ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

Wadi El Hitan- Anche se l’Egitto è conosciuto in tutto il mondo per i reperti archeologici della sua cultura faraonica e soprattutto per le piramidi di Giza, negli anni recenti sono emersi dettagli di un passato molto, ma molto più antico.

Infatti i resti paleontologici scoperti in varie località, soprattutto a Wadi El Hitan (la Valle delle balene), Patrimonio Mondiale Naturale Unesco, a circa 170 KM. a sudovest da El Cairo, anticipano di 35 milioni di anni i resti dei primi insediamenti umani nella regione.

Alla fine dell’Eocene (tra 56 e 38 milioni di anni fa), gran parte dell’attuale Egitto era sommerso formando un mare poco profondo che apparteneva all’Oceano di Tethis, con condizioni geologiche quasi ideali per far sí che gli esemplari morti si fossilizzassero senza maggiori problemi.

37 milioni di anni fa, abitavano là, nelle zone di costa con boschi di mangrovie, numerosi pesci crostacei e mammiferi marini tra i quali alcune specie di Arqueoceti (antenati delle attuali balene).

Uno di loro, il Dorudon atrox, della famiglia Basilosauridae, già totalmente adattato all’ambiente marino, a differenza dei suoi antenati, aveva una mandibola dotata di denti formidabili e un corpo più o meno somigliante a quello delle orche, ma probabilmente senza pinne dorsali.

Anche se era un predatore feroce non si salvò da un parente contemporáneo: il Basilosaurus Isis, una specie della quale si conservano in questo luogo egiziano i resti più completi di tutto il mondo.

Con un corpo molto allungato, grande sino a 18 metri e poderose mandibole dentate, i Basilosauri si alimentavano abitualmente di Dorudon, soprattutto dei giovani, come mostrano i resti di Wadi El Hitan.

Una caratteristica peculiare dei Basilosauri erano le zampe posteriori di piccole dimensioni rispetto al corpo, dissociate dalla colonna vertebrale, come mostrano i fossili trovati a Wadi El Hitan, e forse avevano alcuna funzione durante l’accoppiamento.

I fossili costituiscono grazie agli scheletri scoperti in questo luogo una delle più solide prove dell’evoluzione anticipata dei cetacei.

A Wadi El Hitan, oltre al piatto forte degli esemplari marini, sono state scoperte moltissime specie terresti successive di quando la zona era già emersa per i movimenti della placca terrestre e il calo generale del mare.

Lì si conservano gli unici resti relativamente completi degli Arsinoitherium, una specie di rinoceronte con due enormi corna disposte in tandem sul naso, che abitavano i boschi tropicali che coprivano il posto durante l’Oligocene.

Scavando nella sabbia e nelle colline di pietra calcarea erosa, sono apparsi resti di leopardi, di scimmie e anche strumenti della cultura umana neolitica.

Decise a fomentare il turismo specializzato e a diffondere il ruolo dei cambi climatici come motori e stimoli dell’evoluzione della vita, le autorità del Ministero egiziano dell’Ambiente, con la collaborazione del Fondo delle Nazioni Unite per lo Sviluppo - PNUD - hanno inaugurato un peculiare museo nel luogo.

La sala coperta, disegnata a forma circolare come una collina naturale, edificata con materiali locali tradizionali permette di realizzare un percorso che copre tre milioni di anni.

La parte più spettacolare è un tragitto di tre chilometri nel quale si apprezza dove morirono e si fossilizzarono i resti di numerose specie, soprattutto del tardo Eocene.

Ammirare questo spettacolo impone un lungo tragitto sulla sabbia del deserto occidentale egiziano, l’estremo nord del Sahara, ma la ricompensa estetica e di conoscenze che apporta Wadi El Hitan ricompensano abbondantemente. ( Traduzione GM – Granma Int.)