ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Photo: Estudio Revolución

Compagne e compagni:

Gli ultimi giorni dell’anno, com’è già abituale, sono stati caratterizzati da un’attività intensa. Sabato scorso abbiamo realizzato la riunione del Consiglio dei Ministri, che ha approvato di presentare in questa Assemblea il Piano dell’ Economia e il progetto di Bilancio per l’anno 2107, che oggi analizzeremo.
A differenza delle sessioni precedenti, non è stata realizzata in questa occasione la valutazione della marcia del processo di attualizzazione del Modello Economico e Sociale, considerando che si continua a lavorare alla proposta della sua Concettualizzazione, così come alle basi del Piano di Sviluppo Economico e Sociale sino al 2030, dopo che si è concluso per mandato del VII Congresso del Partito, il profondo e democratico dibattito svolto con le organizzazioni del Partito,della Gioventù, i rappresentanti delle organizzazioni di massa e di ampli settori della società.  
Speriamo che nel periodo del primo semestre del prossimo anno, il Plenum del Comitato Centrale approvi i due documenti programmatici.
Nella sessione ordinaria del dicembre 2015 avevo avvertito che l’andamento della nostra economia nel 2016 avrebbe affrontato limiti finanziari per via del crollo nelle entrate delle esportazioni, per la diminuzione dei prezzi dei prodotti principali e per i problemi nelle relazioni di cooperazione con altri paesi.
Già nel luglio del presente anno i fatti hanno confermato queste proiezioni sulle quali avevo informato il nostro popolo da questo Parlamento.  
Certamente, le limitazioni delle forniture di combustibili e le tensioni finanziarie si sono aggravate nel secondo trimestre, portando a un calo del Prodotto Interno Lordo allo 0.9%.
Nonostante questo sono stati preservati i servizi sociali gratuiti, come l’educazione e la salute pubblica per tutta la popolazione. Non c’è stato un collasso della nostra economia, né il ritorno degli apagones – tagli della luce-  che avevamo sofferto nei momenti più difficili del periodo speciale, come non pochi malintenzionati media internazionali della stampa ci auguravano.
Inoltre, pur nel mezzo di questo sfavorevole scenario, abbiamo rispettato strettamente gli obblighi contratti come risultato del riordino del debito esterno cubano.
Senza dubbio non è stato possibile superare la situazione transitoria che attraversiamo nei pagamenti correnti ai fornitori, e con questo obiettivo sono state eseguite e si realizzano un insieme di gestioni che permetteranno d’alleviare il panorama descritto.
Ringrazio ancora una volta i soci commerciali per la loro comprensione e la fiducia verso Cuba e reitero la volontà del governo di ristabilire lentamente la normalità in questa importante sfera e porre le basi per evitare la ripetizione nel futuro.  
Riferendoci all’andamento dell’economia cubana non possiamo dimenticare gli effetti negativi che genera il blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti che come voi sapete si mantiene in vigore. Un esempio di questo è che Cuba non può ancora realizzare transazioni internazionali in dollari statunitensi, e questo impedisce di portare avanti molti importanti affari in prospettiva.
Non vanno tralasciati i forti danni provocati dal pericoloso uragano Matthew che ha colpito con particolare violenza sei municipi dell’estremo est del paese, il 4 e 5 ottobre di quest’anno, con un saldo rilevante di distruzione di case, scuole e centri d’assistenza sanitaria, magazzini, installazioni industriali e alberghiere, così come severi danni all’infrastruttura stradale, elettrica, idraulica e delle telecomunicazioni.
Per fortuna, grazie alle misure adottate per la protezione della popolazione, non abbiamo lamentato perdite di vite umane, come per disgrazia è accaduto in altri Stati situati sulla rotta del fenomeno meteorologico, includendo varie decine anche nel territorio degli Stati Uniti.
Mi ritorna in mente che un uragano  molto più debole di questo, di categoria due, in un giorno come  questo, ma nel 1963, cioè 53 anni fa, il Flora, provocò la perdita di 1200 persone.
Per quello sorsero varie questioni, tra le quali tutte le dighe che abbiamo e che prima erano solo quattro o cinque nel paese; con quest’ultimo uragano, come ho già detto, non abbiamo subito perdite umane, nemmeno un ferito grave.
Si continua a lavorare, e continueremo.
Approfitto dell’occasione per ringraziare per tutte le espressioni di solidarietà e l’appoggio materiale che abbiamo ricevuto da molti paesi e dalle organizzazioni internazionali delle Nazioni Unite, per contribuire al recupero di questi territori.
Merita una citazione speciale l’aiuto offerto dalla fraterna Repubblica Venezuelana, per iniziativa del suo presidente, il compagno Nicolás Maduro Moros.
Per quel che riguarda il piano e il bilancio per il 2017 devo avvisare che persisteranno tensioni finanziarie e sfide che potranno anche peggiorare in determinate circostanze; senza dubbio prevediamo che l’economia cubana riprenderà un cammino in salita e che il PIL - Prodotto Interno Lordo -crescerà moderatamente attorno al 2%.
Con questo proposito dovremo eseguire tre premesse decisive, che sono: garantire le esportazioni e il loro pagamento opportuno; incrementare la produzione nazionale che sostituisce le importazioni e, non meno importante, ridurre tutte le spese  non indispensabili e utilizzare razionalmente e in modo efficiente le risorse disponibili. Nello stesso tempo, tra le difficoltà continueremo a realizzare i programmi  degli investimenti in funzione dello sviluppo sostenibile dell’economia nazionale.
Concediamo  una grande importanza alla necessità di rendere dinamici gli investimenti  stranieri in Cuba, in corrispondenza con la Linea No.78 di Politica Economica e Sociale del Partito e la Rivoluzione, approvata nel Settimo Congresso.
Riconosco che non siamo soddisfatti in questa sfera e che sono state frequenti le dilazioni eccessive nei processi di negoziato.
È necessario superare, una volta per tutte e per sempre, la mentalità obsoleta piena di pregiudizi contro l’investimento straniero.
Per avanzare risolutamente in questa direzione dobbiamo eliminare falsi timori verso il capitale esterno; non andiamo e non andremo verso il capitalismo. Questo è assolutamente scartato e così si legge nella nostra Costituzione e si manterrà, ma non dobbiamo avere timore e ostacolare quel che possiamo fare nella cornice delle leggi vigenti.
Per questo è necessario assicurare la preparazione e la specializzazione sistematica dei quadri e degli specialisti che trattano i negoziati, così come approfondire le mancanze e gli errori commessi nel passato per non ripeterli mai più.
Come si sa, questa piccola isola non produce tutto il combustibile che necessita e ne deve importare volumi considerevoli, il cui costo pende come una spada di Damocle sulla nostra economia.
Senza rinunciare all’incremento della produzione nazionale di petrolio, anche per la quale sono necessari investimenti, dobbiamo accelerare lo sviluppo delle Fonti Rinnovabili d’Energia che attualmente corrispondono solo al 4.65% della generazione di elettricità.  
Per questo abbiamo condizioni più che sufficienti nell’energia solare o fotovoltaica, l’eolica e la biomassa. Questo è uno dei settori strategici nei quali dobbiamo potenziare decisamente l’investimento straniero.
Precisamente questi due ultimi temi che sto toccando, sono stati a loro volta discussi nell’ultima riunione del Consiglio dei Ministri pochi giorni fa, mantenere – dicevo- la cifra del 24% alle quale si aspira secondo il Piano sino al 2030, ma in realtà lavorare per superarla per questa data.
Passiamo a un altro punto. Stamattina questa Assemblea ha accordato di continuare a lavorare sino alla conclusione dell’attuale legislatura, nel 2018, all’esperimento che si applica nelle province d’Artemisa e Mayabeque, nell’interesse di separare la direzione dei consigli d’amministrazione delle Assemblee Provinciali e Municipali del Poder Popular.
Questo esperimento che si applica da cinque anni coincide con la creazione delle due province ed ha permesso di mettere in pratica un gruppo di principi organizzativi e di funzionamento degli organi di governo, permettendo che le assemblee locali del Potere Popolare incrementino l’attenzione dei consigli popolari, dei delegati di circoscrizione e della popolazione in generale.   
Ugualmente abbiamo delimitato le funzioni statali da quelle delle imprese nell’ambito locale, con la creazione in queste province di un sistema d’imprese per prestare servizi al popolo. Tutto questo ha facilitato la riduzione, in maniera sensibile, del numero di funzionari e quadri delle strutture di direzione nelle province e nei municipi.
Nonostante questo è stato presentato un insieme di mancanze che senza danneggiare i concetti essenziali dell’esperimento hanno impedito il consolidamento del modello di gestione messo in pratica e che l’applicazione  al resto del paese costituisca un successo.   
Uno dei fattori principali evidenziati è l’elevato livello di fluttuazione dei quadri in queste realtà, con l’insufficiente completamento dei collettivi, perchè si sottovalutano la selezione, la preparazione e il controllo personale. 
A questo si sommano l’insufficiente attenzione e controllo degli organismi e delle entità nazionali al processo di sperimentazione, con un ritardo dell’ implementazione delle decisioni stabilite.  
Considero che gli errori sono stati identificati e che è una decisione adeguata la proroga dell’esperimento.
Ora quello che corrisponde a tutti noi e in particolare alla Commissione Permanente per l’implementazione e lo sviluppo, assieme alle strutture del Partito nelle differenti sedi, è superare gli errori e avanzare senza passi indietro verso il termine, nella nuova tappa concessa.
Sin dal principio avevamo stimato che non era un impegno facile e la vita ci sta dimostrando che non c’è compito facile in questo terreno e che tutti gli accordi per il perfezionamento sono pieni di compiti difficili.
Niente è facile e si deve dedicare tutto il tempo necessario a tutte le voci; nessuno di questi compiti si può realizzare positivamente con superficialità e tanto meno occupandosene di tanto in tanto.

Compagne e compagni:

Nel mio discorso del 3 dicembre, in Piazza della Rivoluzione Maggior  General Antonio Maceo Grajales, en Santiago de Cuba, annunciai la volontà del leader storico della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro Ruz, che il suo nome e la sua figura non saranno mai utilizzati per denominare istituzioni, piazze, parchi, strade, viali o altri luoghi pubblici, nè si erigeranno in sua memoria monumenti, busti, statue o altre forme simili d’omaggio.
Oggi il nostro Parlamento ha stabilito in Legge la volontà espressa dal compagno Fidel sino alle sue ultime ore di vita.
Il ledaer storico della Rivoluzione cubana ci ha lasciato come legato il suo esempio immortale, il suo assoluto ottimismo e la sua fede nella vittoria.
È mia opinione e in modo simile lo ha espresso il compagno Estéban Lazo nell’apertura di questa sessione,  che il miglior monumento ai suoi ideali e alla sua opera è rendere reali ogni giorno i postulati contenuti nella sua brillante definizione del concetto di Rivoluzione che rese pubblico il 1º maggio del 2000, che milioni di cubani abbiamo firmato nella cornice delle attività organizzate per rendere un dovuto omaggio a chi non ha mai ingannato il suo popolo.
Ed è così, come ha detto nel premonitore discorso pronunciato l’8 gennaio del 1959 giungendo nella capitale, all’accampamento militare noto come Colombia - oggi Città Libertà - circa 58 anni fa, quando la Carovana della Libertà entrò trionfante a l’Avana.
Dato che mi aveva lasciato come capo della provincia orientale a Santiago di Cuba, capoluogo allora delle oggi cinque province orientali, io vidi il discorso per televisione, di sera tardi, e quelli che hanno la mia età ricordano come me che fu emozionante, con le colombe bianche che gli si posero sulla spalla, etc. Io non mi ricordavo bene quello che ora vi leggerò, ma sì mi ricordo come cominciò : “L’allegria è immensa, ma  resta molto da fare ancora… noi non immaginiamo che d’ora in avanti tutto sarà facile, ma che forse da adesso tutto sarà più difficile”.
Non ricordavo con chiarezza quest’altra frase che leggerò e prima di leggerla qui ho cercato la registrazione oltre allo scritto, ed era testualmente così.
Disse in quel momento:  “So  che mai più nelle nostre vite presenzieremo di nuovo una folla simile”, e si stava riferendo al ricevimento qui a L’Avana e per tutto il percorso.
“Eccetto che in un’altra occasione nella quale sono sicuro che si riuniranno di nuovo le folle, e quello sarà il giorno in cui si muore, perchè noi, quando dovranno portarci alla tomba, quel giorno, riuniremo di nuovo tanta gente come oggi, perché noi non tradiremo mai il nostro popolo”, fine della citazione e applausi.
Fidel se n’è andato invitto, ma il suo spirito di lotta rimarrà nella coscienza di tutti i rivoluzionari cubani di oggi di domani e di sempre e lo dimostreremo nella rivista militare e marcia del popolo combattente, il 2 gennaio, in occasione del 60º anniversario dall’eroico sollevamento di Santiago di Cuba e dallo sbarco dei ribelli del Granma, il giorno delle Forze Armate Rivoluzionarie, in omaggio al Comandante in Capo della Rivoluzione cubana e della nostra gioventù.
Mi resta da dire solamente che tra pochi giorni festeggeremo un nuovo anniversario del trionfo della rivoluzione e l’inizio di un nuovo anno giunga al caro popolo di cuba le nostre più calorose felicitazioni. Questo è tutto. (Applausi - Versione stenografica del Consiglio di Stato/Traduzione Gioia Minuti).