Un sabato con molta luce › Cuba › Granma - Organo ufficiale del PCC
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Il Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, Miguel Díaz-Canel Bermúdez , Primo Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri di Cuba e José Ramón Machado Ventura , Secondo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba. Foto: Ariel Cecilio Lemus

Un domenica con molta luce, a metà del XIX secolo, il piccolo José Martí
camminò per le strade de L’Avana tenuto per la mano da suo padre.
La poetessa cubana Fina García Marruz descrisse quel pomeriggio in un saggio celebre, risultato di una rigorosa ricerca biografica.
«La luce è dorata e matura, come l’arancia di  Valencia, e fa piacere vederla (…) Soffia leggera la brezza dell’Isola  tra l’ardore e la molta luce dell’ora, tenera come un messaggio di madre. Solamente il vecchio e il bambino sembrano godere questa passeggiata innocente», evoca Fina.
La scrittrice immagina  Martí nell’Alameda de Paula, scendendo per le strade laterali , «dove la luce non si espande,  ma sembrava condensarsi solidificarsi». Il quartiere che lo vide nascere era uno dei  16 che dividevano L’Avana coloniale, ben custodita dalle sue mura e dalle cinque fortezze circondate da cannoni puntati sul mare.
Per queste strade probabilmente vide passare «due soldati seguiti da donne di malaffare», «un cavaliere povero, con alcuni rammendi nella giacca»,  «un obeso commerciante sulla porta della sua grande bottega con alcuni volontari», «una madre cubana  elegante, piena di nastri, che non vuole che suo figlio giochi con un bambino negro».
E il bambino  Martí non fu più soddisfatto  della passeggiata,  della luce del pomeriggio e delle case coloniali. Quel giorno «nel pallido viso cubano gli brillò la collera repressa», dice Fina. Seppe allora che Cuba  gli faceva male all’anima per l’incontenibile reazione di fronte alla minima manifestazione d’ingiustizia o vassallaggio.
L’infanzia fu  la chiave nel destino  della vita dell’Eroe  che preferì al di sopra di tutte la parola  «decoro», che è anche «attenzione interna e contegno, gelosia per il proprio decoro,  che non può tollerare che si ferisca senza danno proprio il decoro degli altri», come ricorda  Fina García Marruz nel suo saggio .
Le strade che lo videro crescere, immaginate dalla poetessa, e le attuali, dopo più di un secolo e mezzo, non dimenticheranno mai quel bambino la cui memoria illumina la storia  di Cuba.
Per questo, in attesa di un altro anniversario di Martí –nacque  il 28 gennaio del  1853–, migliaia di cubani con le loro fiaccole hanno percorso questo sabato 27 tutta l’Isola come «un esercito di luce».
Nella sfilata che ogni anno si ripete nel paese, camminavano gomito a gomito i giovani e i rappresentanti della Generazione del Centenario, quelli che 65 anni fa iniziarono la Marcia delle Fiaccole, che dopo mesi assaltarono la Moncada, poi sbarcarono nel Granma e guidarono una Rivoluzione trionfante che consacrò i sogni dell’Apostolo dell’Indipendenza di Cuba.
Il Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz  ha guidato il corteo a L’Avana e lo si vedeva felice tra una folla che gridava in coro «Io sono Fidel», intonava la canzone del Gruppo Moncada “ La mia storia crescerà”, alzava la fiaccola o la luce del suo cellulare, si faceva selfie,  rideva e si prendeva per mano.
Custodita dalle fiaccole e dal decoro del suo popolo, questo sabato Cuba ha ricordato la nascita di quel bambino  dal quale ha imparato a non dubitare di fronte al minimo accenno d’ingiustizia o vassallaggio, e che poco prima di morire per l’indipendenza della sua patria, scrisse a Maria Mantilla: «Solo la Luce è paragonabile ala mia felicità». ( Traduzione GM – Granma Int.)