impero, in Barbados.
Là, dove si registró la prima azione di questo tipo contro un aereo civile in volo, nella quale morirono 73 persone, ha detto: «Ratifico la più ferma condanna di Cuba al terrorismo del quale siamo stati víittime (…).
Denunciamo, in quante tribune si aprano alla nostra denuncia, che lo stesso odio di coloro che hanno garantito impunità ai terroristi, muove quelli che in inaccettabile offesa alle vittime, continuano a provocare dolore a Cuba ponendo il suo nome in una spuria lista di patrocinatori del terrorismo. •




