ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

Il panorama a Luyanó, municipio di Diez de Octubre, la mattina di lunedì era desolante. Pali della luce sul selciato, macchine sotto le macerie, edifici mutilati, case crollate… Senza dubbio alle prime luci del giorno e anche prima le famiglie della comunità hanno cominciato le riparazioni di questo quartiere della capitale, uno dei più danneggiati dal passaggio di un tornado, come parte della tormenta che ha colpito la capitale le notte di domenica 26.

Il Contingente Blas Roca, del Ministero della Costruzione, con gli abitanti della zona, ha aiutato nei lavori di riparazione cominciati nella Calzada di Luyanó, estesi poi al resto del strade e dei viali di questo territorio durante la giornata.

«Diciotto camions e tre rimorchi raccolgono e rimuovono i detriti dalla mattina presto. Ci sono decine di lavoratori coinvolti e staremo qui tutto il tempo che sarà necessario», ha informato DamianCardonet, vicepresidente del Governo del municipio di Diez de Octubre.

«Domenica ho sentito il rumore più assordante mai sentito, come la turbina di un aereo al punto di precipitare e ho avuto paura, come tutti quelli che abbiamo vissuto il tornado, per la stabilità della mia casa e per la mia vita», ha raccontato

Anairis Borges.

La sua casa ha perso i vetri delle finestre della sala e la porta che dà al marciapiede è stata raschiata dagli oggetti lanciati nell’aria. Una delle antiche grandi macchine americane, trascinata dalla forza del vento si è quasi stampata sulla porta di casa. L’ha fermata una palma che strappata dalle radici è caduta nel mezzo della strada ed è servita da barriera.

«Non c’è tempo per lamentarsi, è ora di lavorare», ha detto Anairis con il marito, tutti e due con una scopa in mano.

Yosvani Díaz è restato intrappolato sotto i detriti della sua casa mentre guardava la televisione con la sua famiglia. Il tetto è crollato pochi secondi dopo aver sentito un rumore simile a una turbina d’aereo e aver visto luci rosse attraverso le finastre nello steso tempo, probabilmente, se n’è andata la luce elettrica .

«In meno di un minuto, il tornado che ha colpito la capitale nella notte di domenica ha provocato disastri che non avrei mai pensato di vedere», ha raccontato Díaz.

«Il mio primo istinto è stato far uscire mia moglie e i miei figli dal polverone e quando siamo stati in salvo dal crollo, ci hanno assistito ed evacuato immediatamente. Quando ho potuto riprendermi dall’impatto, ho guradtao danni provocati in tutto l’isolato. È il panorama più triste che ho visto in tutta la mia vita», ha aggiunto.

Le storie si ripetono mentre avanziamo per le strade di Luyanó.

«Questo è stato peggiore di un ciclone», dice un signore con un berretto che parla con qualcuno dal suo cellulare.

Due donne si abbracciano in strada e una piange L’altra, senza un tremito nella voce le dice di smettere di piangere dato che almeno sono vive. «Siamo delle sopravvissute», le suggerisce.

Félix Díaz, di 71 anni ha visto crollargli addosso la casa ed è riuscito ad uscire da una angolino di quella che era la sua camera. Ha potuto prendere solo il suo bastone. In piedi vicino ai resti della sua casa, vigila geloso le poche cose restate:          un letto, una sedia di ferro … « Verranno tempi migliori», si anima.

«Nonostante la desolazione non siamo abbandonati», ha detto Anairis Borges, che vive davanti all’ospedale Universitario Materno Diez de Octubre.

«Da quando sono iniziati i venti forti, i corpi di sicurezza hanno evacuato le donne incinte e operate dell’ospedale in tempo record. Inoltre si sono preoccupati della sicurezza degli abitanti dell’isolato. Ci hanno fatto sentire protetti anche in pieno disastro… sapevamo di non essere soli», ha aggiunto.

La città inizia ad alzarsi. Un giovane arrampicato nella terrazza di un edificio lancia detriti di sotto e avverte i passanti per evitare di colpirli con una pietra. Due uomini caricano un pezzo di zinco caduto nel portale di un vicino; una signora vestita di rosso trascina con una carriola un pezzo di quello che era il suo tetto, diventato polvere.

«Non possiamo restare in piedi ad aspettare che questo si raccolga da solo o che qualcuno venga a ripulire il nostro… Dobbiamo muoverci», grida. ( GM – Granma.Int)