
Membri della società civile cubana, intellettuali, giornalisti e studenti si sono dati appuntamento per analizzare in un pubblica udienza convocata dall’Associazione dei Giuristi di Cuba e l’Associazione Cubana delle Nazioni Unite, sull’entrata operazionale del III Titolo della Helms-Burton, una legge indirizzata contro il principio di sovranità e che cerca di distruggere la nostra nazione e subordinarla al potere di un governo straniero.
La pubblica udienza si è svolta nell’Istituto Superiore delle Relazioni Internazionali della capitale cubana, con la partecipazione di un gruppo di esperti formato da Ricardo Alarcón de Quesada, l’avvocato Rodolfo Dávalos,
Luis Solá Vila, presidente della Società Cubana di Diritto Internazionale Pubblico, e la vice direttrice generale degli Stati Uniti della Cancelleria cubana, Johana Tablada.
Il professore Solá Vila ha chiarito nel suo intervento che si deve guardare la Helms Burton come un insieme: « non è solo il III Titolo, ma la legge completa, dalla prima lettera all’ultima».
Poi ha ricordato ai presenti che il 6 luglio del 1960 il Presidente
nordamericano aveva annunciato la soppressione dell’acquisto della quota di zucchero per il mercato yanquee, e quello fu un duro colpo per l’economia cubana, un economia mono produttrice, dipendente dal mercato statunitense. Dieci giorni dopo l’amministrazione statunitense decretò l’embargo petrolifero e queste misure yankee ricevettero una risposta adeguata dal Governo rivoluzionario con le nazionalizzazioni.
Johana Tablada ha avvisato che ci troviamo in un contesto pericoloso nel quale il Governo attuale degli USA cerca di «provocare il maggior danno possibile nel minor tempo possibile a Cuba», e non si fermeranno con l’applicazione totale della Helms-Burton.
«Hanno la necessità d’incolpare qualcuno dei loro fallimenti in Venezuela, di giustificare i loro errori», ha detto Tablada.
«La battaglia oggi in Venezuela è anche la battaglia per Cuba». Hanno fretta, in una lotta contro il tempo nella quale utilizzano tutti i pretesti per «provocare il maggior danno», e sanno che hanno tutto contro «e non riescono a infrangere il livello d’appoggio a Cuba e nemmeno dentro gli stessi Stati Uniti», ha riferito.
Poi ha ricordato i presunti «attacchi acustici» contro diplomatici statunitensi, menzogna che mantengono latente e utilizzano quando necessitano richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica.
In America Latina è stata appresa una lezione, perchè Fidel Chávez, Evo, Correa, Cristina, Lula, hanno lasciato un’orma profonda molto difficile da cancellare e «la storia sta al nostro lato», ha affermato.
Il professor Rodolfo Dávalos ha detto chiaramente che le nazionalizzazioni sono state realizzate nel rispetto della legge.
«Quello che è illegale», ha detto, «è una legge extraterritoriale come la Helms-Burton».
«I giudizi presentati di recente presso le corti di Miami possono tardare mesi a risolversi, forse anni, ha spiegato, e gli avvocati delle imprese che pretendono danneggiare stanno già prendendo le misure per dare risposte».
Le corti sono competenti? Si potrà avere un giudizio imparziale a Miami?
Gerardo Hernández, Eroe della Repubblica di Cuba, presente qui nella sala, sa di che cosa parlo», ha aggiunto e ha posto come esempio le sentenze pronunciate contro i Cinque antiterroristi in questa città.
Ricardo Alarcón ha chiamato a non farsi imporre l’agenda dettata dai grandi media ed ha posto l’esempio della data dell’inizio del blocco.
«Si dice che lo cominciò Kennedy nel 1962, e si citano altre date senza molto senso, ma la realtà è che è cominciato il 1º gennaio del 1959».
Alarcón ha ricordato anche i ladri che s’impadronirono del denaro della Repubblica nel 1959: «Ora sono gli stessi che reclamano presunti compensi per le loro proprietà perdute in Cuba».
Ha chiamato a studiare la Legge Helms-Burton nella sua totalità.
«Siamo un paese libero e sovrano e una nazione straniera non ha il diritto di dettare leggi contro Cuba», ha sottolineato ancora. (GM – Granma Int.)


