La nostra musica popolare ballabile è stata un costante bollore creativo da quando il nostro sangue è diventato meticcio e una serie di strumenti di percussione d’origine africana sono stati ricostruiti e sono nati in questa terre nel triste periodo della schiavitù.
Certo ci furono mutazioni e processi di sedimentazione e riadattamento che tardarono anni, ma che sicuramente dierono origine a una singolare cultura musicale che ci distingue.
Il cubano è ballerino, da questo non si può sfuggire come sigillo d’identificazione, ma ugualmente siamo terra di fertilità sonora e di grandi geni in molti ambiti musicali.
E la musica ballabile è stata una realtà ben definita come parte di questa identità multiculturale con riferimenti trascendenti non solo nel tempo, ma in questioni geografiche.
Tra i problemi sommati come conseguenze di fattori diversi in un periodo di tempo che ubico a partire dal 2013, approssimatamente, il consumo della musica ballabile da parte del pubblico cubano non è lo stesso di prima di questa data.
Forse molti pensano inevitabilmente all’auge della musica urbana, altri nella promozione, al sempre discusso dibattito attorno ai testi, al fattore gestuale nello scenario e anche al tema discografico, come cause possibili che non sfuggono ad accalorate polemiche.
Ovviamente, ognuno di questi cammini esiste e anche se non ostacolano nè frenano in forma diretta la musica popolare ballabile in Cuba, credo che hanno pluralizzato i consumi e dinamitato per anni la maniera d’assumerla.
Se analizziamo quello che è successo partendo dai primi anni del decennio dei ’90 con il genere, l’auge degli spazi di consumo e tutta una parafernalia di diffusione accompagnante, è stata cruciale.
La creazione d’orchestre, molte formate da donne, la creatività, l’attuazione di case discografiche internazionali, programmi di radio e televisione, tra le altre voci, segnarono buona parte di quegli anni in una maniera non abituale.
Se dovessi nominare due realtà di supporto solido che dall’obiettivo promozionale e artistico molti, ancora oggi, ricordano come importanti in molti aspetti, direi che sono stati il Palazzo della Salsa, ubicato nell’Hotel Riviera, e il programma televisivo Mi Salsa, diretto da Víctor Torres, una cascata di concetto e rispetto verso il genere. Credo giusto aggiungere che il Palazzo della Salsa non era l’unico recinto per questi fini ma, come ho detto ed è mia opinione, era il più importante e gerarchizzante per il genere.
Dal passato dobbiamo prendere lezioni e avviarci in maniera più sicura e meglio disegnata verso il luogo in cui dobbiamo stare e che per diritto si merita la nostra musica popolare
Quel che è stato sperimentato in paesi come Perù, Argentina, Francia o Italia è differente da quel che succede con il nostro consumo nazionale.
Nel nostro ecosistema musicale, negli spazi pubblici, con gestione statale o privata non s’induce maggiormente la musica popolare ballabile. (GM/Granma Int.)





