ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Miguel Díaz-Canel chiude la terza sessione straordinaria del Parlamento nella sua IX Legislatura. Photo: Estudio Revolución

Caro Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba;

Compagno Machado;

Comandanti della Rivoluzione;

Presidente Lazo;

Cari deputate e deputati:

È impossibile parlare in questa sessione straordinaria dell’Assemblea  Nazionale del Potere Popolare nella quale abbiamo centrato il dibattito sui temi economici senza riferimenti obbligati e sentiti al significato storico del fatto che abbiamo vissuto solo tre giorni fa nella sessione solenne del nostro Parlamento.
José Martí, anche se non lo visse, descrisse l’avvenimento del 10 aprile del 1969 con parole che 150 anni dopo impressionano ancora. Grazie a lui conosciamo meglio la storia di questo piccolo paese dove in quel giorno si annidò la semente della nazione e che iscrisse il suo nome nella memoria del paese, transitando in solamente un mese dal vertice alle ceneri.
Erano trascorsi 23 anni quando s pubblicò  in /Patria/ quello che segue (e cito solo frammenti): «Guáimaro libera non era mai stata così bella come in quei giorni in cui stava per entrare nella gloria e nel sacrificio  (…). Le famiglie degli eroi, ansiose di vederli, venivano dove il suo eroismo per mettersi nella legge diveniva più grande (…). Come fidanzate venivano le spose e  le creature. come quando si parla loro del soprannaturale (…).
Era che l’Oriente e las Villas e il Centro, dalle anime locali perniciose componevano spontanea l’anima nazionale, e entrava la rivoluzione nella repubblica».
È impossibile incontrare parole più perfette di quelle di Martí  per descrivere quella composizione dell’anima nazionale quando  «entrava la rivoluzione nella repubblica».
Nè Cuba nè la storia, possiamo ripetere noi oggi, dimenticheranno mai la cerimoniali mercoledì 10 e i suoi vincoli con quel avvenimento che ci definì come nazione, un 10 aprile di un secolo e mezzo fa.
Il nostro Generale d’Esercito, che è stato uno dei primi in guerra, è stao anche il primo a proporre, condurre ed esigere l’attualizzazione imprescindibile della legge, per il suo rispetto.
I cronisti di questo tempo non avranno per loro la sfida superata brillantemente da Martí di narrare le dure contraddizioni tra gli eroi fondatori.
Precisamente, grazie a 151 anni di battaglia per l’emancipazione, oggi non discutiamo, ma proclamiamo.
A noi non è toccato, come invece toccò agli eroi fondatori, di costruire il governo prima di conquistare la libertà. Prima la libertà è stata riscattata e sostenuta da più di una generazione di rivoluzionari in duri anni di creazione e di resistenza.
Così la Costituzione che abbiamo appena proclamato ha una grande storia.  
La sua radice sta in quella, la prima, che nacque lottando nel seno della Repubblica in Armi e poi si affermò in altre tre costituzioni durante la guerra per tornare a nascere nel 1901, nelle peggiori circostanze di un’assemblea ammanettata dall’intervento yankee.
Nel 1940 un’altra Costituzione, conquista di varie generazioni di cubani, fu festeggiata senza riuscire a compiersi. E fu violata e sepolta da un despota, ma al morire accese la scintilla di una Rivoluzione destinata a compiere i suoi mandati di giustizia fondamentali.
Molti anni dopo, nel  1976, il popolo avrebbe plasmato i suoi desideri piu radicali con un’altra Costituzione, la prima socialista che, dopo alcune riforme ci ha portato anche la Carta Magna che è stata proclamata questo 10 aprile, giustamente in onore a questa storia.
Io dico sempre che la Costituzione appena proclamata è robusta, perchè si è nutrita di questa storia d’intensa ricerca della guida nazionale che abbiamo descritto brevemente ed anche dei più recenti e lunghi mesi d’analisi, dibattiti e aggiustamenti che hanno coinvolto nella sua costruzione la maggioranza del popolo, lo stesso che poi l’ha avallata nel Referendum in modo indiscutibile.
Un parallello tra quello storico 10 Aprile e quello di tre giorni fa punta verso altri vincoli vitali: non necessitiamo nella nostra cerimonia decidere sulla bandera perchè già nel 1869 era stata scelta quella del triangolo rosso: «Quella che orgogliosa brillava nella lotta, senza puerile e romantico sfoggio, e il cubano che non crede in lei, va frustato perchè è un vigliacco!», come abbiamo appreso dai versi insuperabili di  Bonifacio Byrne.
E nemmeno si dirà che una donna ha reclamato oggi il luogo che il suo genere merita. Da Ana Betancourt a Vilma Espín è infinito l’apporto femminile alla Rivoluzione e si è fatto per porre infine la giustizia.
Le donne sono la maggioranza in questo Parlamento, come in tutto l’importante della nostra società.
Ma ci sono altre circostanze che uguagliano i momenti di ieri e di oggi.
Cuba intera, come Guáimaro 150 anni fa, ha un nemico tenace e pieno di cupidigia che sta vicino e in agguato.
E così come l’esercito spagnolo si lanciò con odio su Guáimaro un mese dopo quel bel giorno della prima Costituzione nazionale, l’impero vicino minaccia, di nuovo, di lanciarsi su Cuba. E di fatto si lancia ogni gionro con misure insensate che crescono in aggressività e crudeltà.
La risposta di Guáimaro all’assalto spagnolo, come prima quella di Bayamo, fu l’incendio di tutto quello che non si poteva difendere.
E anche questo l’ha descritto Martí come se lo avesse visto: «Nè le madri piansero, né gli uomini esitarono, né un cuore debole si fermò a vedere come cadevano quei cedri e quelle caobe. Con le loro mani accesero la corona dei falò attorno alla santa città e quando terminò la notte, nel cielo si rifletteva il sacrificio(…). Il popolo andò nel bosco (…) E una mano buona nascose nella terra il documento della Costituzione. È necessario andare a cercarla!»
Così termina Martí questo bell’articolo giornalistico intitolato «Il 10 aprile».
Ci appassiona la storia , è vero. Ma se torniamo una e un’altra volta alla storia non è solo per il piacere che ci dà la gloria nazionale. Ci torniamo perché  lì ci sono le più formidabili riserve della morale cubana, assediata sempre, e sempre disposta a ridurre in cenere quanti beni materiali possiede, prima d’estendere le sue braccia per far sì che l’avversario le incateni.
Quello che Martí chiese d’andare a cercare nel 1892 è questa entrata della rivoluzione nella repubblica, che avrà sempre impegni pendenti.

L’Apostolo sentenziò nel 1892 che valutando i fatti e il ruolo degli uomini in questi: «Nè Cuba nè la storia dimenticheranno mai che chi giunse ad essere il primo nella guerra, cominciò ad essere il primo ad esigere il rispetto della legge ». Photo: Juvenal Balán

Nel nostro caso si tratta della battaglia permanente per sostenere la sovranità e ottenere tutta la giustizia con la maggior somma di prosperità possibile.
L’attuale amministrazione statunitense, che disprezza il multilateralismo e ha deciso di tornare al mondo dei peggiori tempi, utilizzando le più impudiche minacce , con ingerenza insolente e costanti ultimátum  che includono la possibilità dell’invasione, ha dichiarato più di una volta il suo proposito di distruggere qualsiasi alternativa di sviluppo differente dal capitalismo selvaggio che si tenti di sviluppare nella regione.
Venezuela, Nicaragua e Cuba sono le nazioni i cui procesi politici nonaccettano i monroisti dell’amministrazione  Trump.
Loro, che non possono esaudire le loro promesse elettorali di recupero dell’ industria e della grandezza nazionale statunitense, affondano in un pantano di menzogne ridicole, assicurando che tre nazioni latinoamericane, che lottano per superare il sottosviluppo ereditato, minacciano il poderoso impero.
Contro il Venezuela sono stati usati a fondo, ripetendo le sceneggiature delle criminali aggressioni contro Cuba nei primi anni dalla Rivoluzione, includendo il terrorismo di Stato e il ricatto a altre nazioni per spezzare l’unità regionale.
La novità è nelle tattiche di guerra non convenzionale che vanno dal simbolico al reale: dalle dette fake news –menzogne travestite da vere notizie e sabotaggi alle reti informatiche che sostengono la vitalità del paese . L’’impero letteralmente taglia l’acqua e la luce ai venezuelani nello stesso tempo in cui i suoi portavoce e il burattino di turno si strappano i vestiti di dosso davanti al mondo, perché il governo bolivariano respinge  falsi aiuti umanitari.
Ipocriti, criminali, ladri del tesoro nazionale venezuelano: non c’è altra forma per definire coloro che cercano di far arrendere per fame e carenze lo stesso bravo popolo al quale rubano le risorse finanziarie, mentre si affilano i denti per divorare le ricchezze che la natura ha dato in abbondanza a questa fraterna nazione , posta da Bolívar e Chávez in un luogo d’onore nella mappa dell’America per il suo contributo al’indipendenza del  continente.
Non possiamo sottovalutare la scalata di queste aggressioni.
Al di sopra delle minacce, tipiche dei mercanti della politica, con l’ascesa a incarichi decisionali di politici ingannatori, mediocri e criminali, è cresciuta la persecuzione finanziaria come il blocco  commerciale contro Cuba.
Loro hanno fatto retrocedere al peggior livello le precarie relazioni con il nostro paese, fabbricando falsi incidenti acustici e canalizzando fondi milionari alla controrivoluzione e alla sovversione politica, inventando liste false e spurie e tentando d’attivare l’odiosa Legge Helms-Burton, che pretende di farci tornare al principio di questa storia, quando eravamo una nazione schiava di un altro impero.  
Quest’anno hanno superato sè stessi dandoci tempi limite per applicazione del III Articolo della legge della schiavitù come si dovrebbe chiamare in realtà. Lo hanno fatto un anno dopo l’altro dal 1996 con lo stile di “ti perdono la vita”.
Ora lo rimandano per un mese o per alcuni giorni, con arroganti minacce, come chi sostiene su tutte le nostre teste una spada capace di tagliarle se non ci arrendiamo.
Che cos’è la Helms Burton tutta se non il blocco di 60 anni trasformato in legge?
Che cosa ci possono fare dopo 60 anni di persecuzione, aggressioni e minacce?
Lo scorso 10 aprile, il Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, ha detto: «Abbiamo allertato sulla  condotta aggressiva che il Governo statunitense ha scatenato contro la regione dell’ America Latina e i Caraibi. Lo fa in nome della Dottrina Monroe, con un arrogante disprezzo maccartista verso il socialismo, la libera determinazione e i diritti sovrani dei popoli della regione».   
Come lui ha avvisato, cercano evidentemente di stringere l’assedio contro la sovranità cubana, indurendo il blocco e e specialmente la persecuzione finanziaria. Si ostacolano i crediti e i finanziamenti di terze nazioni per le pressioni degli Stati Uniti mentre internamente trasciniamo fardelli di inefficienza amministrativa, una mentalità importatrice, la mancanza di risparmio e insufficienti entrate per esportazioni, tra gli altri mali dai quali non possiamo escludere le  manifestazioni di corruzione e le illegalità, inaccettabili oggi come sempre nella Rivoluzione.
Situati di fronte a questa mappa d’impegni tremendi, corriamo il rischio di credere che non ci sono vie d’uscita. Ma la storia ha qualcosa da dirci.
Fidel, Raúl, Almeida, Camilo, Che, la generazione dei nostri genitori e nonni che hanno affrontato con meno esperienza e anche con meno risorse momenti più gravi e oscuri. E ne sono usciti vittoriosi.
La storia ci insegna che quando c’è una strategia corretta, quando esiste unità di obiettivi e senso della nazione, si possono superare tutti gli ostacoli.
I difficili scenari che ho descritto  sul momento attuale ci pongono di fronte due priorità assolute: la praparazione per la difesa e la battaglia economica nello stesso tempo.
A coloro che hanno ignorato con superbia e disprezzo il richiamo per far sì che il mondo si apra a Cuba, risponderemo dimostrando che sì ascoltiamo questo appello e ci apriremo sempre più a coloro che agiscono sovranamente nell’ interesse di promuovere e sviluppare politiche comuni a favore della sopravvivenza della specie umana, come la difese Fidel nel Vertice della Terra nel 1992.
Questa filosofia ci muove quando orientiamo la riflessione e il dibattito sui temi economici.
Oggi abbiamo valutato la marcia dell’implementazione delle Linee.
Ed è molto importante l’informazione data perchè chiarisce a tutti l’intensità e la complessità dal lavoro fatto e specialmente di quello che resta da fare.
Non è poco, realmente, quello che si è implementato nell’ultimo decennio:
206 politiche, a ragione di 20 per anno. Solo nel 2018 ne sono state approvate  47 e sono cresciuti i ritmi d’implementazione grazie ad una maggiore esperienza, organizzazione  e partecipazione degli Organismi  
dell’Amministrazione Centrale dello Stato.
Un controllo permanente del Partito e del Governo dell’implementazione, Attraverso la marcia dei programmi fondamentali, ci ha permesso di distinguere i risultati e le esperienze negative. E la loro analisi differenziata non solo ha facilitato le correzioni, ma ha evitato la ripetizione degli errori, così come ha indicato il Primo Segretario del Partito.
Sono necessari più dettagli nella preparazione, organizzazione e capacitazione di ogni processo, esperimento o procedimento ed anche delle persone in essi coinvolte.
Difendiamo ugualmente che ci siano giuristi incorporati al concetto stesso delle politiche e al disegeno delle norme legali, in maniera che queste siano coerenti con gli obiettivi fondamentali e che immunizzino il nostro apparato statale di fronte alle distorsioni che possono generare il volontarismo e l’improvvisazione.
Per ultimo, anche se non meno importante, siamo obbligati a dinamizzare al massimo il processo definendo bene la rotta nei cronogrammi d’implementazione. Sino ad ora non lo abbiamo ottenuto.
Con uguale enfasi abbiamo esaminato la formula e i passi avanti del Piano Nazionale di Sviluppo economico e sociale sino al 2030.
L’analisi obiettiva delle condizioni attuali del paese e l’ambiente internazionale, ci hanno portato a proporre una pianificazione dell’economia in tre tappe: dal 2019 al 2021, dal 2022 al 2026 e dal 2027 al 2030.
L’attuale congiuntura  esige realismo, coscienti che affrontiamo difficoltà  addizionali che si possono aggravare, centrandoci nella prima (di queste). Per questo sono stati identificati i settori strategici che generano un maggior impatto nell’economia, nei quali si centrano gli sforzi e le risorse  senza tralasciare il resto.
Questi settori sono: il turismo, l’industria biotecnologica e farmaceutica, l’elettro energetico relazionato con le fonti  rinnovabili d’energia, la produzione degli alimenti, l’esportazione dei servizi professionali e la costruzione.
Per dirlo in buon cubano: la crudezza del momento esige di stabilire priorità ben chiare e definite per non tornare ai difficili momenti del periodo speciale.
Oggi abbiamo come fortezze un’economia più differenziata e inserita internazionalmente, lo sviluppo turistico e dell’industria  biotecnologica e farmaceutica, maggiori potenzialità per le esportazioni, superiori capacità costruttive, reti idrauliche, trasporti e comunicazioni e riserve nel risparmio e la sostituzione delle importazioni, che è d’obbligo approfittare di più.
Ci proponiamo di sviluppare una gestione di Governo con un’amministrazione pubblica e delle imprese più efficiente, con meno ostacoli e burocrazia, con maggior trasparenza e partecipazione, con un vincolo diretto e permanente con le basi sociali, con una più efficace comunicazione sociale, una  maggior informatizzazione, più investigazioni scientifiche relazionate alle domande e alle necessità e un ruolo più attivo e di maggior impatto delle università nell’economia e la produzione.
Con il rafforzamento dell’Impresa statale socialista, che è la nostra maggior forza di produzione e con l’orecchio attento a chi ha conoscenze ed esperienze da apportare, con visite costanti ai territori e alle comunità; con un profondo e agile esercizio legislativo; con maggior autonomia per i municipi e un seguito  sistematico di coloro che assicurano i programmi di sviluppo.
Senza timore del cambio; togliendo ogni giorno un pezzettino ai nostri problemi; approfittando al massimo la forza della direzione collettiva e difendendo con disciplina e impegno gli orientamenti del nostro Partito.
Sferrando una battaglia etica permanente contro la corruzione e le illegalità; ordinando e rinforzando le forme di gestione non statali, rianimando le nostre comunità e installando la bellezza e la cultura del dettaglio come pratica di vita.
Rendendo conto al popolo e stimolando la sua partecipazione indispensabilealla soluzione di ogni problema.
Rendendo sistematiche le migliori pratiche.
Vincendo l’inerzia degli stanchi . Contagiando d’entusiasmo e ottimismo gli impegnati. Intendendo che la bellezza del peggior momento è nella misura della sfida.
La lista degli impegni è infinita, ma voglio fermarmi a quelli che esigono un’azione immediata e convoco tutti ad accompagnarci nella responsabilità:
prima di tutto l’attualizzazione del Piano d Economia per le situazioni più complesse.
Noi proponiamo di porre in marcia immediatamente misure economiche pendenti che hanno a che vedere con domande e necessità, con la riorganizzazione del commercio interno, con il funzionamento del sistema delle imprese, delle cooperative agricole e dell’allevamento e quelle non agricole e dell‘allevamento e con il lavoro indipendente.
L’agricoltura, le produzioni esportabili, il turismo, la sostituzione delle importazioni, la produzione nazionale possibile, saranno al centro delle nostre azioni come Governo.
Ora più che mai è imprescindibile risparmiare e controllare bene le risorse, fondamentalmente quelle energetiche per far sì che il loro uso apporti una resa maggiore; gestire adeguatamente i crediti e le differenti forme di finanziamento con maggiori stimoli negli investimenti.
In queste circostanze è  imprescindibile utilizzare e approfittare di tutto  il potenziale presente nelle risorse  umane e la forza lavoro specializzata su cui contiamo.
Continuiamo ad avanzare nel processo d’informatizzazione della società e lavorando intensamente per migliorare i rifornimenti  alimentari, la casa, il trasporto e la qualità dei servizi, pur nel mezzo delle asfissianti persecuzioni finanziarie  che rendono particolarmente difficile e a volte impossibile l’importazione di beni e de risorse di prima necessità.


Compagne e compagni:

A questa Legislatura seguiranno mesi e forse anni  intensi,  ma dobbiamo lavorare con la massima rapidità per far sì che la Costituzione s’esprima con leggi più a tono con il nostro tempo e le necessità. E non abbiamo il diritto di  ritardare i cambi per più tempo di quello assolutamente imprescindibile.
Assumiamo il mandato di cambiare tutto quello che va cambiato e  correggere tutto quello che ostacola e ritarda il camino per la prosperità possibile nel minor tempo possibile e con la maggior qualità.
Quello che non cambierà sarà il nostro atteggiamento di fronte a coloro che sostengono la spada contro di noi.
La risposta è: No, signori imperialisti, noi cubani non ci arrendiamo, non accettiamo leggi sul nostro destino che siano al di fuori della Costituzione.
A Cuba comandiamo noi cubani e ovviamente noi cubane!
Il titolo III non è peggiore del I o del II, che sono nella cartella delle azioni contro tutto il popolo di Cuba, semplicemente per rubarci le terre, strapparci le case, impadronirci delle scarse risorse naturali, sedurre e comprare la nostra gente.
Tutto per punirci perchè siamo il cattivo esempio che tanti popoli oppressi hanno voluto seguire.
Niente ci potrà strappare, nè con la seduzone, nè con la forza, “la Patria che i padri hanno guadagnato in piedi”, come disse in versi virili Rubén Martínez Villena.
Cuba contnua ad evere fiducia nella sua forza, nella sua dignità e anche nella forza e la dignità di altre nazioni sovrane e indipendenti.  Ma continua a credere anche che il popolo nordamericano, nella Patria di Lincoln, si vergogna di coloro che agiscono al margine della Legge universale in nome di tutta la nazione nordamericana.
E guardate come la storia riserva risposte, che in un giorno come l’11 aprile del 1959, esattamente 60 anni fa, Fidel disse, e con questo voglio terminare:
«Il nostro popolo sarà tanto più grande quanto più grandi saranno gli ostacoli che avrà davanti; più parlerà la storia del nostro popolo, quante più difficoltà dovrà vincere; più giustizia gli darà il futuro quanto di più lo si calunnierà oggi, e si potrà dire solo che qui è stata organizzata una società dove tutti i popoli del mondo hanno avuto la possibilità di venire ad apprendere quello che è la giustizia, quello che è la democrazia e  ha saputo difenderla e sostenerla, e anche se  non sappiamo quello che il destino ci prepara, si abbiamo la sicurezza sufficiente per dire che la nostra Rivoluzione trionferà perchè sapremo difenderla o che il nostro popolo morirà se sarà obbligatorio morire per difenderla».
Difendiamo queste convinzioni nelle manifestazioni popolari di massa in tutta Cuba, il prossimo Primo Maggio.
Ci vedremo nelle piazze della Patria, perché siamo Cuba e siamo continuità!
Patria o Morte!
Continueremno a vincere!
Ovazione. (Versioni Stenografiche del Consiglio di Stato/ Traduzione Gioia Minuti)