ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

Il 4 aprile del 1968 fu assassinato Martin Luther King a Memphis, in Tennessee, che era già diventata una grande città industriale.  Piovigginava.
L’Hotel Lorraine era un alberghetto anonimo e modesto e Martin Luther King si trovava lì con i suoi collaboratori, dopo una mattinata passata a manifestare con i lavoratori delle pulizie che erano in sciopero. Con lui c’era Jesse Jackson.  
A circa cinquanta metri c’era un altro albergo e dalla stanza 5b partì un colpo, uno solo, da un fucile Remington e schiantò la vita di Martin Luther King.
L’assassino del grande leader nero pacifista, James Earl Ray era un killer professionista della mafia, del giro di Carlos Marcello, un boss di New Orleans.
Era ben conosciuto ed era stato arrestato a Dallas nei fatti dell’assassinio di John Kennedy, e rilasciato. Non lo avevano nemmeno interrogato: perchè?
Dopo l’assassinio di MLK non si vollero cercare collegamenti e mandanti.
 Un uomo onesto come  Ramsey Clark, ministro di Giustizia, disse: “Ho solo le prove dell’azione di un uomo isolato. Qualcosa ha fatto sì che non potessimo avere tutte leprove necessarie”.
Le proteste e le rivolte coinvolsero 110 città e ci furono 42 morti, tremila feriti e 13.000 arrestati.
La sera del 4 aprile ci fu un solo bianco che parlò in pubblico ai neri, nel ghetto di  Idianapolis: Robert Kennedy, che fu accolto da sguardi duri, di gente che voleva sentire parole vere. Disse: “A voi neri che siete fortemente tentati dall’odio e dalla sfiducia nei confronti di tutti i bianchi, posso solo dire che nutro nel mio cuore lo stesso sentimento”. Parole pesanti come pietre, che erano parte della nuova identità di quell’uomo. Robert cadrà ucciso due mesi dopo.
MLK fu sepolto nel South View Cementery di Atlanta, in mezzo a un mare di persone che lo circondavano d’immenso amore.
Se andate a vedere la sua tomba, leggerete le parole “Free at last…”
Il 2 maggio del 1994 a Johannesburg   
Nel maggio del 1994, a Johannesburg  un uomo riprese quelle parole: “Free at last”.  Il Sudafrica dell’apartheid e delle stragi di neri aveva appena votato ed era stata conquistata la democrazia nel ventre della bestia del razzismo.
Un sogno realizzato.
L’African National Congress aveva vinto le elezioni con il 62% dei voti.
Lì c’era Desmond Tutu e c’era Loretta Scott King, e a lei si rivolse l’oratore.
“ Voglio usare le immortali parole di suo marito”, disse.
“Sono qui davanti a voi, ammirato dal vostro coraggio, con il cuore pieno d’amore. È il momento di guarire le antiche ferite e di costruire un nuovo Sudafrica”.
Sembrava che lo spirito di MLK fosse lì quella sera e parlasse con la lingua di quell’uomo.  Chi parlava era Nelson Mandela. (dal libro di Tom Benettollo “Martin Luther King – I giganti).