ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

Compagne e compagni:
Com’è abituale in questo periodo  dell’anno abbiamo svolto abbastanza attività. Il 28 giugno abbiamo realizzato la riunione del Consiglio dei Ministri, in cui, tra i vari temi abbiamo passato in rivista quelli che sarebbero stati presentati in questa sessione ordinaria dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare.

Raúl Castro Ruz Photo: Estudio Revolución

Da lunedì scorso i deputati hanno lavorato nelle loro rispettive commissioni analizzando le principali questioni dell’operato nazionale ed hanno ricevuto ampie informazioni sull’esecuzione del Piano dell’Economia nel primo semestre e sulla liquidazione del Bilancio dello Stato del 2016.
Ugualmente il nostro Parlamento è stato attualizzato sul Piano dello Stato Cubano per affrontare il cambio climatico, identificato come “Tarea Vida”, un tema di speciale significato strategico per il presente e soprattutto per il futuro del nostro paese, data la sua condizione insulare.
In questo abbiamo contato con la partecipazione del potenziale scientifico e tecnologico nazionale da almeno 25 anni.
Vincolata alla “Tarea Vida”, oggi abbiamo approvato la Legge delle Acque Terrestri, alla quale si è lavorato dal 2013 con il concorso degli organismi e delle istituzioni di maggior incidenza nella gestione completa e sostenibile dell’acqua, una risorsa naturale vitale che dev’essere protetta nell’interesse della società, l’economia, la salute e l’ambiente soprattutto, nelle circostanze delle prolungate e sempre più frequenti siccità che affrontiamo, sule quali il nostro popolo ha ricevuto abbastanza informazioni,  come si continuerà  a fare.
Sull’elaborazione del Piano e del Bilancio di quest’anno, avvertiamo che persisteranno tensioni finanziarie e sfide che potrebbero complicare l’operato dell’economia nazionale. Ugualmente prevediamo eventuali difficoltà nel rifornimento di combustibile dal Venezuela, nonostante l’invariabile volontà del presidente Nicolás Maduro e del suo governo di realizzarlo.
Nel mezzo di queste complesse circostanze, abbiamo ottenuto un discreto risultato promettente. Il Prodotto Interno Lordo è cresciuto nel primo semestre del 1.1% e questo denota un cambio nella voce dell’economia, paragonata all’ anno precedente .
Hanno contribuito a questo risultato l’agricoltura, il turismo e altre esportazioni di servizi, la costruzione, la produzione di zucchero e la sfera del trasporto e le comunicazioni.
Sono stati realizzati passi avanti nel programma degli investimenti prioritari che sono alla base dello sviluppo della nazione.
Sono stati assicurati i servizi sociali gratuiti a tutti i cubani, come l’educazione e la salute pubblica.
L’equilibrio monetario interno è migliorato e si esprime con una minor crescita dei prezzi al minuto, di fronte  ad una maggior offerta nei mercati.
Il déficit del bilancio si è presentato al disotto del previsto.
Siamo riusciti con un grande sforzo a preservare il rispetto rigoroso degli obblighi  risultati dal riordino del debito estero cubano  con i nostri principali creditori , anche se, nonostante le molteplici gestioni realizzate, ancora non siamo riusciti a metterci al passo dei pagamenti correnti ai fornitori, ai quali ratifico il ringraziamento per la loro fiducia in Cuba e la volontà d’onorare tutti ed ognuno dei conti scaduti.
La situazione descritta ci obbliga a proseguire adottando le misure necessarie per proteggere al massimo le entrate per esportazioni, la produzione di alimenti,  i servizi alla popolazione,  sopprimendo tutte le spese non imprescindibili e garantendo l’utilizzo più razionale ed efficiente delle risorse disponibili per sostenere le priorità  approvate.
Passando ad un altro tema in corrispondenza con gli accordi del Sesto e Settimo Congresso del Partito, è stata autorizzato l’ampliamento del lavoro indipendente e dell’ esperimento delle cooperative non agricole e dell’allevamento, con il proposito di togliere lentamente allo Stato le attività non strategiche, generando posti di lavoro,  dispiegando iniziative e contribuendo all’efficienza dell’economia nazionale, con l’interesse dello sviluppo del nostro socialismo.
Recentemente, lo scorso mese di giugno, nella sessione straordinaria del Parlamento dedicata ad analizzare e sostenere  i documenti programmatici del Modello Economico e Sociale, dopo la conclusione del processo di consultazione con la militanza del Partito e la Gioventù, i rappresentanti delle organizzazioni di massa e ampi settori della società, queste attività  sono state riconosciute tra le forme di proprietà  che operano nell’ economia cubana.
Attualmente contiamo su un numero superiore al mezzo milione di lavoratori indipendenti e più di 400 cooperative non agricole o dell’allevamento, e questo conferma la loro validità come fonte di lavoro, permettendo d’incrementare e differenziare   l’offerta di beni e  servizi a livelli accettabili di qualità.
Nonostante questo, come abbiamo analizzato nella riunione del Consiglio dei Ministri del 28 giugno scorso, sono state messe in luce deviazioni dalla politica definita in questa materia e violazioni dei regolamenti legali vigenti, come l’utilizzo delle materie prime e apparati di provenienza illecita, irregolari dichiarazioni delle entrate  per evadere gli obblighi fiscali e l’insufficienza nel controllo statale a tutti i livelli.
Con il proposito di sradicare i fenomeni negativi constatati  e assicurare lo sviluppo ulteriore di queste forme  di gestione nella cornice della legalità, il Consiglio dei Ministro ha adottato un insieme di decisioni che saranno ampiamente diffuse nella misura in cui si pubblicano i regolamenti attualizzati.  
Considero conveniente sottolineare che non abbiamo rinunciato allo sviluppo e alla crescita del lavoro indipendente, né a proseguire l’esperimento delle cooperative non agricole o dell’allevamento. Non torneremo indietro  nè ci fermeremo, e tanto meno permetteremo segni  o pregiudizi verso il settore non statale, ma è imprescindibile rispettare le leggi, consolidare i passi avanti, generalizzare gli aspetti positivi, che non sono pochi, e affrontare risolutamente le illegalità e altri fenomeni che sono lontani dalla politica stabilita.    
Sono sicuro che in questo impegno potremo contare con l’appoggio della maggioranza dei cittadini che esercitano in maniera onesta in questo settore.
Non dimentichiamo che il ritmo e la profondità dei cambi che dobbiamo introdurre  nel nostro modello devono essere condizionati  alla capacità che abbiamo di fare bene le cose e rettificare opportunamente di fronte a qualsiasi passo falso.
Questo sarà possibile solo se garantiremo un’adeguata preparazione precedente –  che non facciamo – la specializzazione e il dominio delle regole stabilite ad ogni livello e l’accompagnamento e la condizione dei processi, aspetti nei quali non  è mancata una buona dose di superficialità, un eccesso  d’entusiasmo e il desiderio d’avanzare più rapidamente di quel che siamo capaci realmente.  
Questo tema appena citato lo si comprende  perfettamente, credo.
 È necessario realizzare quello che abbiamo accordato. Lo necessita il paese e anche la Rivoluzione. Il desiderio di fare le cose rapide, senza una preparazione corretta,  in primo luogo da parte di coloro che devono applicare le misure in particolare, conduce a tutti questi errori e poi critichiamo quelli che non vanno criticati.
Sono stati commessi reati ed esistono informazioni di casi di una persona che possiede due, tre, quattro, anche cinque ristoranti. Non in una provincia, ma in diverse ci sono persone che hanno viaggiato più di 30 volte in differenti paesi. Dove hanno preso il denaro? Come hanno fatto? Tutti questi problemi esistono, ma non li dobbiamo utilizzare come pretesto per criticare una decisione che è giusta.
Cosa fa uno Stato e soprattutto uno Stato socialista, amministrando un negozio di barbiere con un solo posto cliente, o per due o tre, ed ogni determinata quantità di piccoli negozi di barbiere, non molti, con un amministratore, e cito questa perché è stata una delle prime misure che abbiamo preso.   
Abbiamo deciso di fare le cooperative, abbiamo provato con alcune e immediatamente ci siamo lanciati a fare decine di cooperative della costruzione. Nessuno ha analizzato le conseguenze che questo ha portato e i problemi  creati da questa precipitazione, per citare una sola?
E come questa ce ne sono diverse. Questo è quel che voglio dire con parole semplici  e modeste .
Di chi sono gli errori? Nostri principalmente, di  noi dirigenti che abbiamo elaborato questa politica, anche se in consultazione con il popolo, con l’approvazione del Parlamento, dell’ultimo Congresso, dell’ultima riunione realizzata qui il mese scorso per approvare tutti questi documenti che ho citato all’inizio delle mie parole. Questa è la realtà. Non cerchiamo di nascondere il sole con un dito. Gli errori sono errori e sono errori nostri, e se vogliamo misurare con la gerarchia, sono errori miei prima di tutto, perchè sono parte di questa decisione. Questa è la realtà.
Sulla nostra politica estera desidero affermare quanto segue:  lo scorso 16  giugno, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato la politica del suo governo verso Cuba, niente di nuovo di sicuro, dato che riprende un discorso e le sfumature di un passato di conflitto, che ha dimostratao il suo assoluto fallimento in ben 55 anni.
È  evidente che il Presidente nordamericano non è stato ben informato sulla  storia di Cuba e delle relazioni con gli Stati Uniti, né sul patriottismo e la dignità dei cubani.
La storia non si può dimenticare, come a volte ci hanno suggerito di fare.
Per più di 200 anni i vincoli tra Cuba e gli Stati Uniti sono stati marcati da una parte  dalla pretesa del vicino del nord di dominio sul nostro paese e dall’altra dalla determinazione dei cubani d’essere liberi, indipendenti e sovrani.
Per tutto il XIX secolo, invocando le dottrine e le politiche del Destino Manifesto, Monroe e la Frutta Matura, differenti governanti statunitensi hanno cercato d’ appropriarsi  di Cuba, e nonostante l’eroica lotta dei mambì, ci riuscirono nel  1898, intervenendo con l’inganno alla fine della guerra che per 30 anni i cubani aveva sferrato per la propria indipendenza, quando le truppe nordamericane entrarono come alleate e si trasformarono in occupanti.
Scesero a patti con la Spagna alle spalle di Cuba e occuparono militarmente il paese per quattro anni; smobilitarono l’Esercito di Liberazione, dissolsero il Partito Rivoluzionario Cubano organizzato, fondato e diretto da José Martí e imposero un’appendice alla Costituzione della nascente Repubblica, l’Emendamento Platt, che dava loro il diritto d’intervenire nei nostri temi interni e stabilire tra l’altro la Base Navale in Guantánamo, che ancora oggi usurpa parte del territorio nazionale, la cui restituzione continueremo a reclamare .
La condizione  neocoloniale di Cuba,  che permise agli Stati Uniti di esercitare dal  1899 un dominio totale della vita economica e politica dell’Isola, frustrò, ma non distrusse  le ansie di libertà e indipendenza del popolo cubano.
Esattamente 60 anni dopo, il primo gennaio del 1959, con il trionfo della Rivoluzione guidata dal Comandante in capo  Fidel Castro, siamo diventati definitivamente liberi e indipendenti.
Da quel momento l’obiettivo strategico della politica degli Stati Uniti verso Cuba è stato far crollare la Rivoluzione. Per questo in piu di cinque decenni hanno utilizzato i più diversi metodi:  la guerra economica, la rottura delle relazioni diplomatiche, l’invasione armata,  attentati contro i  nostri principali dirigenti, sabotaggi, blocco navale, creazione e appoggio a bande armate, terrorismo  di Stato, sovversione interna, blocco economico, politico e mediatico e
isolamento internazionale.
Dieci governi sono passati per il potere sino a che il presidente Barack Obama, nel suo discorso  del 17 dicembre del 2014, senza rinunciare al proposito strategico,  ha avuto il buon senso di riconoscere che l’isolamento non aveva funzionato e che era ora di una nuova messa a fuoco verso Cuba.
Nessuno può negare che gli Stati Uniti nel tentativo d’isolare Cuba, alla fine si vedevano in una situazione di profondo isolamento. La politica di ostilità e blocco contro il nostro paese era diventata un serio ostacolo per le loro relazioni con l’America Latina e i Caraibi  ed era respinta quasi unanimemente dalla comunità internazionale. Nella società nordamericana si è sviluppata una crescente opposizione di maggioranza, includendo buona parte dell’emigrazione cubana.
Nel VI Vertice delle Americhe a Cartagena de Indias, in Colombia, nel 2012, l’Ecuador si rifiutò di partecipare senza la presenza di Cuba e tutte le nazioni latinoamericane e caraibiche espressero la loro condanna al blocco e all’esclusione di Cuba da queste riunioni.
Vari paesi avvisarono che non ci sarebbero state altre riunioni senza Cuba.  
Cosi si giunse all’aprile  del 2015 —tre anni dopo— al VII Vertice di Panama, quando per la prima volta siamo stati invitati.    
Sulla base del rispetto e l’uguaglianza negli ultimi due anni sono state ristabilite le relazioni diplomatiche e sono stati realizzati passi avanti nella soluzione di problemi bilaterali pendenti, così come nella cooperazione e in temi d’interesse e beneficio reciproco, in maniera limitata è stata modificata l’applicazione di alcuni aspetti del blocco.
I due paesi hanno posto le basi per avanzare nella costruzione di una relazione di nuovo tipo dimostrando che è possibile convivere in forma civile, nonostante le profonde differenze esistenti.
Il presidente Obama ha terminato il suo mandato e si mantiengono il blocco, la Base Navale in Guantánamo e la politica di cambio di regime.
Gli annunci realizzati dall’attuale Presidente lo scorso 16 giugno sono un passo indietro nelle relazioni  bilaterali.  Molte persone e molte organizzazioni negli Stati Uniti e nel mondo lo pensano ed hanno espresso in maniera schiacciante una forte condanna ai cambi divulgati. Anche la nostra gioventù e le organizzazioni studentesche, le donne, gli operai, i contadini, i Comitati di Difesa della Rivoluzione, gli intellettuali e i gruppi religiosi, a nome dell’ immensa maggioranza dei cittadini di questa nazione lo hanno espresso allo stesso modo.
Il governo nordamericano ha deciso d’indurire il blocco con l’imposizione di nuove restrizioni alle sue imprese per commerciare  e investire in Cuba e di imporre ulteriori restrizioni addizionali si suoi cittadini per viaggiare nel nostro paese, giustificando queste misure con una vecchia retorica ostile propria della Guerra Fredda,  che si fa scudo con una presunta preoccupazione per l’esercizio e il godimento dei diritti umani e la democrazia da parte del popolo cubano.
Le decisioni del presidente Trump ignorano l’appoggio di vasti settori statunitensi, includendo la maggioranza della migrazione cubana all’eliminazione del blocco e per la normalità delle relazioni e soddisfano solo gli interessi di un gruppo d’origine cubana nel sud della Florida, sempre più isolato e minoritario, che insiste nel danneggiare Cuba e il suo popolo per aver scelto di difendere a qualsiasi prezzo il suo diritto d’essere libera, indipendente e sovrana.
Reiteriamo oggi la denuncia del Governo Rivoluzionario per le  misure di indurimento del blocco e riaffermiamo che qualsiasi strategia con la pretesa di distruggere la Rivoluzione con la coercizione o le pressioni o ricorrendo a metodi sottili  fallirà.
Ugualmente condanniamo la manipolazione  del tema dei diritti umani contro Cuba che ci deve inorgoglire molto per le conquiste realizzate e non deve ricevere lezioni dagli Stati Uniti nè da nessuno. (applausi)
Desidero ripetere come ho già  sostenuto  nel Vertice della CELAC realizzato in República Dominicana nel gennaio di quest’anno, che Cuba ha la volontà di continuare a negoziare i temi bilaterali pendenti con gli Stati Uniti,  sulla base dell’uguaglianza, il rispetto, la sovranità e l’indipendenza del nostro paese per proseguire il dialogo rispettoso e la cooperazione in temi d’interesse comune con il governo nordamericano.
Cuba e gli Stati  Uniti  possono  cooperare e convivere, rispettando le differenze e promuovendo tutto quello che apporti benefici  ai due paesi e ai due popoli, ma non ci si deve aspettare che Cuba per questo realizzi concessioni inerenti alla sua sovranità e indipendenza, e oggi aggiungo o che negozi i suoi principi o accetti condizioni di alcun tipo, come non abbiamo mai fatto nella storia della Rivoluzione.
Indipendentemente da quello che il governo degli Stati Uniti decida di fare o meno, noi continueremo ad avanzare per il cammino che abbiamo scelto sovranamente per il nostro popolo.
Viviamo in una congiuntura internazionale caratterizzata da crescenti minacce alla pace e alla sicurezza internazionali,  guerre d’intervento, pericoli per la sopravvivenza della specie umana e un ordine economico internazionale ingiusto ed escludente.
Si sa che dal 2010 gli Stati Uniti hanno messo in pratica il concetto di “Guerra non convenzionale”, concepito come un insieme di attività indirizzate a sfruttare le vulnerabilità psicologiche, economiche, militari e politiche di un paese avversario, con il proposito di promuovere lo sviluppo di un movimento di resistenza o l’insorgenza per intimorire, alterare o far cadere il suo governo.
Questo è stato sperimentato in nord Africa ed anche in Europa ed ha provocato decine di migliaia di morti, la distruzione di Stati, lo sgretolamento di società e il collasso delle loro economie.
 “Nuestra América”, che si è proclamata Zona di pace nel 2014 affronta oggi condizioni avverse.
La Repubblica Bolivariana del Venezuela soffre una guerra non convenzionale- che non è cominciata adesso, ma molto tempo fa- imposta dall’imperialismo e da settori oligarchici golpisti che hanno provocato la violenza nelle strade e azioni fasciste come le spaventose scene diffuse su giovani bruciati vivi.
L’intervento straniero contro la Rivoluzione Bolivariana e Chavista deve cessare. La violenza terrorista e golpista dev’ essere condannata in assoluto. Tutti si devono sommare al richiamo al dialogo e astenersi da azioni che contraddicono le intenzioni proclamate in maniera manipolatrice e demagogica.
L’ Organizzazione degli Stati Americani (OEA) e il suo Segretario Generale, devono smettere di aggredire il Venezuela e di manipolare selettivamente la realtà.
Si deve rispettare il legittimo diritto del Venezuela di dare pacifiche soluzioni ai suoi temi interni senza alcuna ingerenza esterna. Compete solo al sovrano popolo venezuelano l’esercizio dell’auto determinazione, alla ricerca di soluzioni sue proprie.  
Reiteriamo la nostra solidarietà al popolo venezuelano e alla sua unione civico militare guidata dal presidente costituzionale, Nicolás Maduro Moros.
L’aggressione e la violenza golpista contro il Venezuela danneggiano tutta “Nuestra América”  apportano benefici sono agli interessi di coloro che s’impegnano a dividerci, per esercitare il loro dominio sui nostri popoli senza che importi loro generare conflitti con conseguenze incalcolabili in questa regione, come quelli che stiamo vedendo accadere in differenti luoghi del mondo.
Avvertiamo oggi che coloro che pretendono di far crollare per vie non costituzionali, violente e golpiste la Rivoluzione Bolivariana e Chavista, assumeranno una seria responsabilità di fronte alla storia.
Esprimiamo la nostra solidarietà  al compagno  Luiz Inácio Lula da Silva, vittima di una persecuzione  politica e di manovre golpiste e gli esprimiamo la nostra solidarietà di fronte al tentativo d’impedire la sua canditura a elezioni dirette, con una inabilitazione giudiziaria.
Lula, Dilma Rousseff, il Partito dei Lavoratori e il popolo brasiliano avranno sempre Cuba al loro fianco.

Compagne e compagni:

Lo scorso 14  giugno il Consiglio di Stato ha accordato di convocare le elezioni politiche, mediante le quali si eleggeranno i delegati alle assemblee municipali e provinciali e i deputati dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare che eleggeranno il Consiglio di Stato e la presidenza del Parlamento.
Nello stesso giorno sono state costituite le commissioni elettorali che dirigeranno il processo nelle differenti istanze e sono state formate le commissioni di candidatura.
Non è inutile segnalare la trascendente importanza politica che riveste questo processo elettorale, che deve costituire un’azione di riaffermazione rivoluzionaria da parte del nostro popolo, e questo esige un arduo lavoro di tutte le organizzazioni e istituzioni.
Siamo sicuri che, come questo popolo ha dimostrato in occasioni precedenti, che le elezioni saranno un esempio di vero esercizio di democrazia sostenuto da una vasta partecipazione popolare, alla quale non partecipano partiti politici, nè si finanziano campagne, ma in cui le basi per proporre ed eleggere i candidati  sono il merito, la capacità  e l’impegno con il popolo.
Per terminare, compagne e compagni, restano solo 12 giorni per celebrare il 64º anniversario dell’assalto alle caserme Moncada e Carlos Manuel de Céspedes.
In questa occasione la manifestazione si realizzerà nella provincia di Pinar del Río e l’oratore principale sarà il Secondo Segretario del Comitato  Centrale, il compagno José Ramón Machado Ventura (Applausi).
Per la prima volta celebreremo il giorno della Ribellione Nazionale senza la presenza física del Capo della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro Ruz, e  proponiamo di affrontare le nuove sfide con la guida del suo esempio, la sua intransigenza rivoluzionaria e la sua fede permanente nella vittoria.
Molte grazie (forte applauso).

 (Versione stenografica del Consiglio di Stato - traduzione Gioia Minuti).