OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE

Compagne e compagni membri del Comitato Centrale de Partito;
 
Invitate e invitati ;

Compatrioti:

Questo Plenum straordinario si svolge in giorni decisivi per Cuba, Eredi orgogliosi del legato del Comandante in Capo, i rivoluzionar cubani oggi affrontiamo sfide d’enorme grandezza che esigono unità, fermezza ideologica, coraggio, audacia e resistenza creativa. 

Contiamo con la guida del nostro leader, membro di spicco  dell’avanguardia della Generazione del Centenario e geloso guardiano della
continuità della Rivoluzione socialista che lui contribuì decisamente a sollevare dalle sue fondamenta ai nostri giorni, il Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, Eroe della Repubblica di Cuba, che ci ha insegnato tutti i giorni il sacro valore dell’unita. 

Il contesto è straordinariamente complesso sfidante per l’incessante aggressività dell’indurito blocco economico, commerciale e
finanziario imposto dal Governo degli Stati Uniti e per il criminale proposito delle azioni ostili dell’attuale amministrazione:
in primo luogo  l’incorporazione di Cuba all’infame e spuria lista dei
paesi che, si presume, patrocinano il terrorismo e altre accuse ugualmente false, che cercano discreditare l’autorità e la gestione del Governo e nello stesso tempo privano il paese di qualsiasi fonte d’entrata in divisa. 
Un blocco ancora più indurito con gli Ordini Esecutivi del 29 gennaio e del 
1º maggio, che comprendono il genocida blocco energetico e internazionalizzano con sanzioni secondarie il blocco la persecuzione finanziario energetica e d’investimento a estremi di massima pressione. 
In parallelo s’intensifica la sovversione politico-ideologica mediante
l’intossicazione mediatica nelle reti sociali per danneggiare la
credibilità della Rivoluzione, tra cubani e stranieri, stimolando
il disorientamento sociale in uno scenario nazionale e internazionale, impattato da trasformazioni profonde nella struttura socio-economica 
e la geopolitica mondiale, come conseguenza degli illimitati poteri di
una politica imperiale egemonica, che pretende di distruggere il
multilateralismo, alimenta le correnti neofasciste e acuisce le
tensioni globali, minacciando costantemente la pace e la sicurezza 
internazionali e tentando di spezzare l’indispensabile unità delle 
forze di sinistra. 
Il genocidio silenzioso intrapreso contro Cuba provoca danni immensi e terribili imiti mela nostra vita quotidiana come popolo, mentre i suoi esecutori mentono vergognosamente al mondo negando l’assedio energetico e affermando che noi proibiamo l’entrata di donazioni milionarie che loro annunciano molto, ma delle quali hanno appena consegnato qualcosa su quanto promesso. 
Cuba resiste eroicamente e creativamente, ma soffre da troppo tempo un castigo barbaro, non meritato, insopportabile, al quale ora si aggiunge la minaccia di un’aggressione militare come nuova arma contro la resistenza collettiva. 

Cuba affronta un blocco crudele e una persecuzione finanziaria reale,
diaria, che rende più cara ogni goccia di combustibile, ogni alimento, ogni pezzo e ogni tecnologia che il paese necessita.
La realtà c’impone cambi urgenti e necessari. E quando la vita del popolo diventa tanto dura, il primo dovere del  Partito Comunista e
del Governo rivoluzionario non è spiegare meglio la crisi ma cambiare quello che va cambiato per uscirne. 
È necessaria un’agenda economica profonda e agile che combini una stabilizzazione macro economica, incentivi per stimolare e promuovere un’apertura produttiva, sicurezza giuridica, attrazione d’investimenti, uso intensivo di tecnologia, una protezione sociale focalizzata ed efficace. 
Ricorderemo che nella chiusura del XI Plenum sostenemmo che la posposizione del Congresso non limitava la possibilità di effettuare i cambi, le modifiche e i movimenti necessari, considerando le facoltà delle strutture del Partito e del Governo, come, per esempio, i Plenum del Comitato Centrale, quando si tratta di accordi adottati dai congressi del Partito. 
Per questo abbiamo lavorato intensamente, partendo dalla relazione e dal dibattito apportatori della ANEC, dalla consulta popolare sul programma economico e sociale per il 2026, dai criteri di economisti e di esperti, dai dibattiti e gli apporti formulati dalla Commissione Economica del
Comitato Centrale del Partito, le Linee di Politica Economica e
Sociale approvate e attualizzate nel Sesto, Settimo e Ottavo Congresso
del Partito, le proposte del XI Plenum del Comitato Centrale e il
lavoro svolto dalle commissioni che hanno preparato i documenti per il posticipato IX Congresso del Partito, per le note ragioni, in quanto all’ attualizzazione della Concettualizzazione del Modello Economico e Sociale, le Linee e il Piano Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale sino  al 2030.
Abbiamo realizzato uno studio delle esperienze della costruzione socialista in altri paesi, come la Cina e il Vietnam e si è anche ricorsi all’intelligenza artificiale (IA) per approfondire la ricerca di riferimenti e valutare le proposte in relazione con le nostre leggi e normative vigenti. 
Si tratta d’affrontare l’enorme responsabilità di continuare ad avanzare nel processo di costruzione socialista in difesa della Rivoluzione e delle sue conquiste, del perfezionamento della nostra società, nelle condizioni di un paese sottoposto al più crudele, genocida e prolungato blocco economico, finanziario, energetico e commerciale esercitato dalla potenza più poderosa del mondo.
E per superare questo il legato che abbiamo è quello del nostro Comandante in Capo Fidel Castro Ruz (Applausi). Nessuno nella storia dell’umanità ha avuto il socialismo come sfida, nelle condizioni in cui lo deve fare questo paese, questa nazione, questo popolo attualmente! 
Questa sfida, senza dubbio, la superremo con unità, coraggio, partecipazione popolare e piena convinzione nella nostra capacità per conquistare la vittoria. 
Le trasformazioni che stiamo presentando sono per avanzare nella difesa del socialismo, per appoggiare la giustizia sociale, per creare ricchezza economica e distribuirla con equità. 
Se non c’è ricchezza non c’è niente da distribuire e staremmo parlando di una giustizia sociale in astratto.  La giustizia sociale come l’ha concepita la Rivoluzione, con la sua vocazione umanista, aiutando quelli che sono più sfavoriti, generalmente, con programmi e progetti d’assistenza e gratuiti,  non costa alle persone ma costa allo Stato e per farlo, per approfondirlo, per sostenerlo, per mantenerla, lo Stato necessita ricchezza e la ricchezza la dobbiamo produrre noi, e se non c’è ricchezza  non c’è giustizia sociale e tutto il resto sono favole, tutto il resto sono chiacchiere!
O produciamo in queste condizioni, creiamo ricchezze e allora distribuiamo con giustizia sociale, con equità non con egualitarismo. Questa è la sfida! 
È necessario mobilitare le forze produttive, che ci sia più produzione invece di più restrizione, perchè è provato che il controllo senza offerta sposta le operazioni al mercato informale. 
È necessaria l’uguaglianza, con l’integrazione degli attori economici in funzione del Piano Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale sino al 2030,
e delle strategie di sviluppo territoriale e locale da parte dell’impresa statale, le mipymes, le cooperative, i produttori agricoli e dell’allevamento, gli investitori stranieri e cubani, i residenti o non residenti: tutti devono attuare e apportare seguendo regole chiare allo sviluppo socio economico del paese. Dobbiamo esportare e produrre, per captare e far entrare divise, facendo un uso produttivo di queste. 
 Ogni divisa che entra deve avere cammini per finanziare produzioni, importazioni, salari e infrastruttura.
Si deve garantire la sicurezza giuridica: contratti, usufrutti, affitti, noleggi, concessioni, diritti di superficie e licenze, contabilità temporale e protezione contro cambi arbitrari. 
Se non c’è sicurezza giuridica nessun investe, nessuno rischia. 
Dobbiamo impulsare la digitalizzazione con tracciabilità: fatturazione elettronica, pagamenti digitali, registri pubblici e dati inter-operabili  come base per ridurre evasione e corruzione.
Si deve priorizzare la protezione sociale: sostituire sussidi generalizzati inefficienti per appoggi diretti a persone vulnerabili.
Sempre attenti a che ogni azione non incrementi disuguaglianze sociali ma, al contrario che vadano sparendo. 
Attuare con un’apertura selettiva e intelligente: attrarre tecnologia,finanziamento, mercati e conoscenze esterne, proteggendo settori strategici mediante regole, non mediante l’immobilismo.
È necessaria la gradualità con la sperimentazione: riformare per fasi e per piloti verificabili, conservando la conduzione statale e correggendo la rotta con evidenza per gestire e minimizzare i possibili costi economici e sociali.
Sono imprescindibili anche l’unità politica, per garantire consistenza e credibilità delle misure, la comunicazione chiara e precisa delle decisioni che si applicheranno per guadagnare appoggio alle trasformazioni, così  come l’adozione di meccanismi di compenso per mitigare impatti economici e sociali.
Si deve lavorare con agilità, con coerenza e qualità, e soprattutto 
con controllo. Quanto approvato s’implementa bene.
In questo scenario risulta necessario avanzare in almeno cinque fronti
simultanei:
La stabilità macro economica e il recupero delle entrate esterne.
La trasformazione del Modello Economico e Sociale.
Lo stimolo e il recupero del settore produttivo agricolo.
Il rafforzamento della contabilità e la gestione dei costi. 
La previsione e mitigazione dei costi sociali associati alle
trasformazioni necessarie del Modello Economico e Sociale.
E questi cinque aspetti sono molto ben sviluppati nella relazione che ha presentato la  ANEC nel suo ultimo congresso.
Il Comandante in Capo ci ha insegnato che in tempi di crisi non potevamo rinunciare né allo sviluppo né al pensiero, che non esistono ostacoli insuperabili e che c’è sempre un’opportunità per crescere. 
E in questo cammino il Generale d’Esercito ci ha dimostrato che sì, si può, sì, si è potuto e sempre si potrà. 
Il popolo conosce le cause di molte delle difficoltà che viviamo, ma necessita anche risposte concrete, decisioni opportune e risultati che si sentano nella vita quotidiana. 
Ci sono problemi che non vengono da fuori, nè dal blocco. Ci sono lentezze, burocrazie, norme che frenano chi vuole produrre e decisioni che abbiamo rimandato. Quello che dipende da noi lo dobbiamo cambiare noi e dobbiamo cambiarlo adesso. 
La resistenza la dobbiamo alla patria, ma oggi la resistenza da sola non basta.  sí
Questo tempo esige trasformazioni, più produzione, ascoltare di più, decidere meglio e rendere conto. 
Quello che proponiamo è di mettere in marcia un’agenda economica e sociale d’emergenza, con misure che fanno parte del nostro Programma di
Governo e di politiche approvate dal Partito, assieme a decisioni che non possono continuare ad attendere. 
Alcune non avranno un consenso assoluto, ma sono irrimandabili.
E tutte avranno un responsabile con nome e cognomi, un periodo definito, un indice per misurare il suo compimento e una resa dei conti pubblica, di fronte al paese. 
Quello che funziona si amplierà. Quello che non funziona si correggerà senza dimora. Chi ha una responsabilità dovrà rendere contro per lei e quando qualcuno non potrà compiere quello che il momento esige, dovrà aprire la strada con responsabilità a chi lo può fare meglio. 
Affrontiamo questo processo come la sfida delle generazioni che oggi condividiamo la difesa della Patria, della Rivoluzione e del Socialismo.
Sul Sistema di Direzione dell’Economia, voglio segnalare che la cosa più importante è che la pianificazione centrale, se adottiamo queste
trasformazioni, non avrà la funzione di amministrare l’economia ma di creare un ambiente istituzionale e normativo adeguato per far sì che le imprese e lavoratori si sentano stimolati a produrre beni e prestare servizi di qualità e con efficienza, oltre ad introdurre nella loro gestione innovazioni con questi fini. 
E definitivamente dobbiamo far sì che il Piano si costruisca dal basso con la partecipazione dei lavoratori.
Continueremo la ristrutturazione dell’apparato di Governo, dello Stato,
del Partito e delle istituzioni. Andiamo a integrare strutture dove sia necessario, controllare funzioni raddoppiate ridurre i passi non necessari e ottimizzare in modo permanente la maniera in cui si dirige e si serve il
paese. Che siano strutture più dinamiche, più proattive e meno
burocratiche.
Uno degli impegni più importante e urgenti è potenziare lo sviluppo del paese dalla base dai municipi. Dobbiamo slegare subito la gestione nei municipi e che finalmente si abbiano e si applichino tutte le facoltà possibili per far sì che si sviluppino. 
Nessun cambio economico sarà sufficiente se l’impresa statale socialista, che continuerà ad essere il pilastro  fondamentale dell’economia, no conterà con una vera capacità per gestire, innovare e rispondere per i suoi risultati. 
Riformare la gestione dell’impresa statale su una base d’autonomia
reale, una valutazione economico-finanziaria, la separazione dalle funzioni statali e delle imprese, con l’applicazione del principio  “fai o spiega” per
evitare che la norma si trasformi in freno quando esista una soluzione più 
benefica e dimostrabile, è necessario.
Per questo avanzeremo in due direzioni: più autonomia reale per le 
imprese e una gestione più professionale degli attivi dello Stato, attraverso 
l’Istituto Nazionale degli Attivi delle Imprese, incaricato di rappresentare il padrone dei mezzi di produzione, valutare i risultati, esigere efficienza e separare meglio la funzione delle imprese dalla funzione regolatrice dei ministeri. 
Autonomia non significa assenza di controllo, implica una cornice di
responsabilità; significa poter decidere a tempo, associarsi meglio,
investire meglio, pagare meglio e render  conto dei risultati di fronte al popolo e davanti allo Stato. 
È necessario rinforzare l’impresa statale, non sostituirla con meccanismi amministrativi che l’immobilizzano. 
Per questo si deve completare la separazione tra le funzioni statali e impresariali, valutare gli impegni con strumenti economico-finanziari e assegnare un’autonomia reale per gestire risorse materiali, finanziarie e umane, con controllo successivo, trasparenza e resa dei conti.
Non c’è sovranità col piatto vuoto. L’alimento del popolo cubano sarà
trattato come quello che è: un tema di sicurezza nazionale.
E si dovrà finire in Cuba con le terre oziose. 
Ogni pezzo di terra che oggi è coperto di marabù, quando dovrebbe produrre alimenti dovrà dare una risposta chiara: o si pone a produrre o si consegna a chi è disposto a farlo.
Amplieremo la consegna di terra in usufrutto a coloro che sono disposti e in condizioni di produrre: produttori, cooperativisti, mipymes e forme associative, senza rinunciare mai alla sovranità nazionale né retrocedere verso il paese dipendente che lasciammo indietro con la Rivoluzione 
Riconosceremo a chi lavora la terra il diritto d’investire in quello che necessita per farla produrre, a chi s’impegnerà per veri risultati, che possa apportare direttamente la semente, il fertilizzante, i pezzi e lo strumento. 
Ma deve restare ben chiaro un principio: questa terra continuerà ad essere del popolo e se non produce, se non serve al paese, se non compie la sua funzione sociale, dovrà passare alle mani di chi la possa far produrre. 
Al contadino cubano non si può continuare a chiedere più cibo con meno strumenti e con prezzi al di sotto dei costi. Deve avere meccanismi che funzionino d’accesso diretto alle divise, come può essere la vendita agli esportatori, com’è il caso del Turismo o del mercato cambiario. 
Dobbiamo far sì che la terra sia un’opportunità e non un carico, che chi semina veda il frutto del suo sforzo, che chi produce possa vivere meglio e che chi investe nel campo incontri sicurezza, supporto e futuro. 
Cuba necessita i suoi contadini, i loro lavoro e la loro fiducia. 
Quando la campagna cubana sarà un cammino di prosperità per coloro che la lavorano, il paese sarà più forte, più giusto e più sovrano.
In quanto al commercio estero, le esportazioni, la logistica, le
catene di valore, dobbiamo autorizzare le importazioni e le esportazioni dirette per imprese statali e non statali, produttive, esportatrici o che 
sostituiscano importazioni, mantenendo requisiti tecnici e fiscali,
ma eliminando la mediazione obbligatoria.
In  quanto a un nuovo negoziato del debito, dobbiamo condurre un processo di cambio del debito per attivi, messo a fuoco fondamentalmente 
nella permuta di attivi nazionali per debiti, senza cedere in perpetuo la proprietà degli stessi. 
Con questo meccanismo si possono ottenere finanziamenti e altri
benefici senza perdere il diritto di proprietà sugli attivi. 
Si devono usare anche altri meccanismi che si possono esplorare come debiti contro natura, o debiti contro lo sviluppo sociale, emissioni di bonus per l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile a altri.
Faremo una revisione integra della lista delle attività proibite al settore privato, con un chiaro principio: sostituire, sempre che sia possibile, la proibizione per una regolazione responsabile. 
Il paese necessita l’apertura di cammini legali, con regole chiare e controlli adeguati a queste attività. 
Dobbiamo flessibilizzare la portata dell’oggetto sociale delle  mipymes
e degli altri attori economici e alleviare in maniera significativa l’iter  burocratico che oggi affrontano molti imprenditori; e dobbiamo anche agilizzare la creazione di associazioni economiche tra le forme di
gestione statali e le non statali.
L’investimento straniero si trova a sua volta prigioniero in una rete di problemi che ostacolano il suo necessario incremento. 
Non solo dobbiamo dire all’investitore straniero dove deve investire, ma anche che, anche lui deve avere l’iniziativa d’investire nel ramo economico dei suoi interessi, come scegliere direttamente i suoi dipendenti senza sempre  intermediari statali.
Dobbiamo autorizzare l’investimento straniero diretto nel settore privato nazionale, includendo mipymes, con regole chiare di proprietà,
rimpatriazione, reinvestimento e soluzione delle controversie.
Dobbiamo facilitare modelli d’investimento con differenti modalità e con tutti gli attori da parte dei cubani che vivono in Cuba. E al cubano
residente all’estero che vuole investire, donare, importare
tecnologia, aprire un mercato, realizzare un progetto nella sua terra, offriamo una cornice chiara, stabile e rispettosa, senza che lo guardino con sospetto per voler aiutare i suoi o contribuire allo sviluppo della terra che lo ha viosto nascere. 
A chi vuole costruire con Cuba, senza pretendere d’imporre niente, gli diciamo col cuore in mano: qui hai la tua casa e qui c’è la porta aperta perchè a questa patria, in questa ora, non avanza nessun buon cubano. (Applausi)
Il apagón non è solamente un problema di megawatts o di deficit di
generazione. Il apagón è il bambino che non può studiare per l’esame, il cibo che si guasta in un frigo inutile, l’anziano che passa la notte sveglio senza riposare, con tutto il calore. È l’ospedale che lavora al limite, il consultorio che non può conservare i medicinali, il lavoratore che perde la sua giornata e lo stabilimento che deve chiudere. 
Per questo l’energia non è un tema tecnico, è un tema umano,
economico e nazionale.
Andiamo ad accelerare l’incorporazione dell’energia solare all’economia nazionale come già stiamo facendo.
Per ottenerlo faciliteremo l’entrata diretta delle imprese straniere che forniscono pannelli, batterie, investimenti e soluzioni associate riducendo gli intermediari che rincarano i costi per la popolazione e per il paese. 
Sono già state eliminate le imposte sull’importazione di tecnologie solari, sistemi d’immagazzinaggio e strumenti destinati al risparmio energetico. Ora avanzeremo anche nell’eliminazione delle imposte sulla loro vendita e sui servizi vincolati alla sua installazione e mantenimento, 
Inoltre creeremo meccanismi di credito e finanziamento per far sì che queste soluzioni non siano accessibili solo a pochi, ma possano giungere 
progressivamente alle case, le mipymes, i consultori medici,
i centri educativi, gli asili per anziani e altri servizi essenziali per la popolazione. E in questo, le nostre imprese e i nostri
tecnici cubani, statali e privati  devono stare al centro, installando, mantenendo, riparando, integrando e creando lavoro. 
Le imprese cubane possono specializzarsi in installazioni, integrazione,
operazioni e supporto di queste tecnologie.
Impulseremo il trasporto elettrico vincolato a fonti rinnovabili. 
Ogni veicolo elettrico destinato al trasporto pubblico, privato o da
carico leggero che dimostri che opera totalmente o maggiormente con
energia solare, potrà ricorrere a stimoli speciali, esenzione di imposte, eliminazione di imposte sulla loro vendita e facilità per importare batterie pezzi e soluzioni associate. 
Promuoveremo inoltre l’installazione di stazioni di servizio in tutto il paese con investimento stranero, privato, cooperativo e statale, dando priorità a rotte urbane, poli turistici, zone produttive e servizi essenziali. 
Con questo stabiliremo una via rapida per assegnare licenze di trasportatore, taxi elettrico o servizio di mobilità, associati con chiare regole, controllo tecnico, sicurezza stradale e prezzi trasparenti. 
La prima priorità, prima di qualsiasi altra, sono le persone che non possono aspettare che l’economia migliori, perchè ci sono dolori che non intendono di periodi. 
La giustizia sociale vera non si sostiene su prezzi artificiali che poi si trasformano in scarsità, code, salari bassi e mercato illegale. 
La giustizia sociale si costruisce su basi reali, entrate con potere d’acquisto, protezione diretta per coloro che più la necessitano e un’economia nazionale capace di produrre di più. Non ci sono scorciatoie, queste non sono idee nuove, sono decisioni che i paese ha discusso e appoggiato da anni. L’errore non è stato presentarle ma averle posticipate e questa tappa di ritardo deve terminare. 
La canasta basica sarà garantita ai pensionati, alle famiglie con bambini malati cronici, a vulnerabili. Si svilupperanno programmi focalizzati per la trasformazione sociale nei quartieri più poveri. 
Si debe dare al settore delle imprese statali e private un maggior protagonismo, con incentivi per coinvolgersi nella soluzione dei problemi locali prioritari, come le mense sociali, il risanamento, i centri dei bambini senza famiglia, tra gli altri. 
Ci saranno nuovi impegni concreti con queste decisioni: pagare le pensioni vicino alla casa dei pensionati, per non fargli fare code di ore sotto il sole; patrocinare le mense sociali, gli asili degli anziani, le case dei nonni e i centri dei bambini; creare quote solidali e prezzi di costo per coloro che davvero lo necessitano, digitalizzare tutto per far sì che si sappia chi apporta, chi riceve e che risultato dà. 
Da anni funzioniamo con una logica di salari contenuti, prezzi regolati e uno Stato che sussidiava una parte enorme della vita economica del paese. 
Questa formula aveva la sua ragione, il suo contesto, i suoi risultati e il suo momento, ma non risponde alla complessa realtà che viviamo. 
I prezzi che una famiglia affronta sono troppo separati da quello che guadagna un lavoratore o un pensionato e non possiamo agire come se questa breccia non esistesse. 
Apriamo nuove vie per l’accesso sicuro ai medicinali. In quanto alla politica fiscale, tributaria, monetaria e di risanamento finanziario, sosteniamo che l’obiettivo principale per ridurre il deficit fiscale sta nell’aumento della produzione che è la base dei tributi e il calo delle spese inutili del Bilancio. 
Per questo correggiamo anche una politica che non da i risultati sperati.
Le quote dei prezzi nella pratica non hanno contenuto l’inflazione. 
Molte volte hanno provocato la scomparsa di prodotti, deviazioni verso l’illegalità, prezzi più alti, minor pagamento delle imposte e una corsa impossibile tra i prezzi reali e le decisioni amministrative che giungevano sempre tardi o si mantenevano inamovibili senza riconoscere la realtà economica in cambiamento, limitando tutti quelli che desiderano realizzare la loro attività economica nella cornice della legalità e in forma trasparente. 
Per questo, non continuiamo a quotare prezzi in maniera generale, come ha spiegato il Primo Ministro. Dobbiamo correggere le distorsioni del sistema tributario, gli incatenamenti produttivi che terminano trasferendosi al prezzo finale. 
Avanzeremo verso una tassa al valore aggiunto (IVA) accreditabile e sopportata progressivamente per fatture elettroniche, per evitare l’imposizione fiscale in cascata. Ma queste decisioni si possono applicare solo con una protezione sociale più diretta, più efficace, con il transito da sussidiare prodotti a sussidiare persone e con lo sforzo di recuperare il potere d’acquisto di salari e pensioni. 
Non si tratta di lasciare nessuno da solo di fronte al mercato, si tratta di proteggere meglio, produrre di più , regolare con intelligenza e ordinare con realismo. 
Necessitiamo un sistema finanziario che accompagni l’economia, che sia
funzionale per i differenti attori economici, che riduca le code, faciliti i pagamenti, renda trasparenti le operazioni e trasformi il risparmio, il credito e l’investimento in uno strumento concreto di sviluppo. 
Modernizzare in maniera profonda il sistema bancario e finanziario del paese. Per questo Cuba necessita banche più agili, più digitali, più vicine alla gente e più utili per coloro che producono, esportano, importano, investono o intraprendono. 
Dobbiamo aprire spazi con regole strette, istituzioni finanziarie private e straniere; nuovi meccanismi di credito, finanziamenti produttivi, sviluppo di mercati finanziari e servizi di pagamento dove possano partecipare attori statali, cooperativi e privati. 
L’obiettivo è che pagare una pensione, ricevere una rimessa dall’estero, pagare un servizio, chiedere un credito, finanziare un raccolto, comprare uno strumento o muovere denaro per produrre, non sia una corsa a ostacoli.
Permettere conti all’estero e pagamenti in divisa tra imprese e operazioni internazionali verificabili per attori che importano, esportano o prestano servizi globali. 
Non si tratta di debilitare il ruolo dello Stato, ma di ampliare e modernizzare le capacità del paese per finanziare la produzione, appoggiare coloro che generano beni e servizi, ordinare i flussi di denaro e offrire un miglior servizio al nostro popolo. 
Convertiremo la trasformazione digitale, il software e l’intelligenza
artificiale in strumenti trasversali per sviluppare l’agricoltura, il settore energetico, la salute, l’educazione, il commercio estero, la banca, il commercio digitale, la logistica, il turismo e la fiscalizzazione. 
Le proposte specifiche di software, intelligenza artificiale, economia della conoscenza ed economia digitale si devono presentare come infrastruttura trasversale per elevare la produzione nazionale. 
Non si tratta solo d’esportare software, ma digitalizzare i pagamenti, le imposte, il commercio estero, l’agricoltura, la salute, l’energia, la logistica, il governo e le statistiche.
In quanto al turismo e agli affari immobiliari si devono applicare nuove
modalità d’affari, con partecipazione di tutti gli attori economici. 
Sviluppare un mercato immobiliare produttivo regolato che
comprenda: affitto di locali statali oziosi, affitto di edifici, locali, navi, magazzini, officine, installazioni turistiche, laboratori e spazi industriali, concessioni, diritto di uso su immobili e licitazioni trasparenti ad attori statali privati cooperativi e misti.
Abbiamo parlato dell’importazione di combustibile e di tutto quello che si è aperto al settore privato, ma ora si tratta di realizzarlo con margini d’utilità ragionevoli, trasparenti e non abusivi. 
In quanto all’importazione di veicoli, eliminare tutti gli ostacoli nel’importazione, dare a priorità all’importazione dei veicoli elettrici e ovviamente sviluppare le stazioni di servizio. 
So che preoccupano, e con ragione, la dollarizzazione parziale dell’economia, l’inflazione e l’assenza di molti prodotti in moneta nazionale, non ignoreremo questi problemi. 
I modelli di affari che stiamo autorizzando in divise devono apportare in maniera diretta e verificabile un incremento delle entrate in divisa, che permetta il sostenimento di offerte in moneta nazionale. 
Si deve accrescere l’esigenza sull’uso delle piattaforme digitali dei pagamenti. 
Si devono ampliare le approvazioni del commercio all’ingrosso e al minuto,
eliminando intermediari e, definitivamente, si deve applicare la fatturazione elettronica. 
Si devono eliminare gli ostacoli salariali che impediscono di ritenere talento e forza lavoro altamente qualificata nei settori produttivi, d’esportazioni, tecnologici, energetici e agro industriali, e permettere la remunerazione 
variabile in CUP e divise vincolata a risultati verificabili in esportazioni, in risparmio d’importazioni, nell’incremento della produzione, l’innovazione, la disponibilità energetica o in vendite
esterne.
In quanto al governo digitale, i dati pubblici e il controllo intelligente, si deve implementare la fattura elettronica obbligatoria e progressiva per mediani e grandi contribuenti; avanzare poi nelle mipymes e i lavoratori autonomi con strumenti semplici e adattati  alla connettività reale. Modernizzare il Sistema Statistico Nazionale e la ONEI mediante la cattura
digitale di dati da imprese e entità, pubblicazioni per  applicazioni di servizi pubblici d’intelligenza artificiale e protezione di dati sensibili.
Dobbiamo usare l’intelligenza artificiale per semplificare le documentazioni, processare documenti passati allo scanner, scoprire errori, convalidare espedienti, autentificare documenti e ridurre gli incarichi amministrativi. 
Dobbiamo migliorare la qualità dei servizi alla popolazione, disegnando nuovi avvicinamenti ad ogni tema. 
E dovremo affrontare con serietà un problema che danneggia ogni giorno la vita dei cubani: la raccolta dei rifiuti.
Metteremo in moto progetti a livello locale per migliorare la raccolta, il trattamento e la disposizione dei rifiuti solidi, e responsabilmente,
chi più ne apporta, imponendoli al sistema, deve contribuire di più a sostenere la raccolta. 
Ma questa soluzione non sarà solo statale, incorporerà investimenti 
stranieri del settore non statale, del sistema impresariale, delle
comunità e  iniziative creative che aiutino a restituire pulizia, ordine e salute alle nostre città e comunità. 

Compagne e compagni:

Cuba non necessita più dilazioni, necessita soluzioni. Non si tratta di
creare più uffici, nè moltiplicare riunioni, ma ottenere risultati concreti. 
Governare è risolvere, sbloccare, accompagnare e far sì che le decisioni divengano reali miglioramenti, perché creare in Cuba, investire in Cuba, lavorare in Cuba e restare in Cuba dipende anche dal fatto che il paese sia capace d’aprire cammini, ordinare con intelligenza e appoggiare quelli che vogliono apportare. 
Assieme alle opportunità economiche stimoleremo anche spazi concreti per far sì che i giovani possano attuare dalle loro comunità.
La Rete Giovanile Comunitaria dev’essere una via per far sì che un giovane incontri dove formarsi, dove impiegarsi, dove servire la sua comunità e dove convertire un’idea in un progetto reale. Questa rete  deve articolare iniziative utili nei quartieri:  il recupero di spazi pubblici, l’appoggio alle persone vulnerabili, le attività culturali e sportive, la formazione in mestieri e tecnologie, la comunicazione comunitaria, progetti produttivi, lavoro locale e accompagnamenti dei giovani in situazioni di rischio. 
Non si tratta di creare una struttura o di convocare i giovani
solo per ricevere orientamenti.  Si tratta di dare capacità,strumenti, conoscenze, responsabilità e spazi reali per trasformare il luogo dove vivono, perchè restare a Cuba deve significare anche avere un luogo dove essere utili, crescere, apprendere, guidare e costruire il futuro dall’isolato, dalla scuola, dal centro di lavoro e dal municipio. 
Conosciamo il nostro paese, e sappiamo dove c’è il problema, dove si nasconde la corruzione, dove si trova la lentezza e dove mancano la dignità e l’onore. 
Ogni misura che annunciamo avrà responsabili, periodi e indici. Informeremo sui passi avanti, su quello che non si realizzerà e su quello che va corretto. 
Ci sono cose che per proteggerle da coloro che le vogliono sabotare andranno trattate con discrezione. 
Martí ci ha insegnato che ci sono cose che per realizzarle devono andar occulte, ma la discrezione non sarà mai un permesso per nascondere qualcosa al popolo. 
Come popolo non convochiamo solamente a resistere, noi andiamo a convocare a creare, a produrre, a decidere, a fiscalizzare, a prosperare e a trasformare, perchè questo che cominciamo oggi non lo fa un Governo, questo o lo facciamo tutti o non lo facciamo: con il contadino perchè ritorni a seminare, con la  mipyme che esagera, con il tecnico che installa il primo pannello, con la maestra, con il medico, con il giovane che decide di restare e scommettere sulla sua terra, con il cubano residente all’estero che tende la mano, con te, con me con tutti. 
Non neghiamo i problemi, non difendiamo la burocrazia, non chiudiamo la porta al talento, non abbandoniamo i vulnerabili e non permetteremo mai che la sofferenza di questo popolo provocata dal perverso blocco imperialista si usi contro la sovranità della Patria (Applausi).
Niente sarà impossibile se affrontiamo la sfida come opportunità e la storia come ispirazione!
Céspedes, Agramonte, Maceo, Gómez, Martí, Mella, Villena, Guiteras, Che,
Camilo, Almeida, Fidel e Raúl, tutti i nostri eroi, hanno affrontato momenti tanto o più difficili per la loro epoca, di questi che affronta oggi la nuova generazione rivoluzionaria e tutti sono emersi da queste sfide con onore e gloria, anche quelli morti in combattimento senza giungere a vedere la vittoria, perchè ci hanno lasciato come legato lezioni di coraggio che durano sino ai nostri giorni, come si è verificato il 3 gennaio di quest’anno, quando 32 combattenti cubani sono morti affrontando truppe scelte molto superiori in numero e mezzi. 
Nessuna rivoluzione ha avuto vita facile e la nostra ha avuto l’osadia di sopravvivere a sei decenni di blocco, a leggi genocida, alla guerra ibrida
e a una scala di misure  coercitive unilaterali che nessun’altra nazione ha mai sopportato, nè sopporterebbe per così tanto tempo. 
Nel Centenario della nascita del Comandante in Capo  Fidel Castro e nel 95º compleanno del Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, il miglior omaggio che possiamo rendere all’ammirabile opera dei nostri due capi storici è difendere e preservare la sua essenza di giustizia sociale nel mezzo della bufera di guerre, di rapine, di minacce d’invasioni e processi di 
neocolonizzazione che, come il gigante delle sette leghe, vanno per il cielo divorando mondi, in questi tempi. 
Siamo convocati tutti e insieme vinceremo. 
Viva Cuba Libre! (Esclamazioni di: “Viva!”)
Viva l’eroico popolo cubano! (Esclamazioni di: “Viva!”)
Viva la sovranità della nazione cubana! (Esclamazioni di: “Viva!”)
Socialismo o Morte!
Patria o Morte!
Vinceremos! (Esclamazioni di: “Vinceremo!”)
(Ovazione)

(Versioni stenografiche della Presidenza della Repubblica/ GM/ Granma Int.)