ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Marcia per il 1º Maggio, in Piazza della Rivoluzione. Photo: Ariel Cecilio Lemus

Onore  e gloria eterna, rispetto infinito e affetto per coloro che allora sono morti, per rendere possibile la definitiva indipendenza della Patria; per tutti coloro che hanno scritto quell’epopea in montagne, campi e città, guerriglieri o combattenti clandestini o quelli che dopo il trionfo sono morti in altre missioni gloriose, o hanno dedicato lealmente la loro gioventù e la loro energia alla causa della giustizia, la sovranità e la redenzione del  loro popolo, e a coloro che sono già morti e a quelli che vivono ancora  (…).
Ancora oggi per le generazioni più nuove la Rivoluzione comincia adesso (…).
Il popolo di ieri, analfabeta, semianalfabeta, senza una minima e vera cultura politica, è stato capace di fare la Rivoluzione, difendere la Patria, sviluppare poi una straordinaria coscienza politica e iniziare un processo rivoluzionario che non ha paralleli in questo emisfero, né nel mondo. Lo dico non per un ridicolo spirito sciovinista o con l’assurda pretesa di credere che siamo migliori degli altri; lo dico perchè la Rivoluzione che nacque quel primo gennaio, il caso o il destino vollero che fosse sottoposta alla più dura prova alla quale fu mai sottoposto qualsiasi  processo rivoluzionario nel mondo (…).
Il nostro popolo non è migliore di altri, la sua immensa grandezza storica deriva dal fatto singolare d’essere stato sottoposto a questa prova ed essere stato capace di resistere.
Non si tratta di un grande popolo in sè e per sé, ma di un popolo che è cresciuto  da sé e della sua capacità di farlo nasce dalla grandezza delle idee e dalla giustezza delle cause che difende.
Non ce ne sono altri uguali e non ci son mai stati. Oggi non si tratta di difendere con egoismo una causa nazionale; una causa esclusivamente nazionale nel mondo di oggi non può essere da sola una grande causa; il nostro mondo come conseguenza del suo sviluppo e dell’evoluzione storica, si globalizza in maniera rapida, incontenibile e irreversibile. Senza tralasciare le identità nazionali e culturali ed anche gli interessi legittimi dei popoli di ogni paese;  nessuna causa è più importante delle cause globali, ossia la causa della stessa umanità  (…).
Il popolo  (…) avanza incontenibile verso le sue mete, come i combattenti di Camilo e del Che dalla Sierra Maestra all’Escambray.
Come disse Mella, tutto il tempo futuro dev’essere migliore. Dimostriamolo nelle mete che abbiamo tracciato  (…). Consolidiamo e approfondiamo, lavoriamo, lottiamo, combattiamo con lo spirito con cui lo fecero i nostri eroici compatrioti a Uvero, nei giorni gloriosi della grande offensiva nemica, nelle battaglie infinite che abbiamo ricordato oggi. Abbiamo già lasciato indietro  la sconfitta di  Alegría de Pío, siamo passati da Cinco Palmas, abbiamo riunito forze e già siamo capaci di vincere, come 300 vinsero 10.000, e siamo molto più forti e siamo già sicuri della vittoria (…).
La battaglia di oggi è dura e difficile. Nella guerra ideologica come nelle guerre si producono anche perdite.
Non tutti hanno la forza necessaria per resistere ai tempi duri e alle condizioni difficili.
Oggi vi ricordavo che nel mezzo della guerra, sotto i bombardamenti e soffrendo ogni tipo di privazione, tra i giovani volontari che entravano nella scuole, uno su dieci lo sopportava, ma questi da solo valeva per dieci, cento, mille. Approfondire nella coscienza, formare carattere, educare alla dura scuola della vita della nostra epoca, seminare idee solide, utilizzare argomenti che sono indiscutibili, predicare con l’esempio e avere fiducia nell’onore dell’uomo può far sì che su dieci, nove rimangano ai loro posti di combattimento assieme alla bandiera con la Rivoluzione e con la Patria. (GM – Granma Int.)