Le parole pronunciate dall’accademico Enrique Saínz nel colloquio dedicato alla poetessa Lina de Feria, nella sala Nicolás Guillén de La Cabaña sono state molto precise. Con il titolo di “Lina della Fiera o della Poesia”, non ha esagerato il saggista, perchè questa dama spinta dalla necessità di scrivere, ha già pubblicato 19 libri e vive in permanente confabulazione con il verso.
Un gruppo moderato dallo scrittore Jesús David Curbelo ha preso come punto di riferimento l’opera di Lina, una figura imprescindibile delle lettere cubane, per lasciare al pubblico presente il sapore del ritorno ai suoi libri e il sincero ringraziamento per il legato poetico con il quale ha appassionato varie generazioni di amanti della lirica.
Caridad Atencio ha valutato il primo dei libri di Lina “ Casa que no Existía”, come un libro mitico, ed ha segnalato come risplende in Lina il rispetto dell’opera degli altri, fondamentalmente quella dei giovani, e che questo rende possibile la nobiltà e la semplicità della sua anima.
Poi si è intrattenuta in modo particolare sulla raccolta di poesie “País sin abedules”, che presenta una serie di chiaroscuri dove il tempo vive e muore in una metafora.
Il poeta ha una professione sempre a prova del fuoco, ha detto Roberto Manzano riassumendo quelli che ha considerato i meriti artistici di Lina, della quale ha valutato il modo in cui lei conserva la linea dell’intimismo cubano quando è stato ben difficile difenderla poi per diversi anni. Ha segnalato che i poeti che hanno vena intima, l’hanno vista come un paradigma e che questo è il segreto del suo fascino.
Inoltre ha segnalato come un’altra forza l’uso del colloquiare della poesia trasformato in un’espressione esistenziale, e che ha saputo mantenere la base surreale mantenuta dalla poesia cubana dagli anni 30.
Adianys González, filologa recentemente laureata, la cui tesi ha avuto come tema un’artista poco trattata nella saggistica contemporanea, il soggetto lirico femminile che sbozza nell’opera di Lina, ha detto che umiltà è forse il saldo maggiore che lega il corpus poetico dell’autrice difeso a cappa e spada nell’apotema : “Non temere di raccogliere le pietre del cammino. L’umiltà è l’unico cammino per trascendere”.
Leonardo Sarría ha toccato una zona d’ombra, la sua critica riassunta in tre volumi. “Spazi immaginari” è stato il testo selezionato per riferirsi a questa scrittura anche coraggiosa, che ricorda “l’altra logica di Lezama”, perchè non si tratta d’enunciare e giudicare positivamente con strumenti e modelli teorici che rubano la sua efficacia, ma di addentrarsi nel fatto artistico partecipando, facendo della critica uno spazio anche immaginario che non è fallace, un’attività ugualmente essenziale e sanguigna.
Lina ha terminato il colloquio visibilmente emozionata e grata ai suoi colleghi e per la critica che, ha detto, le spiega e le dice quello che succede con lei. (Traduzione Gm – Granma Int.)





