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Gaudí fotografato da Pablo Audouard (1878). Foto: PabloAudouard Deglaire

Il centenario della morte dell’architetto spagnolo Antoni Gaudí (10  giugno del 1926) non passa inavvertito nel continente europeo, né tanto meno in Barcellona, dove la sua opera maestra, la Basilica della Sacra Famiglia, ha ottenuto un traguardo largamente atteso. 
Il 10 giugno scorso, il papa Leone XIV ha celebrato una messa nel tempio eha inaugurato la torre di Gesù Cristo, di 172,5 metri d’altezza. Con questo
atto, la Sacra Famiglia è diventata la Chiesa più alta del mondo, così come Gaudí l’aveva concepita.
Costruire la torre principale è stato un processo lungo e costoso. 
Gaudí è morto nel 1926, investito da un tram mentre si dirigeva alla Sacra Famiglia, e da allora l’opera è continuata per decenni, superando ogni genere di difficoltà: la Guerra Civile spagnola, la mancanza di fondi e le complessità tecniche di creare un tempio concepito con una precisione quasi organica. 
Per l’inaugurazione non sono stati risparmiati gesti simbolici: centinaia di droni hanno dipinto il volto di Gaudi nel cielo, e lo spettacolo è terminato con fuochi artificiali e una fortissima ovazione. 
Il papa Leone XIV non è stato il primo pontefice che ha visitato la Sacra Famiglia. Giovanni Paolo II lo aveva fatto nel 1982 e Benedetto XVI nel 2010, anno in cui consacrò il tempio come basilica. 
La visita di questo giugno ha avuto uno svolgimento inedito: il pontefice è sceso nella cripta, ha pregato sulla tomba di Gaudí, e ha scoperto una targa  commemorativa nella facciata , accanto ai re di Spagna, Felipe VI e Letizia.
La commemorazione del centenario è andata oltre la giornata del 10 giugno. La  Spagna ha dichiarato il 2026 come «Anno Gaudí», con il lemma 
«L’ ordine invisibile». 
L’iniziativa, impulsata dalla Cattedra Gaudí dell’  Universitat Politecnica de Catalunya, vuole rivendicare la dimensione scientifica dell’architetto, al di là del reclamo turistico che hanno acquisito le sue opere.
Sette dei suoi edifici sono stati dichiarati Patrimoni dell’Umanità dalla Unesco, ma la commemorazione propone una lettura trasversale della
sua opera, appoggiata nell’investigazione accademica, la tecnologia immersa e il recupero di progetti poco conosciuti o mai realizzati. 
Il commissario dell’Anno Gaudí e direttore della cattedra che  porta il suo nome, Galdric Santana, ha insistito sulla singolarità dell’occasione. 
«A livello internazionale sappiamo chi è Gaudí, ma non lo si conosce bene», ha dichiarato.
Anche  se molti dei suoi documenti sono stati perduti durante la Guerra Civile spagnola, si conservano ancora piani di opere inedite che giungeranno al pubblico mediante esposizioni ufficiali.
L’idea è mostrare l’architetto meno visibile, lo scienziato e ilpensatore, in un anno in cui Barcellona è, inoltre capitale mondiale 
dell’a rchitettura e sede del Congresso dell’Unione Internazionale degli Architetti.
Nato il 25 giugno del 1852, in Reus o Riudoms –la discussione sul luogo della sua nascita è sempre viva tra i biografi -  Antoni Gaudí è riconosciuto come il massimo rappresentante del modernismo catalano.
Il suo senso innato della geometria, il volume e la sua creatività debordante ne fanno una figura difficile da incasellare. 
L’impronta di Gaudí si sentì anche a Cuba, durante i primi decenni del XX secolo. Esempi della sua influenza sono i giardini della 
fabbrica di birra La Tropical, la residenza Masía L’Ampurdá, a La Habana, la quinta Rosario –nella quale si proiettarono elementi modernisti–, e l’opera di Mario Rotllant, massimo esponente del modernismo catalano nell’Isola. (GM/Granma Int.)