ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Photo: Ismael Francisco

Caro  Fidel:
ho appena saputo e la notizia è stata devastante. Non smetto d’immaginarti steso in un angusto letto di legno che è divenuto il tuo ultimo rifugio.
E io sono qui seduto all’entrata della casa pensando a quello che dirò al mondo e a come nasconderò queste lacrime, anche se alcuni pubblicisti diranno che è meglio che si vedano, perchè così si costruisce la leggenda.
Le leggende non si possono costruire e tu sei una, forgiata con lo stesso colpo di mitraglia e la bandiera sventolando nell’accampamento sulla Sierra, senza importare se è selva o pampa, che è sempre uguale la battaglia.
Fa male nel più intimo di coloro che chiamiamo la nostra terra questo pezzo di geografia che possiamo percorrere e che percorre noi.
Io penso d’essre stato fortunato, perchè sono arrivato su questa sedia vecchio e la faccia da bonaccione non se n’è mai andata nonostante la prigione e la tortura. Le critiche sono stete meno, non ho dovuto affrontare il rigore dello scrutinio pubblico che tu hai affrontato con questa statura di gigante, con la quale hai deto l’esempio al mondo.
Io non sono stato forzato a dibattermi tra patrioti e traditori; nessuno mi ha chiamato tiranno, ma questa sorte si può intendere anche in modo different.
Il mondo che io ho affrontato è quello delle carte di credito e delle vite consumate in una  lotta per la quale non c’è guerriglia possibile.
Tutti mi ascoltano con attenzione, mi applaudono e continuano a cercare di riempire  le loro vite vuote con cose che li consumano, a rate, ma inevitabilmente.
A te resta Cuba che continuerà lì senza analfabetismo, con il miglior sistema di salute pubblica, con la miglior educazione del continente, ed io sempre qui nella battaglia, non per la vita ma contro la dimenticanza, coinvolto in una lotta che  non ha senso, perchè il sud diviene più sud ogni giorno e i mostri insistono nella loro avanzata e adesso ci assaltano su tutti i fianchi.
La breve illusione del continente bolivariano torna a svanire con la dipartita di Hugo, l’ignominiosa uscita di Dilma e Cristina.
Il mio confino in uno scanno del Parlamento e il nostro divenire orfani, presto, in qusta mancanza di senso di un mondo che non apprende dalla sua storia e ci divorerà nuovamente.
Le ombre sono in agguato per oggi caro amico; tu te ne sei andato e non avremo per lo meno in questo ciclo un’altra di quelle chiacchierate interminabili che apportavano amore  e vittoria, dalle quali io uscivo ringiovanito, sentendo che potevo affrontare la più temibile gargola o superare l’abisso con  un solo impulso. La tristezza è inevitabile.
Ma che diresti tu? “Vai matto che non si deve andare così tristi!
Non serve… è solo pelle e carne. Non fare il morto tu, che la lotta continua ed è per andare avanti sicuramente!”. E io dico alla mia mente – farneticando – lui non parlava così, non essere irriverente, meglio pensare che avrebbe detto qualcosa di più brillante, non i racconti di questo vecchio matto che viene applaudito dalle folle ma che non ha potuto muovere il suo popolo come te.  
Che dalla Orientale sorgerà una battaglia finale? Difficile ma non impossibile e intanto  a te, in questa stella dei Caraibi, un sorriso e un Hasta la victoria… siempre!
El Pepe ( Traduzione GM – Granma Int.)