OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
I nemici della Rivoluzione pretendevano di costruire il resoconto di proteste spontanee represse da un governo tirannico. Photo: Archivio di Granma

Nessuna forza supera quella dell’esempio. E lo dimostrò il Comandante in
Capo Fidel Castro Ruz il 5 agosto del 1994 quando guidò lo scontro ai disturbi generati a L’Avana, così come scese dal carro armato a Playa Girón, dato che durante tutta la sua esistenza stette sempre nella linea del pericolo.
Un tiranno, in una situazione simile, avrebbe indicato di sparare senza dubbi alcuno, senza colpa, ma lui dimostrò un’essenza contraria a quella dei governati disprezzabili con i quali lo associano coloro che pretendono di macchiare la pulizia morale della sua esistenza. 
Ordinò alla sua scorta di far tacere le armi e preferì ricevere qualsiasi possibile danno. 
In quel momento per fortuna gli incidenti cessarono. Gli elementi sociali motivati da un’ipocrita strategia sparirono come fumo. 
Certo nessuno potrà ridare il suo occhio perduto a un costruttore del
contingente Blas Roca, uno dei più valorosi eserciti della Rivoluzione 
quel giorno, nè curare le persone ferite nella brutalità emersa dalla guerra cognitiva, nel suo affanno di sfruttare il lato irrazionale dell’essere umano nel mezzo delle crisi. 
L’infinito rispetto ottenuto in vari decenni da Fidel, con la ferma risposta del popolo, rese le strade ai loro padroni, i determinati a lottare per la vita anche se in circostanze vicine all’impossibile. 
Quella data ci insegna lezioni immense nel presente, quando i nemici di sempre portano la loro immortalità al limite, di nuovo, con il proposito di affogare il paese nello stile della riconcentrazione di Valeriano Weyler.
Coscienti dei costi di un’aggressione militare, optano per provocare una tale disperazione che ci porti a colpirci uno con l’altro e che si distrugga la sacra unità, per far sì che allora possano intervenire senza dramma, mentre vediamo i nostri carnefici come nostri salvatori. 
«Bel piano», penseranno. 
In queste condizioni esistono espressioni d’inconformità legittime,
Tutti abitiamo un tempo di sopravvivenza, ma quando le manifestazioni implicano violenza, la minaccia alla pace e alla tranquillità, la mano deve muoversi sicura e la mente serena come Fidel, quando apparve con il suo esempio immarcescibile, per spaventare i peggiori presagi nelle strade della capitale, calle Galiano e San Lázaro. (GM/Granma Int.)