ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

Un concetto che El caballoha ribadito in ogni occasione: nelle interviste rilasciate ai principali quotidiani italiani e alle televisioni, nelle conversazioni con i cittadini che, mentre passeggiava per la strada, lo hanno riconosciuto e hanno fraternizzato con lui.Ma l’impegno di Juantorena al Festivaletteratura di Mantova non si è esaurito nell’intervista rilasciata a Buffa. Dopo qualche ora, promosso da Press Tours, dal Mantova Travel Group e dall’Ente del turismo di Cuba, ha presentato, insieme agli autori Roberto Borroni e Adalberto Scemma, il libro “Juantorena: la rivoluzione di corsa”.Anche in questo occasione sala affollata e tanto affetto nei confronti di Cuba e del campione, la cui vicenda umana e sportiva si è intrecciata con la storia della rivoluzione cubana dopo il 1959 così come raccontato nel libro.

La presenza di Juantorena al Festivaletteratura di Mantova è stata anche l’occasione per incontrare gli amici carissimi del mondo sportivo, giornalisti e campioni di ieri e di oggi.

E’ stato così nel corso della cena in suo onore promossa dal Mantua Cigar Club, dal Panatlhon Club e dalla Cannottieri Mincio dove l’abbraccio tra Juantorena e Gabriella Dorio, medaglia d’oro ai giochi di Los Angeles e più volte campionessa italiana sui 1500 metri, ha suggellato in modo commovente la serata che è stata arricchita dalla presenza della scrittrice Bianca Pitzorno, dai giornalisti Gianni Mura e Luigi Bolognini (La Repubblica), Claudio Rinaldi ( Gazzetta di Parma) Anna Chiara Spigarolo ( responsabile comunicazione della Fidal italiana) e tanti altri.

Anche durante la cena non si è sottratto alle domande del pubblico presente ed ha sottolineato con grande forza l’importanza di investire risorse nella scuola.

“Se Cuba è diventata dopo il 1959 una potenza sportiva- ha detto Juantorena- è stato perché il governo rivoluzionario ha fatto grandi in vestimenti nelle scuole e perché lo sport è diventato un diritto del popolo”.

Al suo arrivo in Italia, Juantorena ha partecipato ad una grande manifestazione (300 persone) promossa dalla Federazione di Atletica leggera di Verona nel prestigioso salone della Gran Guardia, sotto l’egida del Comune e della Provincia scaligeri, del Panathlon Club Gianni Brera-Università di Verona e della Facoltà di Scienze motorie.

La serata ha visto la presenza di grandi campioni di oggi e di ieri (dal bosniaco Amel Tuka, bronzo al Mondiale di Pechino al campione europeo Under 23 dei 100 metri Giovanni Galbieri, agli azzurri Zerbini, Visentini, Zanini e Pimazzoni) ed è stata ravvivata da un lunga intervista in diretta di RadioRai a Juantorena nel corso del programma radiofonico di maggiore ascolto: “Zona Cesarini”, condotto da Maurizio Ruggeri.

Introdotto dall’assessore veronese allo sport Alberto Botta, Juantorena ha ricordato le tappe più significative della sua vicenda atletica evidenziando anche in questa occasione il concetto che è stato il leit-motiv della sua presenza al Festivaletteratura: senza la Rivoluzione non sarebbe mai esploso a livello internazionale e l’enorme potenziale atletico di cui disponeva sarebbe rimasto inespresso.

“Fondamentale- ha detto- è stato il ruolo esercitato da Fidel”.

Alberto Juantorena ha parlato anche dell’etica dello sport e dell’interpretazione che personaggi straordinari come Pietro Mennea, Tommie Smith hanno saputo dare all’aspetto agonistico.

Particolare commozione ha destato la lettura di una frase di Pietro Mennea che riguarda proprio lui: “Se rimarrà una traccia di me – disse Mennea – non lo dovrò soltanto al mio record ma all’etica di quel record. Forse non nascerà un nuovo Mennea, così come non rinasceranno i Tommie Smith o gli Alberto Juantorena. Ciò che rimarrà di noi non andrà letto nelle statistiche dei record, ma nel modo di intendere l’atletica, che è prima di tutto espressione di libertà. Tommie, Alberto ed io siamo fratelli. Lo siamo molto di più che se avessimo lo stesso sangue”.

Toccanti le parole che Juantorena ha voluto dedicare alla lotta al doping: “I risultati ottenuti da me, da Mennea e da Tommie Smith, e in un passato più lontano da Emil Zatopek, rappresentano la dimostrazione che è possibile ottenere grandi risultati senza il supporto farmacologico e senza tutte le diavolerie che persone senza scrupoli inventano per trasformare gli atleti in robot privi di un’anima”.

Alla conclusione, il pubblico presente si è alzato in piedi e lo ha salutato con un lungo e affettuoso applauso.