OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
Opera “L’eco del pianto” (1937) *Foto: David Alfaro Siqueiros 

Nel 1937, quando la Repubblica spagnola resisteva all’assalto delle truppe di Franco, appoggiate decisamente da Hitler e Mussolini, e di fronte al silenzio complice della maggior parte dei governi  europei, si alzò
a Valencia il clamore dei migliori intellettuali del momento. Da lì, Juan Marinello  sentenziò: «non è possibile combattere il fascismo senza attaccare il suo fratello gemello, l’ imperialismo».
Oggi gli Stati Uniti hanno molti fronti aperti nel mondo.
Attizzano conflitti in Europa, nel medio e nel lontano Oriente –per parlare solo dei più  conosciuti attualmente – e anche all’interno del paese si ravvivano scontri che stanno ponendo a rischio la loro propria avversione della democrazia.
Niente di tutto questo impedisce loro di dimenticarsi della nostra regione, che continuano a considerare come il cortile posteriore.
Eredi  di una storia di duecento anni basata su formule come «l’impero per la libertà»
proclamata da Jefferson, con il suo inevitabile corollario nella Dottrina Monroe e la politica del
Destino Manifesto; in consonanza con le decine d’interventi diretti o indiretti, assalti a caserme,
colpi di Stato giudiziari, blocchi e pressioni di ogni tipo in America Latina e nei Caraibi, dalla metà
del XIX secolo ad oggi, gli Stati Uniti mantengono intatta la loro vocazione imperiale sui territori a sud
 del Rio Bravo e la rinnovano una e un’altra volta.
Una costante in questi due secoli d’ingerenza è l’ossessione di distruggere qualsiasi progetto sovrano
o mediamente progressista nella regione, per non parlare già, ovviamente, della guerra imperturbabile e
implacabile contro quelli che difendono alternative rivoluzionarie.
In un momento nel quale il mondo e il nostro stesso continente assistono all’avanzata dell’estrema
destra, gli attacchi si moltiplicano e si fanno più evidenti.
Intanto una nuova dama di ferro , la generale Richardson, capo del temibile Comando Sur,
percorre parte della nostra geografia –recentemente il Cile, e prima  l’Argentina, Brasile, Colombia,
Ecuador, Perù e Uruguay–, perchè tutti ricordino chi è che comanda.
Ma ci sono popoli che non ubbidiscono nè accettano imperi, dottrine,  né destini manifesti. Per questo
motivo, contro il Venezuela oggi si alza la più rabbiosa crociata di destabilizzazione, che comprende
la violenza fascista, le cospirazioni armate  come quella denunciata pochi giornifa, l’ingerenza sfacciata
di governi stranieri, sino all’incessante campagna di discredito attraverso  media egemonici,
piattaforme digitali e reti sociali.
Tutto questo senza scontare le sanzioni economiche: l’arma che Lester D. Mallory, un oscuro
vice segretario di Stato Assistente per i Temi Interamericani raccomandava, nel caso cubano,
nel 1960, con il fine di «provocare fame, disesperazione e il crollo del Governo ».
La stessa arma che dieci anni dopo, appena eletto Salvador Allende, il presidente Nixon,
noto tra i suoi compatrioti come  Dirty Dick, raccomandava d’usare al suo Segretario di Stato:
«Dobbiamo far scricchiolare l’economia cilena».
 Simile anche a quella usata un decennio dopo contro la Rivoluzione Sandinista, e tanto usuale
 oggi e in buona parte del mondo.
Essendo la più scandalosa e aperta l’aggressione contro il Venezuela–come contro Cuba, pronta a compiere 65 anni– non è unica. Su Honduras s’intravede  di nuovo il fantasma di un colpo di Stato, quando il precedente è ancora fresco nella memoria della sua cittadinanza.
Il presidente Gustavo Petro ha avvertito che «è iniziato un colpo di Stato alla colombiana».
E in Messico, il governo di López Obrador ha deciso di mettere in pausa le relazioni con gli Stati Uniti di fronte all’interferenza dei suoi funzionari in decisioni che competono esclusivamente a messicani e messicane.
L’unità dei rivoluzionari è stata uno dei reclami principali del Congresso Mondiale contro il Fascismo, realizzato a  Caracas, il 10 e 11 settembre.
Oggi vediamo con dolore e angustia che nella fraterna Bolivia cresce una divisone suicida che può solo portare benefici alle forze fasciste e all’impero.
Le stesse forze –questi sinistri gemelli– che il Congresso ha convocato ad affrontare come uno dei più grandi pericoli che soffre oggi l’umanità con la creazione di una Internazionale Antifascista.
Dalla  Casa de las Américas ratifichiamo tutto il nostro appoggio alla nascente Internazionale Antifascista e alla sua decisione di fare di Nostra America e del mondo uno spazio dove importano, al disopra di tutto, il diritto alla vita e alla dignità umana. ( GM/ Granma Int.)