
Con occhi di bambina e lucidità d’adulta, la nota poetessa e saggista cubana Fina García Marruz ci ha vincolato con il libro /Habana del Centro/ la più alta rivelazione trascendentale di una città dissezionata, partendo della memoria e con una buona dose d’introspezioni che cercano nei diversi modi assunti di verseggiare, gli elementi soggettivi che identificano L’Avana.
Prossima a compiere 500 anni dalla sua fondazione, la capitale cubana vista dalle sue essenze, vive e cresce ogni giorno con maggior importanza nel libro
/Habana del Centro/, della celebre poetessa e saggista cubana Fina García Marruz, che ha compito ieri 28 aprile 96 anni di vita.
Poesie scritte in 30 e più anni conversano da un quaderno pubblicato dalla Unión nel 1997, che meriterebbe per i suoi alti valori interpretativi e letterari una seconda edizione, cosa che realizzerà, a quanto sembra, la casa editrice
La Isla Infinita, particolarmente per la data che si commemora.
Mi ha stupito nella rilettura, perché come mai prima ho percepito nel testo la persistenza d’una memoria che riflette non solo l’infanzia dell’autrice, ma anche personaggi umani e antropomorfici che abitano uno spazio già scomparso e trionfalmente resi eterni in virtù di una nostalgia carica di speculazioni liriche e filosofiche.
Non mancano in questo libro temi così universali come la morte, nell’evocazione di persone che, già trasformate in icone della cultura cubana o di un umile trascorrere nella vita della scrittrice, costituiscono una sorta di fotografie interne tracciate con la maestria di chi, secondo me, è la più grande delle scrittrici vive cubane.
Aspetti come la luce, la vita quotidiana di epoche precedenti e della nostra, le bambole nelle quali la bambina osservava insolite mutazioni e il tramonto trasformato in un singolare spettacolo, coincidono in quest’opera di marcato carattere autobiografico, nel quale un tono elegiaco diventa materia sibilante per tutti coloro che s’interessano al trascorrere della vita de L’Avana della quale Fina García Marruz fu ed è una protagonista principale.
Così descrive nel suo modo intimista le strade, le finestre, gli amici e i familiari, coloro che sembra divengano eterni attraverso la sua scrittura.
Quelli che se ne sono andati per sempre sembrano tornare a vivere nelle pagine che Fina ha dedicato loro con assoluta dedizione e con questa memoria, alla quale ho già fatto allusione, che sembra divenire la risorsa fondamentale di alcune poesie senza alti e bassi profusi e a volte reiterativi, nella presenza di alcune persone che funzionano come personaggi di un romanzo sui generis, scritto con le poesie, senza mai ricorrere all’oscurità della metafora d’alambicco.
La memoria, di nuovo le serve per evocare i suoni che ascolatva in cada sua ilpainoforte di su amadre e di latro perosnaggi ai quali servì come protezione ha casa dela sua famiglia e che svilupparono in Fina un senso particolare per intedere qsut arate cche ha tant relzione conla poesia.
La Nobile Habana, come la chima è insomma unluogo nel qual el apresenz aumana convive con oggetto e fenomeni ntuarali facndo parte di un atutto.
Non credo che esista un latro libro dipeoseeie nel nostr contesta che abbia fatt propria con uguale livello di conscenza e d’estetica una città della qauel la nostra autrice di sente part indisolubile e nella quale le fu dato nascsre p rmostraci conqustopotere devocazione e auenicità la città che qusta’anno gungerà al suo 500 anniversario e ch eha avuto la fortuna dincontrare Fina García Marruz per renderla eterna.
/Habana del Centro/ costituisce una delle più grandi collezioni di versi che sonostati nel nostrpaese e possibilemnt ein tutalmaeria lispanica .
Ed è già lora inu lmodestoa d Fina non le tolga qu dirito proprioch eha conquistao , il suo più alto livello nla storia el apoesia cubana. ( GM – Granma Int.)


