
La reverenda Joan Brown Campbell ha commentato il ristabilimento delle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti, e si è riferita alla fine del blocco economico, commerciale e finanziario come un compito ancora pendente
La reverenda Joan Brown Campbell, in visita a Cuba, per inaugurare l’anno scolastico del Seminario Evangelico di Teologia di Matanzas, ha dichiarato all’emittente internazionale TeleSur che “La presenza delle bandiere cubana e statunitense nelle rispettive ambasciate e la riapertura delle sedi diplomatiche, è un segnale di cammino verso il miglioramento delle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti, ma è solo il principio”.
Durante la conferenza stampa, realizzata nell’Hotel Nacional di Cuba, la Campbell ha sostenuto che in prossimità delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti “il lavoro non è concluso”, riferendosi al blocco economico, commerciale e finanziario come un compito ancora pendente e ha detto a Granma che il Consiglio Nazionale delle Chiese di Cristo, le chiese protestanti e le comunità mussulmane ed ebrea condividono questa posizione sulla fine del blocco, ma ci sono punti di vista contrari nelle chiese più conservatrici.
“La mia preoccupazione maggiore è per le chiese più fondamentaliste degli Stati Uniti, che non sono propense a un miglioramento delle relazioni tre i due paesi”.
La reverenda, che è stata la prima donna ad assumere l’incarico di Segretaria Generale del Consiglio Nazionale delle Chiese di Cristo negli Stati Uniti, una lottatrice instancabile per il ritorno del bambino Elián Gonzáles e dei Cinque Eroi in Patria, ha raccontato che nella precedente visita a Cuba ha conversato per tre ore e mezzo con il leader storico della Rivoluzione, Fidel Castro.
“Mi ha impressionato la sua mente così chiara e forte, come sempre. Da molti anni lo conosco personalmente. Abbiamo conversato molto su Elián e abbiamo seguito i suoi progressi come giovane, quasi al punto di laurearsi. Ho detto grazie a Fidel per il significato di questo bambino e la forma in cui è stato cresciuto. E’ stata una promessa fatta e mantenuta”, ha precisato.
Alle domande sulla visita dell’Arcivescovo di Roma a Cuba, ha risposto: “Il Papa Francesco è stato molto aperto su diversi temi. Incluse le sue ultime parole sulle donne e l’aborto sono state una sorpresa per molte persone. Risponde alla vita con molta passione. Come pastore protestante considero che la visita del Papa porti una voce di speranza. Penso che rifletterà con forza, come fa sempre, sulla povertà.
Poi ha evidenziato il livello dell’educazione e l’accesso all’assistenza sanitaria a Cuba.
“Gli standard dell’educazione in questo paese sono più alti che negli Stati Uniti. Sento una grande ammirazione per i medici cubani. Ho un figlio medico geriatra che lavora in un ospedale per poveri, in Ohio. Adesso hanno due giovani laureati della Scuola di Medicina di Cuba. Credo che tutto il mondo sappia che i medici cubani sono pronti ad accorrere nelle situazioni di pericolo”.
Circa il dialogo tra le religioni, ha evidenziato i progressi che ha notato a Cuba negli ultimi anni. “Il mondo ha bisogno di comunità di fede. Il futuro nelle nostre comunità dipende completamente da questo dialogo. Dobbiamo lottare affinché gli ebrei, i cristiani, i mussulmani, i buddisti e le altre religioni lavorino insieme, dobbiamo muoverci in questa direzione a livello internazionale. Questa è la parola del futuro”.


