OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
Photo: Ricardo López Hevia

«Compagni  operai, questa è una Rivoluzione socialista e democratica degli umili, con gli umili e per gli umili.  e per questa rivoluzione (…), siamo disposti a dare la vita».
Queste furono le parole di Fidel  in quel 16 aprile del 1961, di fronte a un popolo profondamente  addolorato e indignato  per l’aggressione imperialista appena sofferta.
Non declamava parole d’ordine e il giorno dopo andò per primo ad affrontare l’invasione di Playa Girón, nella quale l’imperialismo sofferse la prima leggendaria sconfitta.
Il popolo stava letteralmente dando la vita.
Ci sono quelli che dicono che non sono tempi di consegne, ed hanno ragione.
La storia che abbiamo vissuto sino ad ora non entra in una consegna.
Non entra in una consegna  il nostro modo di resistere, senza rinunciare alla sovranità della nazione, la violenza sistematica di uno dei centri di potere capitalista più forti della storia.
Non entrano in una consegna l’acutezza e la determinazione necessarie  per portare avanti i cambi che domanda il presente, l’onestà con cui dobbiamo affrontare in forma autocritica i nostri limiti, nè la forza e la convinzione con cui si chiede di lavorare per costruire il pese che desideriamo.
Il giorno in cui si dichiarò il carattere socialista della Rivoluzione, avevamo  vinto da poco una dittatura.
 Senza un sistema che  distruggesse le strutture di dominio del capitalismo e facesse terminare tutte le forme di sfruttamento, l’apparato giuridico-politico borghese , pur essendo repubblicano continuò ad essere funzionale alle cupole, a danno dei umili. La Rivoluzione non ha tradito il popolo che l’ha portata al potere. Sono passati 60 anni dal quel giorno storico.  Nel contesto cubano contemporáneo e diverso.  Abbiamo approvato una Costituzione nella quale si riconosce il carattere irrevocabile del socialismo in Cuba. Nonstante tutto, il patto collettivo per la continuità del nostro socialismo ci tocca attualizzarlo ogni giorno.
Oggi le sfide sono altre: avanzare con i cambi  approvati  e portare avanti l’economia, una economia assediata certo, ma che  necessitiamo far progredire.
È obbligatorio vedere chiaramente che nessun cambio economico è solo un tecnicismo, è un processo di complesse implicazioni politiche, sociali, soggettive e culturali.
Come ottenere la convergenza tra le trasformazioni economiche necessarie e l’approfondimento della giustizia, l’equità e la democrazia nel nostro paese?
Abbandonando il cammino del socialismo, non sarebbe possibile.
La nostra sembrerebbe una scommessa tonta in una regione in cui è avanzato tanto il neoliberalismo. Ma giustamente, per questa necessità di un altro mondo possibile la nostra necessità acquista un senso.
Non stiamo difendendo capricciosamente  un delirio, stimo cercando di portare avanti la migliore alternativa perchè abbiamo coscienza del momento storico che stiamo vivendo e del luogo geopolitico nel quale siamo varati
Un giorno come oggi, come se stessi tra la folla di qual popolo riunito in lotta il 16 aprile del 1961, dico: Vinceremo!
Anche se le nostre sfide sono diverse siamo qui!E non è una consegna! Realmente siamo qui! (GM – Granma Int.)