ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

Il debutto mondiale a L’Avana dell’opera «Canta Ally canta» per soprano e violoncello, del compositore calabrese Girolamo Deraco, classe 1976,  e le dissertazioni di temi sulla Calabria assieme ad una mostra, nel Seminario Storico sull’«Emigrazione e Presenza degli italiani a Cuba», hanno reso protagonista la Regione italiana che nel 1860 apparteneva al Regno delle Due Sicilie.
Come lo stesso Deraco ha definito, questa “operazione rara” per la presenza del dialetto calabrese e l’inglese insieme - ovvero una sorta di metalinguaggio- è stata interpretata dal giovane soprano calabro-cubano Monica Marziota accompagnata dalla coetanea violoncellista  tedesca Sonja Kraus all’ interno del Festival «Habana Clásica» organizzato dal Gabinetto di Patrimonio Musicale Esteban Salas dell’ Ufficio dello Storiografo della Città di L’Avana.
Molti ribadiscono che una delle caratteristiche dei calabresi è il loro forte senso della famiglia, dell’onore, della rettitudine e di altri valori da trasmettere ai propri figli e discendenti, la cui cultura tengono a  propagandare ovunque si trovino, sia come autori o come interpreti.
É sulla diffusione delle tradizioni, del folklore e delle abitudini che vorrei soffermarmi poiché la storia dei due calabresi che si racconta in «Canta Ally canta» è molto bella; cioè quando gli americani sono arrivati in Calabria durante la guerra fino quando è stata liberata l’Italia.
È stato su richiesta di Deraco al suo compaesano che il librettista Vincenzo Reale si è avvalso delle dicerie di paese che parlavano degli americani che avrebbero rubato loro le mogli mentre loro erano emigrati in cerca di lavoro; per cui ritornano in questa abbagliante terra baciata dal sole e dal mare.
“Siamo in presenza di una sorta di piccola opera lirica dove c’è un po’ di musica contemporanea, un po’ di musica popolare, tutto insieme mixato”, ha sottolineato Deraco ed ha aggiunto: “Monica Marziota è stato il motore che mi ha fatto pensare in questa direzione”.
“La contaminazione oggi più che mai è forse l’arma vincente per non essere banali, essere creativi e  capire che il mondo cambia e noi dobbiamo cambiare col mondo”.
Così, ha sottolineato il compositore domiciliato a Lucca che ci tiene molto alle sue origini dal comune Cittanova alle pendici dell’Aspromonte e prospiciente la Piana di Gioia Tauro, sull’attualità del tema di quest’opera che parla dei popoli che si “incontrano”- e quindi-  fanno scaturire qualcosa di nuovo.
Il popolo calabrese e i suoi discendenti sono orgogliosi delle proprie radici, tradizioni e cultura, sono nostalgici e tradizionalisti, e anche “gente dal carattere temprato come l’acciaio”, secondo quanto ha scritto Antonio Gramsci.
Con la mostra «Memoria di famiglia» dell’artista Pedro Stabile, originario di Castrovillari ma radicato a Cosenza, sono state postate le “carte credenziali” calabresi all’interno della XXI Settimana della Cultura Italiana a L’Avana nel Seminario Storico sull’«Emigrazione e Presenza degli italiani a Cuba».
Inoltre il giornalista calabrese Nicola Peroni, instancabile nel fare delle cronache, è approdato a L’Avana risoluto nel riaffermare che i suoi conterranei sono fieri del paradiso terrestre e non solo che li ha visti nascere.
Un altro po’ di “calabresità”, ve la faccio pervenire dalle parole dello scrittore corregionale Corrado Alvaro: “ Il calabrese riesce ad essere primitivo e raffinato, patriarcale ed avventuroso, taciturno e riflessivo, egoista e generoso, capace perfino di slanci verso l’inconoscibile e il cielo; in preda a feroci passioni ed insieme in grado di discettare di questioni filosofiche o di argomentare con cavilli sottili ed affinati. A volte umile e sottomesso, altre fiero, altero, audace ed arrogante. Qualcuno ritiene che per capire i calabresi bisogna guardare al paesaggio, alla vegetazione, al clima, agli odori, ai sapori del territorio poiché la nostra vera essenza, quella più autentica, è intensa e passionale”.