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L’impronta africana, a Guanabacoa, è ricordata permanentemente dagli abitanti del territorio. Lo fanno soprattutto ogni volta che chiamano i tamburi e i canti di questa millenaria cultura che ha saputo fondersi con il patrimonio locale, trasformandosi in una forte tradizione.

La Direzione Municipale di Cultura e le sue istituzioni si sono occupate di mantenerla viva attraverso il Festival delle Radici Africane Wemilere, che stavolta si realizza dal 7 al 14 novembre in forma online e fisica, considerando
la situazione epidemiologica attuale.

«Ma non per questo, assicura Odalys Lugo Corujo, direttrice  generale del Festival, l’incontro perderà il suo splendore e la sua continuità».

Il programma di questa edizione 2020 ha compreso la presentazione dell’opera   Ritos a Babalú Ayé, del gruppo Teatro Océano, nell’Anfiteatro di Guanabacoa, ieri domenica 7, mentre oggi lunedì 8 s’inaugura ufficialmente l’incontro e si aprirà virtualmente l’esposizione Okantomí, mostra personale dell’artista  guanabacoense Félix Lino Vizcaíno Sarría.

Il 9 e il 10 si svolgeranno il Forum letterario e la Giornata Accademica, importanti momenti per far conoscere il valore della fusione delle due culture, risaltare l’amicizia che ci lega, resa concreta dalle battaglie sferrate insieme, esempio della solidarietà tra i nostri popoli e di quanto l’Africa ha significato nella costruzione della cubanità.

La festa presenta la vendita di libri, la realizzazione di seminari di danza per bambini e giovani, esposizioni di cibi e bevande tipici, con le presentazioni dal vivo di artisti nella Casa della Cultura e nel cortile del  Museo, oltre che nell’ anfiteatro della località, dove il 14 novembre prossimo, alle venti terminerà  Wemilere 2020. (GM – Granma Int.)