ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Marco Bellocchio, uno dei grandi del cinema italiano in Cuba. Photo: Yander Zamora

9 dicembre 2015

Marco Bellocchio afferma che nel cinema non c’è più spazio per lo scandalo e il suo ruolo è passato alla televisione. Questa leggenda italiana della settima arte afferma che vede nelle creazioni cinematografiche un modo di cambiare il mondo.

Il regista di film memorabili come “I pugni in tasca” o “Il diavolo in corpo”, ha conversato con il pubblico nell’Hotel Nacional in occasione di una retrospettiva della sua opera nel Festival del Cinema Latinoamericano.

Marco Bellocchio (nato a Bobbio nel 1939) è un creatore che è stato circondato precisamente dallo scandalo grazie ad un pugno di films che hanno rimosso l’ordine stabilito, mentre denunciano la decadenza delle istituzioni, la frustrazione sociale, la doppia morale dei partiti politici tradizionali.

Il maestro di 74 anni è giunto al Festival in Cuba 50 anni dopo la presentazione della sua prima opera “I pugni in tasca”.

“Non rifarei un film come questo, però mi sorprende che quando lo presento ai giovani d’oggi, si sentono molto interessati e dice loro qualcosa”.

Questo “enfant terrible” del cinema italiano ha girato altre pellicole attreversate da un profondo spirito iconoclasta e ribelle, pellicole che parlano della religione, delle infezioni della stampa e delle istituzioni, della tragedia del terrorismo e dell’asfissia sociale. In questa lunga lista appaiono titoli come “Sbatti il mostro in prima pagina”, “L’ora di religione”, “Il diavolo in corpo”.

Nel dibattito moderato dal critico cinematografico Luciano Castillo, Bellocchio ha spiegato ampliamente le diverse chiavi che identificano la sua opera ed ha assicurato che continua a considerare il cinema come un impegno etico.

“Il cinema, ha detto, ha smesso d’esercitare influenza nella vita politica”. Poi ha invitato i giovani creatori a vedere nel cinema qualcosa di più di un cammino buono solo per la ricreazione.

Bellocchio ha mostrato molto interesse nel conoscere le risposte del pubblico cubano guardando i suoi films.

“Mi piacerebbe vedere come reagiscono i cubani di fronte ai miei films. Ho avuto molti incontri con il pubblico di differenti paesi, ma mi manca questa esperienza in Cuba”, ha segnalato, aggiungendo d’essere convinto che una pellicola può cambiare il mondo.(Traduzione GM - Granma Int.)