ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Il libro /È possibile il socialismo nel XXI secolo?/, del dirigente comunista spagnolo José Luis Centella, è stato presentato giovedì 8 come parte delle attività della Fiera del Libro. Photo: Cortesia dell’intervistato

È difficile mettere le etichette alle più diverse ricerche di alternative al capitalismo sorte dopo la disintegrazione dell’ Unione Sovietica e il crollo del campo socialista.
Da più di un decennio si parla con forza del Socialismo del XXI Secolo.
E più che una definizione omogenea è una maniera pratica di raggruppare processi politici e sociali che pretendono di rompere lo status quo e offrire una soluzione alle contraddizioni del sistema attuale.
L’ultimo libro di José Luis Centella, dirigente federale del Partito Comunista della Spagna, si addentra nel tema con una domanda sfidante che serva anche da titolo: /È possibile il socialismo nel XXI secolo?/
«Il libro vuole essere un “libello” nel miglior senso  della parola, un manifesto per l’agitazione delle  coscienze»,  ha detto Centella a Granma poche ore dopo la presentazione del lbro nella Fiera del Libro de L’Avana.
Il dirigente comunista spagnolo ha precisato che il  socialismo non è «una questione teorica»,  ma che dev’essere  «ancorato al mondo reale».
Una delle esperienze più chiare su questa transizione storica del socialismo come alternativa per l’umanità, Centella la incontra nella Rivoluzione  Cubana, della quale è stato un testimone eccezionale durante le sue frequenti visite negli ultimi decenni.
«Molti tentiamo d’apprendere dall’esperienza cubana»,  ha riferito.
«Forse il suo insegnamento più importante è stata   la sua capacità d’adattarsi alla realtà».
«La grande capacità di Fidel è stata capire quello che è essere un rivoluzionario  nella seconda metà del XX secolo  – che l’obiettivo era realizzare la liberazione di Cuba; poi lui è stato capace di prevedere la possibilità della caduta dell’Unione Sovietica e la necessità che il socialismo del XX secolo divenisse molto popolare, con una forte partecipazione, dove il Partito ha una partecipazione diretta della gioventù e della gente che è cresciuta dentro la sua Rivoluzione».
Rispetto ai processi di cambio aperti in America Latina, in un contesto di avanzata della destra, Centella ha sgenalto che hanno un grande impegno davanti. «Costruire il socialismo non è solamente ripartire le
Ricchezze è costruire un nuovo modello di società, di potere economico e di potere popolare.
Non si tratta solo d’assumere il governo, ma che la costruzione del socialismo porti alla presa del potere reale.
«Al contrario questo sbilanciamento nelle relazioni delle forze fa sì che il potere economico boicotti i processi rivoluzionari».
D’altra parte le esperienze di questi ultimi anni indicano che i cambi socialisti necessitano una «battaglia ideologica» e la formazione di un «uomo nuovo, come Fidel ebbe molto chiaro sin dall’inizio».
Nella sua regione, l’Europa, la crescita della destra reazionaria e della xenofobia sono ugualmente proccupanti.
«Negli ultimi anni per via della crisi che non è terminata, si è generata una tensione attorno agli emigranti e agli sfollati che giungono in Europa, frutto di guerre che la stessa Europa ha provocato con la NATO», ha detto Centella.
«Ma i frutti di questa battaglia ideologica hanno fatto sì che in questo momento gran parte della classe operaia europea non creda che è il capitale quello che provoca i suoi problemi, ma  che sono gli emigranti».
Se il piano in America Latina è eliminare i processi rivoluzionari, in Europa è tentare di condurre lo scontento sociale lontano dal sistema», ha segnalato  il politico spagnolo.
Per questo il suo ultimo libro richiama tutti i rivoluzionari: «Così come il capitale ha un piano globale, gli antimperialisti dobbiamo avere un piano globale.  Chiaro che le trincee saranno differenti, ma la lotta è la stessa».
(Traduzione GM – Granma Int.)