ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

La crema dell’intellettualità  cubana riunita nella residenza dell’ambasciatore italiano a L’Avana ha reso omaggio a Graziella Pogolotti, mitico personaggio della cultura dell’Isola e internazionale.
Pogolotti a L’Avana è un cognome che si riferisce a molti valori diversi, dal primo quartiere operaio costruito in America Latina dal nonno Dino piemontese, di Giaveno, all’eccellente pittura futurista  del padre di Graziella, Marcelo, che è stato anche un eccellente scrittore, a lei saggista, giornalista, investigatore, una grande scrittrice, Premio Nazionale di Letteratura.
Ieri in una giornata con tutto il calore di Cuba, l’ambasciatore dell’Italia, Carmine Robustelli ha conferito a Graziella la Medaglia Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia concessa dal Presidente della Repubblica italiana…. Dopo un breve, ma sentito discorso sui forti legami della cultura tra Cuba e l’Italia, che non hanno mai subito interruzioni.     
Simpaticamente Graziella ha commentato, dopo che l’Ambasciatore le ha appuntato la decorazione, che un tempo i cavalieri si nominavano con un colpo di spada sula testa, che stavolta è mancato,  ed ha pronunciato un profondo discorso sul legame italo-cubano e sulla cultura che ne è  il vincolo imprescindibile, sulle risorse dei due popoli.      
“La storia della mia famiglia è una storia di emigranti, mio nonno è venuto in America come un emigrante, come i sui fratelli, alcuni dei quali si stabilirono negli Stati Uniti e altri qui a Cuba.  
Questa è la storia… poi naturalmente la mia vita si svolse tra Cuba e l’Italia, dato che mio padre viveva in Europa.   
Io ho passato una parte della mia infanzia a Giaveno,  avevamo molti parenti lì, e  ho frequentato le elementari a Torino, nella scuola in via Statuto.    
La mia vita era quella di una bambina italiana normale,  ma poi tornammo qui nel 1939. Io ho qui le mie radici anche se l’Italia è parte di questi vincoli  familiari e rappresenta molto nella storia della mia cultura.
Io ho viaggiato con una certa frequenza, più per interessi culturali che per i vincoli familiari che diminuirono data la forte emigrazione.  
Non mi aspettavo una decorazione dello Stato italiano: è stata una sorpresa grata che mi ha portato molti ricordi di tutte le cose che mi vincolano a questo paese.
Ho decorazioni cubane della stessa importanza, alcune molto significative della cultura e nell’investigazione. Devo dire che apprezzo molto quella di Eroina del Lavoro.  
Queste cerimonie hanno un valore simbolico e concordo con l’ambasciatore Robustelli  che sono ponti tra  paese con forti tradizioni,  con una storia, con una presenza qui di italiani radicati  dopo la Rivoluzione, non tanto in qualità d’emigranti… Penso a un architetto come Sergio Baroni, che ha svolto un’opera importante in Cuba ed è rimasto qui sino alla fine.
Penso a Gottardi che vive qui, che fa il suo lavoro e agli altri italiani che hanno saputo consolidare questi  legami, e hanno saputo realizzare attraverso il mezzo culturale un dialogo inestinguibile tra questi nostri due popoli.
Abel Prieto, asessore del presidente di Cuba, il viceministro cubano di cultura Fernando  Rojas, il rettore dell’Università de L’Avana……., Fernando Retamar  presidente della Casa de las Amaricas,  il Nunzio Apostolico Giorgio Lingua, Miguel Barnet, presidente della Uneac, Maria Luisa Campusano, nota intellettuale, Maurizio Capuano, direttore della Dante Alighiri, hanno applaudito questa  coraggiosa donna, vice presidente della Uneac, Unione degli Scrittori e degli artisti di Cuba,  la cui opera è presente nei mezzi più diffusi della stampa di tutta l’America Latina.