ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
A Santiago di Cuba hanno regnato il jazz, la rumba e la conga. Photo: Miguel Rubiera Justiz/ACN

SANTIAGO DI CUBA.–Il jazz,questa espressione d’arte suprema e diversità culturale continentali, ha raggiunto rilievi d’eccezionale grandezza nella presente edizione del  XXXIV Festival Internazionale Jazz Plaza, particolarmente nel più recente capitolo concluso a Santiago di Cuba, la regina dei territorii e degli arcipelaghi  orientali.
Dedicato a rendere omaggio all’opera del musicista, investigatore e saggista  Leonardo Acosta, grande coltivatore del genere, il Festival ha riunito  molti gruppi locali e stranieri che hanno apportato una vera delizia a tutto il pubblico, ai fans, ai consumatori abituali e ai curiosi di qui e di là.
Si  è svolto anche un  significativo programma accademico in sedi abilitate.
A Santiago, i suoi cortili, le sue piazze, i suoi teatri e i suoi piccoli ma accoglienti clubs  sono stati  i palcoscenici principali del Festival, che ha incontrato porte, orizzonti e soprattutto cuori aperti, come nell’accoglienza al gruppo The Shuffle Demons, del Canadá, il cui concetto ha incluso un poco comune genere interpretativo con un tacito senso dell’umorismo che avrebbe meritato una cronaca speciale.
I brani  “Spadina Avenue” e “Pan con queso”, hanno meritato l’applauso più forte mai sentito sotto gli alberi di Caguayo.
Uno dei momento più rilevanti  del XXXIV Festival del Jazz, a Santiago, è stato il concerto del  maestro Arturo O´Farrill , il 15 gennaio nel teatro Martí.  Annunciato nel programma generale e in virtù della simpatía che da alcuni anni suscita questo giovane virtuoso, figlio di una gloria musicale cubana, Chico O´Farrill, il  teatro è stato preso d’assalto e colmato per tutto il tempo dall’entusiasmo e dall’ammirazione dei presenti.
L’avvenimento al quale mi riferisco è la presenza in scena di due gruppi emblematici nazionali:  Los Muñequitos de Matanzas  e la celebre Conga de los Hoyos. Questa unione è stata una proposta estetica di O´Farrill, che ha incontrato un linguaggio musicale a proposito, ricreato prima di tutto da un piccolo gruppo di studenti del liceo artistico, che hanno eseguito con vari strumenti a fiato una partitura sperimentale, la cui base era l’improvvisazione più serena, e per questo più efficace.
Il canto popolare dei Los muñequitos… si è unito ai suoni tradizionali della più antica compagnia carnevalesca santiaghera Los Hoyos.
Ispirati dal fervere e dalla direzione di  O´Farrill, questi artisti, bevendo dalla fonte viva di un folclore vivo e dinamico, hanno creato un linguaggio musicale nel quale le percussioni hanno raggiunto dimensioni non abituali, mediante pelli e sonagli, che hanno marcato l’apoteosi di un ritmo condiviso e nello stesso tempo per la danza tradizionale che l’ha accompagnato, in particolare nel profilo dei colombiani, le cui sensazionali esibizioni sono state applaudite freneticamente.
Tutti si sono sommati al ritmo e alla danza e allo splendore dei metalli, in modo che il Teatro Martì risultava troppo piccolo per contenere quello che stava accadendo.
Gli artisti, anche O´Farrill, sono scesi nella platea e si sono sommati alla comparsa e nessuno è più restato seduto.
Le porte del teatro Martí si sono aperte e una lingua di fuoco ha raggiunto la pizzetta di fronte, inondandola con la grazia ancestrale che la caratterizza.
Alcune ore dopo, nel Iris Jazz Club, abbiamo apprezzato un formdabile concerto del trio di  Albertico Lescay Junior, con lui e i giovani  interpreti Rodrigo Montpeller, alla chitarra e a basso  Gehiran Torres.  Il repertorio portato a  Santiago da questi giovani ha integrato la prima proposta discografica di Albertico, chiamata “Escape hacia la luz”, compresa nel catalogo  Egrem del 2018.
Questo  concerto è stato un’accentuata messa in scena con un’evidente - per questo abbiamo applaudito - esercizio di un’estetica che rende omaggio alle più legittime radici di un timbro bello più che moderno, che si alimenta di un autentico mestiere.
Una volontà di stile ha marcato la differenza dell’utilizzo di doversi tastiere, che ha incluso un suono puntuale che si conosce come Keytar.  
Questa estetica è terminata con mano maestra con la sua commovente versione del celebre brano  “Mariposita de primavera”, di Miguel Matamoros, il santiaghero universale.  
Abbiamo vibrato alla battuta di Santiago e  dei suoi talenti più rappresentativi. ( GM – Granma Int.)