ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Photo: Juvenal Balán

Santa Clara – Questo giovedi 1 dicembre è stato uguale a quel 6 gennaio del 1959, il giorno dei Re Magi – l’Epifania-  quando il popolo di Santa Clara scese per le strade a ricevere il più grande regalo della sua storia: l’arrivo di Fidel al fronte della carovana che portava la tanto attesa libertà.
Ora migliaia e migliaia di villaclaregni hanno colmato le strade e i viali per dire addio all’uomo che ha cambiato il destino di Cuba.

Photo: Juvenal Balán

Stavolta non è arrivato da oriente, ma dopo una notte d’incontro e di lotta con suo fratello di mille battaglie, il Che Guevara, con il quale sicuramente ha tracciato piani e nuove mete, perchcè  non è questo il tempo di mettere le armi da parte.
Non è stata lo stessa allegria di quei giorni iniziali della Rivoluzione trionfante, quando Fidel venne a parlare a un popolo ansioso di vedere e ascoltare l’uomo che aveva sbaragliato la dittatura di Batista e che prometteva di realizzare il sogno che Martì non aveva concluso.

Photo: Juvenal Balán

Santa Clara e Villa Clara si sono riunite per dire “Hasta Siempre Comandante” e non poteva essere diversamente.
L’uomo che adesso parte verso l’immortalità,  è responsabile d’aver riempito questa terra di scuole, ospedali, centri scientifici, istituzioni culturali e sportive e, la cosa più importante, ha restituito la dignità che era macchiata, a questo popolo.
Julio López, membro della Colonna 1 José Martí ha parlato delle cose realizzate con il suo Capo nella Carovana della Libertà.
“Mi sento il cuore stretto per tanto dolore. Fidel mi ha fatto sentire l’uomo più felice del mondo ed ora mi fa sentire il più triste”.

Photo: Juvenal Balán

Santa Porra,  di un paese vicino, ha scritto Fidel sulla fronte e tra le lacrime ha detto che: “Ora tocca lottare uniti per mantenere questa Rivoluzione che è costata tanto”.

Photo: Juvenal Balán

Al passaggio della Carovana un coro appassionato grida con emozione una  e mille volte “Io sono Fidel”, una frase che dice il sentimento e la volontà delle persone che dicono che lui non se ne va da questo popolo.
Ubernel Torres, un giovane di  Ojo de Agua,  è venuto con sua milgie Yuleidy e la piccola Laureny ed hanno scattato foto al passaggio della Carovana, perché quando lei sarà grande possa comprendere la grandezza di questo leader che ha fatto tanto per l’umanità.
“Non pè stato un dirigente qualsiasi quello che se n’è andato fisicamente, dice,  un giorno spiegherò a mia figlia quanti bambini morivano prima della Rivoluzione e quanti invece sono morti nell’anno in cui è nata lei, e le dirò che quell’Eroe che è passato in cenere davanti ai suoi occhi, è responsabile del fatto che lei crescerà immunizzata contro parecchie malattie che prima erano mortali”, ha segnalato ancora il papà. ( Traduzione GM - Granma Int.)