Monumento equestre a José Martí: nella luce eterna (Fotos) › Cuba › Granma - Organo ufficiale del PCC
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Per commemorare il 165º anniversario della nascita di José Martí, Eroe Nazionale di Cuba, è stata ufficialmente inaugurata ieri domenica 28, nel  Parco 13 di Marzo, una replica della statua equestre di Anna Hyatt Huntington, che dal 1965 lo rende immortale a  Nuova York.

Il Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, ha  presieduto la cerimonia alla quale ha partecipato un numeroso pubblico con rappresentanti del municipio de l’Avana, del Museo del Bronx e cittadini di Nuova York che hanno fortemente contribuito  alla realizzazione del progetto.

José Martí vide nella morte necessaria il guanciale, il lievito e il trionfo della vita e parlò della necessità di morire bene per continuare a vivere.

Forse è stato questo lo spirito dell’omaggio nel quale è stato evocato il più universale dei cubani, mentre si espandeva dalla voce degli oratori l’immortalità di un uomo di straordinarie dimensioni.

A nome della Giunta  Amministrativa del  Museo delle Arti del Bronx, a Nuova York,  prestigiosa istituzione che ha gestito un tale impegno e della sua direttrice  Holly Block - recentemente scomparsa –ha parlato al pubblico Joseph Mizzi, Presidente della Giunta di Fides Commissus del Museo: «Per riconoscere come un onore stare oggi qui per ossequiare questa scultura al popolo di Cuba».

Mizzi ha segnalato la volontà di Holly, già con la salute deteriorata, di difendere il progetto il cui significato è simbolo dell’amiciza eterna tra il popolo degli Stati Uniti e quello di Cuba ».

«Per  realizzarlo lavorò instancabilmente», ha spiegato ed ha rivelato che durante la realizzazione del progetto tutti i coinvolti hanno appreso molto e condiviso con altri amici l’opera martiana e tra questa il suo impegno con l’indipendenza di Cuba, la importanza della dignità umana, e la stessa storia degli Stati Uniti, che scrisse nei 15 anni che trascorse vivendo lì.

Ringraziando ha fatto allusione ai circa cento donanti che hanno reso possibile il progetto e soprattutto la direttrice, la signora Leanne Mella, presente in questa cerimonia.

Bill de Blasio, sindaco della città di Nuova York, ha inviato un suggestivo messaggio  riferito ai presenti da  José A. Velázquez Zaldívar, rappresentante del municipio.

Tra gli altri dettagli ha riferito che il monumento ch si vede nel Parco Centrale è stato una fonte d’ispirazione per i cubani a Nuova York e la riproduzione oggi a L’Avana assicura che il legato storico alla ricerca dell’indipendenza sia condiviso dalle future generazioni.

Per concludere ha detto: «Mi sento orgoglioso di unirmi  a coloro che oggi si riuniscono qui per commemorare questa occasione nella quale celebriamo l’amicizia della città condivisa degnamente con Cuba».

Il suggestivo intervento del Dr. Eusebio Leal Spengler, storiografo della capitale, che ha pronunciato il discorso principale, ha posto lirismo e veemenza nella cerimonia.

«Tutto invita qui stamattina al ricordo e alla devota gratitudine ai padri fondatori della nostra Patria»,  ha detto ed ha riportato il ricordo alla nascita di 165 anni prima, lì vicino  in calle Paula.

Poi ha invocato Martí nell’azione di supremo sacrificio per la causa che scelse come motivo per la sua vita. Lo evoca l’opera dell’insigne artista nordamericana.

Con parole fluenti e sicure ha orientato il pubblico verso il monumento. 

Opera di senso estetico e tecnico superiore, la scultura ha marcato nella vita dell’ artista un momento eccezionale.

Leal ha spiegato che a 82 anni la scultrice accolse il progetto pensando forse che a Nuova York tra le statue di Simón Bolívar e José de San Martín mancava un pezzo fondamentale, quello che lì finalmente creò, nel discorso di  Nuestra América.

Segnalando che l’autrice lo ha voluto rappresentare a cavallo, è possibile che la domada fu se Martì era o meno un cavaliere, e per assentire ha ricordato il bambino che nella prima lettera che inviò a sua madre da Hanábana, dov’era andato ad accompagnare suo padre controllore, le parlava di un cavallo che “doveva ingrassare come un maiale all’ingrasso”, e  che lui montava tutti i pomeriggi.

L’oratore ha tessuto belle immagini sull’opera  e la vita dell’Apostolo.

«È un cavallo bianco che gli portano, a nome del  Maggiore Generale José Maceo perchè lo cavalchi nella Rivoluzione», dice e dirige gli sguardi verso l’immagine spaventata dell’animale di fronte al fuoco che il suo cavaliere riceve nella fronte e nel costato e che lo fa abbandonare l’arma che forse non utilizzò mai.

Poi Leal ha  descritto la serenità del viso moribondo,  la bellezza dell’insieme con il cavallo che calpesta l’erba dove un giorno, come “assicurò” Marti, crescerà assieme al suo verso. Nonostante la stampa letale che si espone, la morte non guadagna terreno nelle anime.

«Non siamo venuti oggi con tristezza e umiliazione davanti al suo monumento».

Eusebio ha preferito imbastire alcune  coincidenze con la “bella aurora” di coloro che amano la loro patria.

Al 165º anniversario dell’Eroe ha unito il fatto che nello stesso luogo dove si trova adesso, altri patrioti dell’indipendenza si sono riuniti e nella Loma del Ángel, lì vicino riposano alcune delle più importanti leggende de L’Avana, dove lui nacque.

Non sono mancati nella citazione il 150ºanniversario dell’ inizio delle guerre per l’Indipendenza, il 60º della Rivoluzione Cubana e tutto questo includendo il  500º anniversario de L’Avana, testimone e protagonista di fatti molto notevoli  di Cuba e dell’America.

Eusebio di nuovo ha ringraziato tutti quelli che hanno dato apporti per realizzare l’esecuzione dell’opera ed ha lodato «la filantropia messicana che ha sempre desiderato che il suo nome rimanga nell’ombra».

Dopo aver citato le nuove generazioni che mantengono viva la memoria martiana così come si è visto nella Marcia delle Fiaccole con i giovani della capitale protagonisti,  lo Storiografo ha indicato il monumento al  Generale Massimo Gómez, a pochi metri da quello di Martí, ed ha ricordato quando il generalissimo intenerito lo riconobbe come delegato eletto del Partito Rivoluzionario Cubano e gli concesse il grado di Maggiore Generale dell’Esercito di Liberazione di Cuba. «Questo è l’uomo che oggi sta su questa sella.»

Il «periplo» orale va poi al luogo della morte, dalla quale non lo potè salvare il suo Angelo Custode,  il soldato che lo accompagnava.

«Alla vista del dagame, di un anoncillo e di un fustete ( alberi e arbusti) cade rotto il cuore e le labbra dalle quali erano uscite parole che avevano commosso i cuori più induriti ».

Un uditorio scosso di fronte alla narrazione commovente dei fatti, nota nel discorso un cambio grammaticale. L’oratore ora parla con Martí ( la seconda persona)  il cui volto di bronzo è illuminato dai primi raggi, della terza persona che descrive.

«Per questo oggi, davanti al tuo monumento, rendiamo omaggio a coloro che hanno reso possibile che le tue idee prevalgano al di là della morte, alle legioni che hanno sofferto cercando un cammino per Cuba, per la Cuba attuale».

«Maestro, abbiamo compiuto»,  gli dice e non c’è chi dubita che Martí ascolta da qualche luogo.

«Cuba ti ringrazia, il popolo cubano tutto pone davanti a te  dei fiori in offerta».

Poi gli spiega che questa none stata una cerimonia come le altre nella quale si toglie un velo e resta nuda la statua. Preferivamo che fosse una bandiera  da togliere sotto il cielo azzurro ».

Il tricolore ondeggiante è quello che incontrano gli occhi che seguono il corso delle parole di  Eusebio,  che invitano a guardare la parte superiore, dove il viso ferito s’inclina. Si fa giorno. La luce del giorno illumina il volto di colui  che era destinato per l’opera della sua vita a vivere nella luce. Benedetto sia Maestro» conclude Eusebio. (Traduzione GM – Granma Int.)