OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
Alba TCP. Photo: Estudios Revolución

Buona sera.

Questo incontro è a rovescio: Maduro, Ralf e Daniel hanno parlato poco e adesso io dovrò parlare un po’ di più.(risate)  

Caro  Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba;

Stimati capi di Stato e di Governo dell’ALBA-TCP;

Stimati capi delle delegazioni e invitati:

Studenti delle nostre università, presente e futuro della nazione cubana.
Oggi ci dirigiamo a voi, giovani di Cuba, dell’ America Latina e dei Caraibi!
Siamo venuti sino a questa gloriosa scalinata per celebrare i 15 anni  dell’ALBA-TCP, perchè questa alleanza ha le sue radici nel primo incontro di due giganti di Nuestsa America: il Comandante in Capo della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro Ruz, e l’allora (giovane) leader del Movimiento Bolivariano 200, Hugo Rafael Chávez Frías.
Quell’incontro, che cambiò la storia dell’America Latina e il Caraibi e colpì  il mondo, avvenne dal 13 al 15 dicembre del 1994.
Oggi viviamo giorni complessi e incerti per la regione e il mondo. E fu vicino a  qui, nell’Aula  Magna dell’Università de L’Avana, che si ascoltarono per la prima volta analisi e proposte premonitrici di quello che col tempo e gli sforzi uniti, con l’avanzare dei governi progressisti, si cristallizzò nel 2004 come paradigma dell’integrazione solidale che conosciamo come ALBA-TCP.
Abbiamo scelto la Scalinata, la porta della nostra Università, una delle più antiche d’America, perché qui transitano ogni giorno il presente e il futuro d Cuba e di buona parte del resto del mondo, giovani provenienti da nazioni fraterne, studenti che condividono aule e sogni con i nostri figli.
Crediamo fermamente che le università non possono restare svincolate dal nostro mondo e i suoi  assillanti problemi.
Qui Fidel è diventato rivoluzionario, qui Hugo Chávez ha parlato ai suoi contemporanei dell’America  Latina, qui si studia e si pensa a quel mondo migliore possibile che noi rivoluzionari ci siamo proposti di conquistare.

Sorelle e fratelli:

Esattamente un anno fa l’Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America si è riunita con l’obiettivo di stabilire posizioni comuni di fronete alla prevedibile intensificazione delle aggressioni contro le nostre nazioni. I pronostici d’allora non erano esagerati.
Il Governo degli Stati Uniti e i loro alleati hanno spiegato e insistono in una feroce campagna senza scrupoli di destabilizzazione nella regione.
Lo fanno riprendendo la brutale applicazione della Dottrina Monroe con cui l’attuale amministrazione di Washington si è impegnata in maniera aperta e prepotente.
Intensificano le azioni contro la fraterna Repubblica Bolivariana del Venezuela, violando i più elementari principi del Diritto  Internazionale.
Sono giunti al limite di designare chi potrebbe parlare in nome del Venezuela e decidere del destino del denaro e degli immobili del paese al di fuori del suo territorio.  Mai nella storia era stata offesa così tanto la democrazia, parlando a suo nome mentre la si calpesta.
La recente applicazione contro il Venezuela dell’obsoleto Trattato Interamericano d’Assistenza Reciproca (TIAR) —che non è mai servito per salvaguardare gli interessi della regione, è un’altra avvertenza che la pace, la democrazia e la sicurezza sono seriamente minacciate.
Quale altro obiettio avrebbe il riscatto di un’istituzione come il TIAR che ha avallato colpi di Stato, favorito dittature militari e non è stato capace d’ appoggiare nemmeno uno dei suoi membri quando una potenza extra regionale occupava territori e scatenava una guerra?
Gli Stati Uniti hanno articolato attacchi contro la patria di Bolívar e Chávez senza comprendere che la determinazione del suo popolo si rinforza sempre più di fronte alle aggressioni esterne.
Hanno fallito e continueranno a fallire di fornte alla solida unione civico militare, al coraggio di milioni di venezuelani che hanno giurato d’essere  sempre leali  e non tradire mai. (applausi).
Qui c’è nostro fratello  Nicolás Maduro  come rappresentante di questa unione vittoriosa e ferma.
Viva la Rivoluzione Bolivariana! (esclamazioni di: “Viva!”)
Reiteriamo la nostra solidarietà con la Rivoluzione Popolare Sandinista che con il suo presidente alla guida, il Comandante Daniel Ortega Saavedra, resiste agli attacchi imperiali contro il Nicaragua senza badare alle minacce e si sforza nel suo cammino di riconciliazione, pace e giusto sviluppo per il suo paese.
Viva la Rivoluzione Sandinista! (esclamazioni di: “Viva!”)
Celebriamo la liberazione del leader dei lavoratori brasiliani  ed ex presidente di questo paese, il compagno Luiz Inácio “Lula” da Silva, e  chiamiamo tutti a continuare a reclamare la sua piena libertà, il recupero della sua innocenza e la restituzione di tutti i suoi diritti politici.
Di fronte alle cospirazioni imperiali e alla politicizzazione dei sistemi giudiziari, di fronte alla corruzione e al discredito della politica attraverso agenti dell’imperialismo, del neoliberalismo e dei media di comunicazione,
Lula è l’esempio che  avremo sempre la risorsa di lottare per la verità, la dignità e la solidarietà per vincere le falsità.

Bolivia, il fratello assente, merita una citazione a parte.

Il colpo di Stato al presidente costituzionale Evo Morales Ayma ha confermato che agli Stati Uniti e alle forze reazionarie non importa schiacciare con qualsiasi mezzo le libertà e i diritti umani dei popoli, con il fine di rovesciare i processi emancipatori nella regione. Come sempre hanno usato il loro pedone fedele: L’Organizzazione degli Stati Americani  (OSA).
Non sorprende che, come impone il libretto imperiale, la prima azione di poltica estera dei golpisti in Bolivia à stato uscire dall’ALBA.
In paesi come Bolivia, Cile, Colombia, Ecuador e Brasil vediamo con dolore e indignazione che cresce il numero dei morti, e sono migliaia i feriti, mentre aumentano le lesioni oculari provocate a centinaia di giovani in azioni di repressione brutale  che ricordano i giorni tenebrosi delle dittature militari.
Si assassinano gli attivisti sociali, i giornalisti, gli ex guerriglieri.
I casi di violenza, tortura e violazioni di detenuti sono già centinaia.
Molti dei capi militari e della polizia che sono protagonisti dell’orribile repressione hanno studiato e sono stati addestrati  nella scomparsa Scuola delle Americhe. Quelli che perseguitano i leaders della sinistra e i progressisti hanno studiato nell’attuale Accademia Internazionale per l’Applicazione della Legge,  anch’essa di fattura  yanquee.
Con ammirazione seguiamo  di giorno in giorno il corso drammatico della resistenza dei popoli e la loro crescente mobilitazione.
Da qusta tribuna condanniamo con forza il silenzio complice e vergognoso di molti e la manipolazione e l’adeguamento dei media di comunicazione multinazionali e l’oligarchia su quello che è avvenuto in Bolivia.
E qui, oggi, Cuba  hoy aquí, Cuba ratifica il suo appoggio e la sua solidarietà con il compagno Evo Morales Ayma (applausi).  
Che vivano i governi e i popoli che onorano la propria dignità e la sovranità accogliendo e appoggiando i leaders perseguitati!  (esclamazioni di: “Viva!)
Il nostro personale di salute che prestava servizio in Bolivia, conosce da vicino la brutalità dei golpisti, le cui forze repressive guidate direttamente dagli Stati Uniti, hanno aggredito fisicamente  due collaboratori cubani e 54 di loro sono stati ingiustamente detenuti per diversi giorni.
Membri della Brigata Medica Cubana, senza alcun motivo, sono stati perquisiti in forma umiliante e spogliati dei loro oggetti personali. Le autorità golpiste hanno istigato l’odio contro i cubani.
La vigliaccheria di questi golpisti repressori ha contrastato con la dignità e il coraggio dei nostri abnegati professionisti che meritano un riconoscimento per il loro atteggiamento fermo, figlio della tradizione internazionale cubana. (applausi).
Tutti sono già tornati in patria pronti a difenderla e per una prossima missione.
I fatti accaduti i Bolivia scuotono  gli allarmi e ci allertano.
Ancora una volta “la tigre si apposta”, come diceva  Martí nel suo magnifico saggio“Nuestra América”:
“La colonia continua a vivere nella repubblica e Nuestra America si sta salvando dai suoi gravi errori (…) per la virtù superiore, concimata dal sangue necessario della repubblica che lotta contro la colonia.  La tigre aspetta dietro ogni albero, raggomitolata in ogni angolo”.
Nella  nostra  recente visita in Argentina per assistere alla nomina presidenziale  di Alberto e di Cristina, abbiamo sostenuto un profondo dialogo con importanti intellttuali e artisti di questo paese.
Abbiamo raccolto da tutti loro la più formidabile critica al neoliberalismo “la tigre in agguato” e alle sue gravi conseguenze per i popoli d’America, che sono stati distrutti dai loro esperimenti neoliberali.
Il cineasta e attuale ministro di Cultura argentino, Tristán Bauer ha appena documentato i gravi costi sociali del neoliberalismo nei quattro anni di macrismo, in un documentario intitolato: Terra  spianata.
Altri hanno ricordato che questi processi s’installano con una poderosa rete mediatica che i progetti progressisti devono affrontare in una battaglia asimmetrica. E si è proposto di promuovere una sorta di strategia culturale che risolva queste asimmetrie.
Quello che resta della mentalità coloniale in America deve sparire prima che scompaiano i nostri popoli e loro sogni d’emancipazione e integrazione, il grande debito dai tempi di Bolívar.
È essenziale seminare idee e valori per difendere le nostre conquiste.
Ed è d’obbligo integrarci nell’area della comunicazione per far sì che la mentalità coloniale non c’inghiotta con il suo carico di simboli falsi, come gli specchietti che i conquistadores davano ai nostri nobili abitanti in cambio delle ricchezze naturali con le quali hanno costruito il loro potere.
Le magnifiche idee che in appena due ore sono state formulate nell’incontro con gli amici argentini, ci confermano le enormi potenzialità dell’immaginativa intellettualità latino americana, i cui  migliori esponenti sono sempre stati alleati delle battaglie per la giustizia sociale.

Compagne e compagni:

Di fronte alle più brutali pressioni statunitensi, Cuba ha ottenuto una risonante vittoria nelle Nazioni Unite, quando 187 paesi hanno votato a favore della risoluzione  che reclama la fine del blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti.
Quelli che non hanno avuto il valore per resistere alle pressioni yanquee e non hanno osato condannare il blocco imposto a Cuba, caricano la responsabilità di appoggiare una politica che nessun popolo di questa terra approva, perchè è criminale, perchè viola i diritti umani di milioni, perchè è extraterritoriale, illegale e infame.
E perchè quello che fanno oggi contro  Cuba, lo faranno  domani contro altre nazioni, com’è stato provato più di una volta negli ultimi anni.
Nessuno è libero dalla frusta dell’impero e permettere che si colpisca un altro è come aprire il cammino al colpo su tutti.
Ci compiace sapere che questa attitudine non riflette quello che realmente sentono i popoli fratelli di Brasile e Colombia.
Nelle vittorie come la condanna al blocco nella ONU, l’ALBA è stata e deve continuare ad essere un fronte d’unità e resistenza all’impero, al golpismo e alle posizioni d’ingerenza che motivano solo la dignità di uomini e donne onorati del nostro continente.
Ugualmente salutiamo e ci stimolano le vittorie progressiste in Messico e Argentina, i cui nuovi governi hanno già mostrato in un breve periodo il loro impegno con la pace, la democrazia, lo sviluppo e la giustizia sociale dei popoli e con la genuina unità e integrazione di Nuestra  America.
Negli ultimi mesi abbiamo ascoltato accuse ridicole contro le rivoluzioni cubana e bolivariana, nel  vile tentativo di giustificare quello che non vogliono capire: le profonde ragioni delle ribellioni popolari contro il neoliberalismo che continuano a succedersi in varo paesi della regione. Non ci sorprendono.
Le manifestazioni popolari sono il risultato delle lotte contro la disuguaglianza e le ingiustizie sociali accumulate durante anni.  
E rimarranno e cresceranno sino a che non si rimedieranno le loro cause.
Quelli che reprimono rifiutano di leggere in queste manifestazioni le loro vere cause, perché per installarsi, il neoliberalismo cerca d’impedirci d’avere una coscienza storica, proponendo la distorsione del tempo.  Per questo i suoi ideologi, come Francis Fukuyama, insistono che “la storia è terminata”.
Pretendono di dirci che il capitalismo è eterno. E così vogliono rendere eterna  la disuguaglianza sociale, la miseria, l’esclusione.  Il tempo è storia!  
E la nostra si appoggia in Bolívar, San Martín, Sucre, Martí, Che, Fidel, Chávez, Sandino, la lotta contro la schiavitù, contro il dominio spagnolo, contro le invasioni e contro il blocco a Cuba da parte dell’imperialismo genocida.
Il neoliberalismo obliga l’economia mondiale a passare dalla produzione alla speculazione.  Mentre il Prodotto Interno Lordo  mondiale cresce a una media annuale da 1 % al 2 %, la resa finanziaria cresce più del 5 % l’anno.  
Mentre ottocento venti milioni di persone sono minacciate dalla morte per fame, i paradisi fiscali custodiscono venti trilioni di dollari!
Il neoliberalismo produce quello che Marx avev apresvisto: la gente già non vale per essere umana, ma per il valore della merce che porta. È la brutale disumanizzazione.
Il neoliberalismo non promuove la globalizzazione, ma è globo-colonizzazione.  Il suo proposito è fare del mondo un grande mercato al quale hanno accesso solamente i ricchi e gli altri restano esclusi. Sono esseri scartabili condannati a una morte precoce.
Il neoliberalismo si basa nella competitività, il socialismo nella solidarietà.  Il neoliberalismo nel cumulo privato della ricchezza, il socialismo nella condivisione della ricchezza.  
El neoliberalismo si basa nella difesa degli interessi del capitale, il socialismo nei diritto umano e in quelli della natura.
Quallo che gli Stati Uniti e gli oligarchi non ci perdonano è che abbiamo costruito modelli inclusivi e impegnati con il popolo, anche sotto le pressioni e gli assedi delle sanzioni e dei blocchi.
Possiamo dargli la formula: noi costruiamo modelli per l’1%.
Non construiamo modelli d’esclusione.  Costruiamo modelli solidali e pratichiamo l’integrazione (applausi).
E  non ci perdonano di associarsi solidariamente tra  latino-americani e caraibici senza tutele imperiali.
Non ci perdonano perchè noi scegliamo di far prevalere lindipendenza, la libertà, la sovranità sulle nostre risorse e la libera determinazione, e abbiamo dimostrato d’essere capaci di difenderle.
Quello che non perdonano a Cuba è che difendiamo la filosofia di condividere solidariamente quello che abbiamo, di portare salute e conoscenza, dove altri portano armi, insegnare a leggere e scrivere o ridare la vista o salvare la vita a coloro che non avevano mai avuto servizi di salute degni.
Ora, quando come risultati della congiura imperialista e oligarchica in alcuni luoghi si è interrotta la cooperazione che offre Cuba, osserviamo con preoccupazione che milioni di latinoamericani sono stati spogliati del loro diritto umano alla salute. Agli oligarchi non importa e si piegano alla patologica campagna yankee.
Le sole forze militari e di sicurezza che interferiscono nei temi interni dei paesi, che minacciano l’America Latina e i Caraibi, sono le statunitensi.
Cuba resisterà a tutte le minacce.  Siamo induriti nella lotta.  Abbiamo un popolo unito.  Contiamo con la solidarietà del mondo, dei popoli dell’America Latina e dei Caraibi e specialmente con i nostri fratelli dell’ALBA.
Non rinunceremo al socialismo!  
Non rinunceremo alla solidarietà!
Non rinunceremo all’amicizia!  
Non rinunceremo alla dignità! (applausi.)

Compagne e compagni  dell’ ALBA:

Reitero l’abbraccio di questo popolo nobile, valoroso e solidale da questa bella città che ha appena compiuto 500 anni di storia e di lotte, alla quale potranno sempre tornare per ricevere l’affetto di coloro  che non si arrendono e continueranno la Rivoluzione vibrante che ci ha portato sino a qui.
Terminemo come terminano sempre le manifestazioni in questa storica Scalinata: con la celebrazione della vita, del futuro che si forma qui per rendere possibile il mondo migliore per il quale hanno versato il loro sangue e dato le proprie vite  tante generazioni.

Siamo Cuba!
E siamo anche America latina e Caraibi, tutti uniti per l’ ALBA-TCP!
Hasta la victoria siempre!
Ovazione (Versioni Stenografiche  Presidenza della Repubblica/ Traduzione Gioia Minuti).