ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

Ernesto Che Guevara  è presente nella società cubana, tra i giovani, nei posti di lavoro e nelle scuole soprattutto, dove i pionieri giurano “saremo come il Che”, e il suo ritratto è familiare dovunque, come i suoi ideali.
Il Che era divenuto cittadino cubano di diritto, considerava Cuba la sua seconda Patria e i cubani lo consideravano e lo considerano un figlio di quest’Isola.    
Ma nel resto del mondo, come lo si conosce? Come si viene a sapere chi era, che cosa ha fatto, com’è vissuto, quali sono state le sue idee, le sue battaglie?
Certo è più che famoso internazionalmente e il suo volto lo riconoscono moltissimi in tutti i paesi, ma spesso anche chi  porta il suo viso sulla maglietta, sa ben poco di lui, della sua vita, delle sue scelte.  
A L’Avana è arrivata una copia del libro di Luigi Garlando: L’estate  che conobbi il Che, un romanzo  perfetto per ragazzi e adolescenti, ma che anche un adulto legge con piacere.  
Garlando racconta che un dodicenne scopre nell’estate del 2014, un tatuaggio sul braccio del nonno, artista falegname, che si è sentito male e viene trasportato su una barella.  
Cesare si chiede chi è quella figura tatuata che somiglia a Gesù (ma non lo è), e si chiede perchè suo nonno ha quel volto tatuato addosso.
Il ricovero del nonno malato di cuore è lo spazio in cui la figura di Che Guevara prende forma a puntate - le visite permesse o meno nella clinica -  in una Brianza di ricchi industriali dei mobili,  ricchi cinesi approdato in Europa, di scioperi, dei mondiali di calcio… tra personaggi molto ben delineati in un mondo decisamente attuale,  dove Cesare vive con il padre industriale, la madre famosa chirurgo e una sorella che ha una maglietta del Che.   
Il linguaggio agile, simpatico e profondo e fa sì che il lettore si senta parte delle vicissitudini del protagonista, che commenta:«Gli amici mi chiamano “Ce”, ma è solo il diminutivo di Cesare…
Il nonno la vera figura del romanzo, racconta con molti dettagli la vita del Guerrigliero Eroico al nipote, a spizzichi e bocconi, senza lasciare spazi vuoti. Perdoniamo a Garlando, o meglio al nonno appassionato, un errore a proposito della famosa frase “Qui non si arrende nessuno”, che non fu pronunciata dal Che, ma da Juan Almeida.
Il nonno insegna a Cesare, seduti sulla panchina rivoluzionaria, a sentire l’offesa degli schiaffi dati ad altri, a provare indignazione per ingiustizie e privilegi, a guardare prima il colore degli occhi del colore della pelle e a spezzare le catene con i libri. E il ragazzo fa sua la lezione: «I principi attivi che ho estratto dal Che», dice.    
Questo libro, che ha vinto giustamente il Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2017, è arrivato a Cuba, dove sarebbe bello che anche i giovani che pur conoscono bene il Che, lo potessero leggere, scoprendo sfumature e reazioni che suscitano sentimenti molto positivi.  
È non è casuale che termini con la lettera che il Che scrisse ai suoi figli prima di partire per la Bolivia.
È un romanzo per ragazzi e giovani pieno di speranza, che indica l’amore come la via per riuscire, per trionfare, per costruire quel mondo diverso e migliore che i cubani desideriamo e che anche Che Guevara sognava.   
(Luigi Garlando è un giornalista di «La Gazzetta dello Sport» e da anni scrive libri per adulti e per ragazzi, sempre attento a raccontare storie di personaggi che hanno lasciato il segno).