
Scrive Rosina Valcárcel : “Oggi sono stata ricevuta a L’Avana con il documentario su Juan Pablo, che dura 17 minuti, girato con la consulenza storica di Froilán González, la sceneggiatura di Adys Cupull, la realizzazione di Leandro e Liván González Cupull e la musica di René e Ernesto Ortiz, Chabuca Granda e Hernán Vega. Grazie ai direttori della Gallería 14 di Giugno, un progetto socio- culturale di Centro Habana che hanno offerto la prima inaugurazione di *Juan Pablo*, capitolo 22º della serie *Semillas del Ñacahuasú*, ( sementi del Ñacahuasú ) abbiamo apprezzato la proiezione con Gladys Acosta, Juan Carlos Miguel, direttore di cultura di Centro Habana, il vicepresidente del Potere Popolare, Eider Morales, la cantautrice Katia Peredo, figlia del guerrigliero boliviano Coco Peredo, Lucy Zamora della UNEAC, la maestra Andrea Iznaga, tra le varie persone.
Abbiamo ammirato la validità, la singolarità e la trascendenza del documentario nel riscatto della Memoria Storica.
La vita di Juan Pablo Chang-Navarro appare reale, come figlio, fratello, amico, militante, leader studentesco, prigioniero politico, deportato tre volte e partecipe della guerriglia storica della Bolivia, comandata dal Che.
Al di sopra dei suoi limiti fisici, il suo coraggio, la sua capacità di dedizione, la sua lealtà e nobiltà sommano con la tenerezza di zio di figli di altri esiliati in Messico, capace di raccontare storie a piccoli nipoti avidi, quasi orfani, e nutrirli d’amore verso il Perù profondo, verso le culture popolari antiche del Messico e del Perù, soprattutto.
Con la voce di Héctor Béjar, abbiamo conosciuto il suo ruolo di protagonista nelle riunioni scolastiche, verso il 1946, che lo portarono ragazzo in prigione.
Poi Hildebrando Pérez Grande, Julio Dagnino… abbiamo conosciuto altri visi inediti importanti …Ricardo Gadea, Gustavo Espinoza Montesinos che conversano ...Milciades Ruiz parla del ruolo della Tricontinental verso il 1966...
César Lévano confessa che il Cinese, come appare nel Diario del Che, partì e rinunciò con la giustificazione che si doveva sposare e, dice, si sposò con la guerriglia…
Imelda e Lorenzo Chang-Navarro, i fratelli, raccontano l’importanza di Juanito nella casa, aiutando il padre a cucinare, a badare ai fratellini.
Tra gli altri compiti se ne andò per amore al prossimo, per gli altri, senza pensare a sé. Io ho ricordato la sua permanenza in Messico tra gli esiliati, il suo amore per i bambini, il suo sorriso permanente, la sua tenerezza e la sua generosità.
Ho osservato che i presenti avevano conosciuto l’altro Juen Pablo, non solo il politico, ma l’umano. Il documentario termina con la mia *Elegia all’eroe peruviano* e la foto del ritratto del pittore Carlos Alberto Ostaloza.
Ho provato emozioni e ammirazione ed ho ringraziato i realizzatori per aver riportato Juan Pablo in questi giorni di poesia, nella lotta dell’umanità per la pace e dedico a tutti i lettori l’Elegia che appare nel mio libro.
Elegia a Juan Pablo Chang
9 ottobre del 1967
Immensità senza nome,
Il tuo corpo pallido nell’erba dorata
Il giorno piega le sue ali su La Higuera
Il combattimento nella Quebrada del Yuro
dove si calcina la stirpe
Dormi nella tormenta
Vicino a Che Guevara
I tuoi ideali comunisti
Le guerriglie del Perù e della Bolivia
Il tramonto degli anni ’60
La mia lampada di bambina evoca il tuo candore prigioniero. (Traduzione GM – Granma Int.)





