ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Robert Redfort

Alla recente Mostra internazionale del Cinema di Venezia, sono stati conferiti due importanti Premi alla carriera a due icone del cinema hollywoodiano dell'ultimo mezzo secolo cioè Jane Fonda, 79 anni, e Robert Redford, 81, ancora attraenti e affascinanti nonostante i segni dell' età.
Ma sopratutto  molto bravi e carismatici  protagonisti di una carriera artistica eccezionale piena di successi e condotta con misura  concedendo poco al divismo più facile.
Jane, sorella di Peter "Easy Rider" e figlia di Henry uno dei Re di Hollywood (un titolo per tutti, "C'era una volta il west di Sergio Leone") bella e intensa interprete di molti film di successo, e Robert Redford che divo non lo ha mai voluto essere ma sì prezioso e profondo attore e anche produttore e divulgatore culturale col suo Sundance FilmFestival, nota rassegna americana di cinema d'autore e di qualità. A Venezia a sigillo della giornata di applausi e festa, è stato riproposto un film anni '80 interpretato dai due attori e diretto da Sidney Pollack che ne "Il cavaliere elettrico" racconta di un appartato cow boy che attraversa sul  suo cavallo le strade della pacchiana e corrotta Las Vegas metropoli d'ogni vizio e indecenza.
Di Redford ci sono diversi film che ne dimostrano la stringata e magnetica personalità interpretativa come " Brubaker",di Stuart Rosenbergh, (un ispettore si fa incarcerare in incognito in una pericolosa prigione per un'inchiesta) o "Havana", ancora di Pollack, in cui Redford interpreta tra cinismo e idealismo un giocatore professionista di poker nell'ultima fatale settimana del dicembre 1958 quando il criminale presidente Fulgencio Batista (l'amico e socio dei mafiosi di New York) dovette fuggire precipitosamente dalla capitale cubana nell'imminente arrivo dei partigiani ribelli e vincenti di Fidel e Che Guevara. Ma Jane Fonda e Robert Redford non solo sono autori di un lungo e brillante lavoro nel cinema contemporaneo e che ancora prosegue, ma si sono distinti nel corso del tempo anche come "liberal", cittadini impegnati nelle lotte per i diritti civili negli Usa e contro le sanguinarie guerre imperialiste.
Jane Fonda fece epoca coi suoi viaggi di solidarietà e testimonianza nel Vietnam sottoposto a crudeli bombardamenti dei B-52 e all'uso fuorilegge di napalm, diossine, defolianti e aggressivi chimici operato dagli Usa.
La guerra del Vietnam (oltre 3 milioni di morti vietnamiti) sollevò in tutto il mondo portentose ondate di proteste e ebbe altre importanti presenze di denuncia sui territori bellici (come il Nobel Jean Paul Sartre, il vicedirettore del New York Times Tad Szulc, lo stesso Fidel Castro) e fece grande scalpore il rifiuto di Cassius Clay (che cambiò il  nome in Mohamed Alì) di andare in guerra. Il grande pugile e personaggio mondiale fu incriminato,dovette riparare al'estero, Canada, Svezia, perse 5 anni di carriera. Ma disse: " a me, ai miei amici, al mio popolo i vietnamiti non hanno mai fatto nulla di male:Perchè dovrei andare a sparargli addosso?! E Jane Fonda lo sostenne e si impegnò anch'essa contro quella che fu chiamata piu che mai  sporca guerra.
Quanto a Robert Redford ,fece un'impresa di valore umano e culturale poco conosciuta in Occidente. Ne 2003 fu produttore del film, firmato dal regista brasiliano Walter Salles e interpretato dall' attore messicano Gael Garcìa Bernal, " Diarios de motocicleta" basato sugli appunti di viaggio di un laureando in medicina argentino, Ernesto Guevara, assieme al fraterno amico Alberto Granado in un  percorso per il Sud America tra Argentina, Cile, Perù, Ecuador, Venezuela. Sei mesi per seimila chilometri in parte a bordo della "poderosa", una vecchia  moto Norton di 500 cm di cilindrata. Esperienze di due giovani attraverso un continente povero e travagliato.
Il giovane Ernesto,quattro anni, dopo sarebbe divenuto Il Comandante Che Guevara, e Redford a fine gennaio 2004, nonostante il divieto del suo governo, volò all'Avana per presentare e offrire in anteprima mondiale "I diari della motocicletta" a una platea molto speciale. Cioè le famiglie, molto numerose tra mogli, figli, nipoti, pronipoti e amici dei due protagonisti reali del viaggio. Ernesto Che Guevara è morto il 9 ottobre del 1967 e tra poco verrà ricordato in tutto il mondo nel cinquantenario del suo assassinio avvenuto in Bolivia dopo la sua cattura come capo guerrigliero.
Il Che fu ucciso su ordine delle Cia, a freddo già ferito e da ore prigioniero in una piccola scuola nel villaggio de La higuera. Alberto Granado era presente alla proiezione speciale dell'Avana. Ha vissuto a lungo prima in Venezuela, poi chiamato a Cuba proprio dal Che nel 1961.
Col film del viaggio e protagonista del documentario di Gianni Minà (" In viaggio con Che Guevara") girato proprio durante le riprese del film e poi presentato in vari festival come Cannes e Berlino, Granado è venuto  almeno tre volte anche in Italia ed è scomparso molto anziano pochi anni fa. Facendo quella rapida puntata all'Avana ( di cui abbiamo avuto la fortuna di presenziare, articolo su "Liberazione" 5 febbraio 2004), Robert Redford ha dimostrato alta sensibilità etica presentando il film per primi alle famiglie dei due protagonisti di quel lontano viaggio di Ernesto e Alberto.
Il regista Walter Salles in un paio di sequenze de "Diarios de motocicleta" annuncia già come Ernesto sarebbe divenuto pochi anni dopo il Che Guevara.
Quando, di fronte ai maltrattamenti di un gruppo di lavoratori indigeni da parte dei caporali di una multinazionale, lancia loro ingiurie e una pietra. E ancora nel finale del film la sera in cui Ernesto compie 24 anni (cioè giugno 1952) durante il festeggiamento  presso l'ospedale in Perù che li ospitava, improvvisamente il giovane argentino si tuffa nel grande fiume, che è il Rio delle Amazzoni largo almeno 400 metri, e raggiunge un'isoletta dove sono in cura di alcuni lebbrosi.
L'amico Alberto lo richiama a gran voce, ma atti di generosità e coraggio del genere li fa solo qualcuno che pochi anni dopo sarebbe divenuto, sulla Sierra cubana con Fidel, artefice della vittoria de la Revoluciòn.I resti del Che furono ritrovati nell'estate del 1997 in una fossa comune comune vicino all'aeroporto della città boliviana di Valle Grande.L'urna con le ceneri del Guerrillero heroico arrivò poi all'Avana e  portata su una jeep per 300 chilometri fino al memoriale del Che a Santa Clara .Per chi viaggia a Cuba una visita da non perdere. L'uomo che uccise il Che era un sergente dei ranger boliviani di nome Mario Teràn. Pochi anni fa, ottantenne, fu curato per una grave cataratta proprio dai dottori e infermieri cubani di una delle centinaia di missioni mediche che Cuba mantiene nei paesi Latino americani e in altre parti del mondo.
Tra pochi giorni, in vista dei giorni 8,9 e 10 0tt0bre sicuramente si troveranno nelle varie tv alcune immagini de La Higuera dove morì il Che 50 anni fa.
In quel paesino boliviano di montagna da molti anni c'è una sorta  di multiplo museo rurale dedicato a lui e visitato ogni anno da molte persone provenienti da ogni parte del mondo. Buona visione! Per chi ha antenna satellitare, sintonizzi su "Telesur": potrà vedere e seguire tutto sul Che.