ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Personale d’appoggio dei Giochi Olimpici. Photo: Ricardo López Hevia

Río de Janeiro – Mi chiedono con insistenza della quantità di medaglie che potrebbe vincere Cuba nei Giochi che s’inaugurano oggi in questa città.
Le domande non provengono solo dall’Isola, ma anche da Cesar, uno dei lavoratori nell’edificio dov’è ospitata la stampa cubana.
Qui mi ha fatto la famosa domanda: “Quante medaglie vinceranno?”   
In portoghese : Quantas medalhas eles levaram?
Gli ho detto “molte” senza altri argomenti e lui ha risposto  “Eu sei que você é muito bom em esportes”. Ossia “io so che voi siete molto buoni negli  sports”.
Cesar conosce la ricca storia sportiva cubana, quella che ha vinto in questi Giochi più di 70 medaglie d’oro e ha visto più di 200 tra donne e uomini sul podio delle premiazioni.
E questa è la ragione e la principale motivazione della delegazione  con la bandiera della stella solitaria, qui a Río de Janeiro.
Altri la pensano in modo differente e credono anche che la presenza di Cuba qui è molto lontana da questo pedigree.
Che  lo sport è retrocesso nell’Isola,  che i migliori atleti hanno deciso di andarsene dal paese, che la situazione economica e anche che il regime politico scelto dalla stragrande maggioranza del nostro popolo corrode lo sviluppo sportivo, e che queste sono alcune della matrici che circolano o vogliono far circolare nelle orecchie dei partecipanti a questo appuntamento sotto i cinque anelli.
Ho commentato a Cesar che sarà difficile per noi scalare il podio.
Gli ho ricordato un dialogo con il presidente del Comitato Olimpico Cubano, José Ramón Fernández, che mi disse che per conquistare una medaglia d’oro nei Giochi Olimpici ci si deve arrampicare su un “albero de corojo”.
 Cesar nel suo portagnolo (portoghese più spagnolo), mi ha fatto la stessa domanda che io avevo fatto al dirigente: “Che cos’è un albero di  corojo?”
“O que é um grupo de óleo de palma?”
Il lavoratore della manutenzione non si sbagliava, perchè Fernández mi aveva spiegato che era una “palma panciona piena di spine” per illustrare la complessità di vincere un titolo di campione in questi appuntamenti.
Ho spiegato a Cesar che veniamo con una delegazione di 124 atleti che parteciperanno a poco più di 100 gare delle 306 del programma, ossia che è indispensabile un’altissima efficienza nello scenario della lotta per queste molte medaglie delle quali parlava.
Ma lui mi ha risposto:  “Cuba não tem dinheiro, mas sabe lutar e não é arrogante, é um exemplo”.
La frase del nostro amico era : “Cuba non ha denaro, ma sa lottare. Non è arrogante: è un esempio la dignità con cui ha presieduto le presentazioni del piccolo paese nell’arena sportiva internazionale, al disopra degli alti livelli di preparazione ottenuti con molto sforzo, e realmente se siamo a questa altezza non importa salire sul podio, saranno molte le medaglie che otterremmo.
Così che se saranno sette, dieci o di più, numeri che possono divenire una realtà dato che esistono potenzialità per questi calcoli. e se sono meno è perché esiste anche il contrario Cesar ci ha appena ricordato che Cuba “é um exemplo” e questo è quello che va difeso in pista, nel ring, sul tappeto, nelle acque del canale, dalle linee di tiro e nei materassini della lotta e i tatami del judo.
Competere con questo onore può o meno apportare medaglie, ma quello che non mancherà saranno il riconoscimento e l’applauso per il rispettabile. ( Traduzione GM - Granma It.)