Pie de foto: Alejo Carpentier, nacque il 25 dicembre di 115 anni fa. Foto: Osvaldo Salas
Un’enorme valigia che ruppe sollevandola custodiva in Francia preziose proprietà di Alejo Carpentier Valmont (1904-1980), tra le quali testi originali di materiali pubblicati e originali mai pubblicati, lettere intime sulla sua vita familiare e opere d’arte. Ho visto i contenuto della valigia, ho toccato i documenti e le opere d’arte di pittori famosi, dischi di musica, programmi radiofonici che furono diffusi nel loro momento dalla radio francese.
Insomma un tesoro artistico e umano trascendentale.
Il suo padrone, Alejo, l’aveva lasciata nella casa per ospiti dove viveva a Parigi quando viaggiò a Cuba. Poco tempo dopo scoppiò la Seconda Guerra Mondiale. Il creatore della teoria del reale meraviglioso la considerò perduta.
Ma un giorno Lilia Esteban in Carpentier, sua moglie, già vedova, ricevette una notizia da Parigi in cui le si annunciava che in un attico situato in una zona rurale era stata trovata una valigia con un tesoro per la radio.
L’aveva trovata un parente dei padroni della casa in questione che era un professionista della radio francese, e diceva che la valigia perduta era di proprietà di «Alexis», il nome con cui conoscevano il presunto proprietario del tesoro. Lilia doveva andare a riconoscere tutto quel differente materiale contenuto nella vecchia valigia, perchè i parenti dei proprietari dell’attico dov’era custodita dicevano che, dato il contenuto, poteva essere di proprietà di Alejo Carpentier, che aveva vissuto a Parigi in quei momenti e che poi fu conosciuto come scrittore e diplomatico nell’ambasciata di Cuba a Parigi.
Lilia disse con assoluta buona fede tutto quello che fu trovato quando la valigia si ruppe sollevandola e aprendola, era stato di proprietà di Alejo, suo marito morto già nove anni prima.
Ho avuto il privilegio di vedere e toccare il contenuto della valigia che lei portò a Cuba.
Cosa c’era nella valigia? Da un ritaglio di giornale che pubblicava la data della morte di un cubano assieme a quella dell’eroe Sandino, a opere maestre di pittura e una bella collezione di lettere a famosi intellettuali; opere non concluse dell’autore, tra le altre di /El siglo de las luces/, e quelle che gli fecero ottenere il Premio Cervantes nel 1978 (fu il primo latinoamericano che lo ricevette), e che sicuramente lo avrebbero candidato per il Premio Nobel di Letteratura se non fosse morto due anni dopo aver meritato il Cervantes.
Una lettera di lui a sua madre «Toutouche» (Lina Valmont), allo scoppio della Seconda guerra Mondiale, fu quella che mi commosse di più, tra tutto quello che lessi, scritto a mano da Allejo Carpentier.
Le lettera me lo fece scoprire al disopra dei suoi meriti letterari.
«Non potrai mai immaginarti la tristezza enorme che mi ha provocato questa lettera. È una vera tragedia. Il tuo trasloco soprattutto è una cosa terribile.
Vuol dire che per sei pesos non hai potuto continuare a vivere con la gente che ti voleva bene, che ti curava? E adesso vivi in una stanza da dodici pesos?... «Toutouche, è assolutamente inutile che continui a illudermi: io non posso continuare a vivere in Europa. Questo deve finire. Da oggi stesso comincio a organizzare il mio viaggio di ritorno». (GM – Granma Int.)





