
Kristen Welker.- Presidente Díaz-Canel, benvenuto a Meet the Press.
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Grazie mille, grazie a voi per l’opportunità e grazie per stare a Cuba.
*Kristen Welker.*- Grazie per invitarci nel suo bel paese , è un onore .
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Per noi è un piacere che siate qui con noi.
*Kristen Welker.*- Grazie, molte grazie.
Io vorrei iniziare con il presidente Trump. Lui ha detto che ha dei piani per occupare Cuba in qualche forma. Ha detto: Credo di poter fare quello che voglio con Cuba. Lei prende sul serio le minacce di Trump?
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Io credo che negli ultimi giorni siano state dette molte cose dal presidente e anche da alari funzionari del Governo degli Stati Uniti, che realmente denotano un linguaggio e una
retorica aggressiva verso Cuba.
Va conosciuta la storia del nostro paese. Il nostro è un paese che nella sua identità ha fortemente radicati i valori della sovranità e dell’indipendenza .Per 150 anni Cuba ha lottato prima per liberarsi dalla colonia e poi dalla neocolonia. E con la Rivoluzione Cubana, con il suo trionfo nel gennaio del 1959, è stato cancellato un gruppo di dipendenze, è stato cancellato il vassallaggio, la subordinazione a una potenza straniera, ed ha apportato un gruppo di conseguenze per il paese, a beneficio, alle quali il popolo cubano non è disposto a rinunciare.
Uno dei generali più brillanti delle nostre guerre d’indipendenza, Antonio Maceo, disse: Chi tenta d’impadronirsi di Cuba raccoglierà solamente la polvere del suo suolo intrisa nel sangue, se non è morto durante la battaglia.
Noi siamo un paese di pace. Noi non promuoviamo la guerra, non ci piace la guerra, propiziamo la solidarietà, la cooperazione tra i popoli, ma siamo disposti a difendere questa pace che vogliamo; ossia non ci intimidiscono e non vogliamo che ci sorprendano la sorpresa né la sconfitta.
Questa è una delle interpretazioni che si possono dare a questa minaccia e qual’è la posizione di Cuba.
L’altra interpretazione che si può dare è che quando dicono che Cuba cadrà da sola e cercano di attaccarci un’etichetta di Stato fallito o di paese sull’orlo del collasso è negata dalla realtà: un paese come questo in 67 anni ha sopportato ogni tipo di pressione e anche per più di sessant’anni il blocco più prolungato della storia, un blocco criminale, genocida. Ci sarebbe molto da dire su questi temi, ma sì io dico che il popolo cubano e la Rivoluzione Cubana sono disposti a difendersi.
*Kristen Welker.*- Passiamo alla prossima domanda.
il presidente Trump vuole prendere Cuba come ha fatto con il presidente
Maduro in Venezuela, come ha fatto in Iran dove ha ucciso il Leader
Supremo. Lei potrebbe essere arrestato o assassinato dal Governo degli Stati Uniti?
Lei lo pensa?
*Miguel M. Díaz-Canel.*- È una domanda molto interessante. A me non è mai piaciuto che si facciano parallelismi tra Cuba e altre nazioni, perché noi abbiamo una storia nostra, ci muoviamo in circostanze proprie ed è anche disconoscere un poco la nostra storia, la forza della nostra unità e la forza delle nostre istituzioni.
*Foto: *Estudios Revolución
Quelli che assumiamo responsabilità dentro la Rivoluzione abbiamo un impegno con la Rivoluzione, soprattutto con il nostro eroico popolo. In questo senso di responsabilità è inclusa la convinzione che siamo disposti a dare la vita per la Rivoluziione, per la causa che difendiamo. Quindi per me questa non è una preoccupazione.
Se giungesse il momento, non credo che ci saranno giustificazioni per far sì che gli Stati Uniti provochino un’aggressione a Cuba o perchè gli Stati Uniti cerchino di dare un colpo chirurgico o il sequestro di un presidente in Cuba. Se avvenisse ci sarà combattimento, battaglia . Ci difenderemo e se ci tocca morire, moriremo perché, come dice il nostro Inno Nazionale : “Morire per la Patria è vivere”.

Ma lì c’è confusione ed è che si personalizza sempre la direzione della Rivoluzione Cubana con una persona. In un momento si personalizzava con il Comandante in Capo, in un altro momento con il Generale d’ Esercito, ora cercano di personificarla con me, ed è che noi abbiamo una direzione collettiva nella quale c’è anche un’unità, una coesione, un’unità ideologica e una disciplina rivoluzionaria.
Per tanto, eliminare una persona dentro la struttura della direzione della Rivoluzione non risolverebbe nessun problema, al contrario, ci sono centinaia di persone che sono in condizione d’occupare questa responsabilità e decidere in maniera collettiva. E siamo preparati per affrontare qualsiasi tipo di situazione.
*Kristen Welker.*- Quello che lei dice ha molta forza, ma non ha timore per sè stesso o per la sua famiglia? Lei è preparato, come dice, per fare l’estremo sacrifico se fosse attaccato?
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Non ho paura, sono disposto a dare la vita per la Rivoluzione.
Certo che non mi piacerebbe che questo fosse l’atteggiamento del Governo degli Stati Uniti. No credo che il popolo nordamericano, che è un popolo sensibile, permetterebbe o vedrebbe bene che il suo paese, che il suo Governo invada una piccola Isola che non apporta nessuna preoccupazione in materia di sicurezza nazionale per il Governo degli Stati Uniti ; un’Isola che vuole pace, che vuole dialogare, un’isola dove il suo popolo vuole avere una relazione diretta con il popolo nordamericano, che vedrebbe questo molto bene.
Inoltre quale sarebbe la giustificazione per fare questo? Per di più un’aggressione a Cuba avrebbe costi per i due paesi in perdite non necessarie di vite umane, che si possono evitare. Avrebbe costi materiali, danneggerebbe la sicurezza e la stabilità degli Stati Uniti, di Cuba e della regione.
Io credo che si debbano guardare le cose con molta responsabilità quando si prende una decisione su un fatto di questa importanza. E soprattutto quando prima di prendere questa decisione, che è totalmente illogica e irrazionale, c’è una logica, che è più giusta, che è quella di dialogare, di discutere, di dibattere e cercare di giungere ad accordi che ci allonatanino dal confronto.
*Kristen Welker.*- Cuba si sta preparando attivamente di fronte alla possibilità di un attacco da parte
degli Stati Uniti?
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Guarda, come ho sempre detto in altri incontri, in altre interviste e anche quando parliamo al popolo cubano, è evidente che esiste una minaccia compresa nella retorica del Governo degli Stati Uniti. Cuba non ha fatto niente che offende gli Stati Uniti. Cuba non ha mai pianificato in alcun momento d’aggredire gli Stati Uniti né d’immischiarsi nei temi interni degli Statii Uniti.
Senza dubbio, costantemente si sta dicendo che Cuba è la prossima, che si va ad aggredire Cuba, che ci sono uscite per Cuba, che vanno ad occupare Cuba. Quindi questa, dalla posizione di responsabilità nella direzione del paese, è un’allerta e dobbiamo responsabilmente proteggere il nostro popolo, proteggere il nostro progetto, proteggere il nostro paese. Allora sì che ci prepariamo per la difesa.

Ora, qual’è il concetto della nostra preparazione per la difesa? Noi abbiamo una dottrina di difesa che è totalmente difensiva, non è aggressiva, non implica un pericolo per nessuno, è semplicemente una dottrina che si conosce come Guerra di Tutto il Popolo,costruita collettivamente con l’esperienza della nostra storia, ed è stata terminata di concepire, è stata terminata nella sua struttura precisamente in una tappa molto dura della nostra storia, quando eravamo minacciati ugualmente dal Governo degli Stati Uniti.
E si basa sulla partecipazione popolare: ogni cubana e ogni cubano ha una missione, ha un proposito, ha un obiattivo da difendere, ha un luogo e una posizione da occupare nella difesa. E si fa sulla base della partecipazione popolare, la partecipazione volontaria e ovviamente comprende la preparazione per la difesa di tutti gli scalini e tutti gli anelli che formano la nostra difesa territoriale. Ma è un concetto totalmente difensivo e non aggressivo. E inoltre partiamo da un fatto: che prepararci per difenderci è la maniera migliore per evitare una guerra e la maniera migliore per preservare la pace.
Ti dirò di più, io credo che quello che meritano il popolo nordamericano come il popolo cubano nelle loro relazioni non è un’aggressione né un linguaggio di guerra. Quello che meritano il popolo nordamericano e il popolo cubano per la pace è una pace che ci permetta d’avere un ambiente di fiducia, di cooperazione e di collaborazione, anche di solidarietà e ovviamente d’intesa.
*Kristen Welker.*- Lei pensa che l’esercito cubano potrebbe affrontare positivamente uno scontro con gli Stati uniti se questo avvenisse?
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Quando parliamo di difesa di Cuba parliamo delle nostre gloriose Forze Armate Rivoluzionarie, ma anche del nostro popolo che è strutturato in differenti scalini di questa difesa territoriale . Sì avremmo successo, sì possiamo avare un esito positivo. Non c’è nemico che non si può sconfiggere .
*Kristen Welker.*- Ma contro gli Stati Uniti, la maggior potenza del mondo?
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Gli Stati Uniti hanno un concetto su come fare la guerra. Il nostro concetto di difesa territoriale si basa in una guerra irregolare, asimmetrica, dove potrebbero avere esito positivo in un
determinato momento; ma gli sarebbe insostenibile invadere e anche occupare il suolo cubano, perchè c’è una decisione, e questa decisione, questa convinzione la rimetto nuovamente alla frase di Maceo: Raccoglierà solo la polvere del suo suolo intrisa nel sangue, se non morirà nella battaglia, e non è uno slogan. Se ora vai per la strada e commenti e mostri la prima parte di questa frase a un bambino, a un anziano, a un cubano, a un giovane, te la completerà immediatamente, perchè noi siamo formati così e questo sta nei nostri sentimenti.
Ti ripeto che non è quello che desideriamo. Non vogliamo una guerra non desideriamo uno scontro. Avrebbe un alto costo per tutti.
*Kristen Welker.*- Bene, le chiedo su questo momento straordinario .
Gli stati Uniti hanno sospeso i rifornimenti di combustibile a Cuba, ma la Russia li ha ripresi. Lei pensa che i russi hanno ottenuto il permesso d’aiutare Cuba? Com’è avvenuto questo?
*Miguel M. Díaz-Canel.-* Io credo che mai un fatto tanto comune come il commercio tra due paesi sia stato tanto seguito dai media della stampa e della popolazione di differenti confini del mondo, come l’arrivo della nave russa carica di petrolio che è venuta con un concetto d’aiuto umanitario.
Ossia non è stata una relazione commerciale.
Io credo che Cuba ha il diritto come qualsiasi paese d’importare petrolio. E tutti i paesi hanno il diritto d’esportare petrolio a Cuba. Per questo è molto ingiusto questo blocco energetico che indurisce ulteriormente il blocco degli Stati Uniti imposto a Cuba. Ossia aver dichirato il blocco energetico a Cuba dimostra ancora una volta che esiste un’aggressione multidimensionale da parte del Governo degli Stati Uniti imposta a Cuba. Con una guerra economica che dura da 67 anni, con un blocco che dura da più di 60 anni, con un blocco che nel 2019, con la prima amministrazione Trump fu indurito, che fu
mantenuto dall’amministrazione Biden anche in condizioni de COVID-19, e che ora nuovamente, ha un’espressione di massima pressione che provoca danni devastanti alla popolazione cubana con questo blocco energetico.
La Federazione della Russia ha potuto inviare questa nave con il concetto d’aiuto umanitario.
Gli Stati Uniti persistono nel mantenere il blocco energetico, per cui non abbiamo la certezza di quando un’altra nave cisterna potrà arrivare a Cuba, quando ci corrisponde il diritto di ottenerlo.
E questa nave che è arrivata non serve per mantenere false aspettative, anche se è un aiuto importante in un momento come questo, e che riconosciamo, ma copre solo la terza parte della domanda di combustibile di un mese in Cuba. Ossia, non possiamo certo credere che questo ha salvato la situazione.
Ora è un greggio che dobbiamo raffinare distribuire in tutto il paese, che dedichiamo in parte importante per approfittare una capacità di generazione elettrica di 1 200 megawatts inutilizzata in quattro mesi, e ci potrebbe dare una situazione migliore nella distribuzione d’energia ed anche per appoggiare alcune attività dell’economia.
*Kristen Welker.*- Per quanto tempo potete sopravvivere sino a quando giungerà la prossima nave petroliera dalla Russia?
*Miguel M. Díaz-Canel.*- È una domanda davvero interessante e merita una risposta in un momento molto difficile. Nessun paese del mondo può sviluppare un’economia che avanzi prospera senza combistibile e per questo ti dico che c’è un elemento di perversità, di malvagità, quando una potenza che gioca un ruolo d’aggressore sottopone a una situazione come questa una piccola nazione che viene costantemente aggredita.
Ma non siamo restati con le braccia incrociate. Su cosa abbiamo scommesso? E abbiamo una Strategia e un Programma di rivitalizzazione del tema energetico nel paese: primo, dipendere più che dall’importazione, dal greggio nazionale.
A Cuba ci sono giacimenti di petrolio che non sono sufficienti per coprire tutte le necessità, ma noi possiamo e, di fatto, stiamo incrementando la produzione di petrolio, stiamo esplorando più giacimenti, siamo aperti per l’investimento straniero in Cuba, nelle perforazioni e l’esplorazione dei pozzi di petrolio.
Inoltre sarebbe un’opportunità per industriali nordamericani che potrebbero anche partecipare in Cuba a investimenti nel tema energetico. Quello che accade è che è il blocco che lo impedisce, ma Cuba riceverebbe le imprese nordamericane che vogliono partecipare all’affare energetico in Cuba senza pregiudizi. Questa è una linea.
Inoltre abbiamo accudito alla sciena e all’innovazione. I nostri scienziati hanno incontrato tecnologie, hanno sviluppato tecnologie, per far sì che il greggio cubano che è molto pesante perchè contiene un’ alta percentuale di zolfo, si possa raffinare.
Se aumentiamo la produzione potremo avere una determinata disponibilità che non coprirebbe tutte le nostre domande, ma una determinata disponibilità che non abbiamo oggi, con prodotti che uscirebbero dalla raffinazione di questo greggio cubano.
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E abbiamo sviluppato tutta una strategia di transizione energetica con l’uso più intensivo delle fonti rinnovabili d’energia e ovviamente con una strategia d’efficienza energetica.
Tutto questo combinato ci porterà o ci sta portando a un situazione distinta. Tuttavia è complessa, serv tempo ma potremo resistere.
*Kristen Welker.*- Ma cosa si può dire sulla forza del regime cubano in questi momenti che precisano l’appoggio della Russia per sopravvivere?
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Noi precisiamo, prima di tutto del nostro stesso popolo e delle nostre stesse capacità. Io credo che la prima cosa che spicca è la creatività con cui il nostro popolo ha affrontato le avversità che impongono il blocco, il blocco indurito e ora il blocco energetico.
Io descrivo sempre gli atteggiamenti del nostro popolo, del quale mi sento totalmente orgoglioso perché costantemente sta dando lezioni di resistenza, e che il suo atteggiamento è di resistenza creativa.
Il popolo cubano non resiste sopportando e in maniera umiliata.
Al contrario, resiste e avanza, è capace d’innovare, è capace di creare, e con questo può superare le avversità. Per tanto, è il popolo e la nostra forza sta nel nostro popolo e nell’unità che abbiamo con questo popolo. Ora, per noi è benvenuto l’aiuto della Russia, l’aiuto della Cina, l’aiuto del Vietnam, l’ aiuto del Messico, l’aiuto di altri paesi.
Gli Stati Uniti, anche loro potrebbero avere un’altra visione verso Cuba differente a quella dello scontro, dell’aggressione e del blocco e potrebbero anche loro aiutare Cuba
È che pregiudicano lo sviluppo di Cuba?
*Kristen Welker.*- Il presidente Trump dice che questo è un paese sul bordo del collasso.
*Miguel M. Díaz-Canel.*- È curioso, perchè nelle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti soprattutto nei momenti di tensione, si accude molto alle costruzioni mediatiche alle costruzioni rappresentative di stereotipi e anche per l’opinione pubblica mondiale quasi impongono determinate visioni. In questo caso quella del collasso.
Io chiderei quale paeee al mondo sarebbe capace, come ha fatto Cuba, come ha fatto il popolo cubano, di sopportare 67 anni d’aggressione mantenuta e sostenuta della potenza più poderosa del mondo, con più di 60 anni di blocco, con gli ultimi sei o sette anni con il blocco indurito e ore con il blocco energetico e potrebbe non collassare? Noi non siamo collassati, noi manteniamo un paese organizzato, un paese con armonia.
In 67 anni di Rivoluzione abbiamo conquistato molti risultati nel sociale; e a volte ci criticano l’economico, ma è che abbiamo dovuto affrontare un’economia di guerra e nel mezzo di questa economia di guerra la nostra economia è stata capace di sopportare e avanzare in progetti sociali.
Noi abbiamo più di 32 progetti sociali per assistere vulnerabilità e disuguaglianze; sessanta sette anni di Rivoluzione hanno permesso che il paese non collassasse, non collassi, e il paese ha sviluppato conquiste.
Noi abbiamo un sistema universale di salute, che ginge a tutti con salute gratuita per tutta la popolazione. Abbiamo un sistema d’educazione da quello generale a quello universitario, che include tutti ed è anche gratuito.
Abbiamo risultati nella cultura e nello sport, siamo uno dei paesi con la migliore proporzione di medaglie olimpiche per abitante. Abbiamo sviluppato le risorse umane e abbiamo un potenziale di forza lavoro qualificata di scienziati. Abbiamo sviluppato la scienza e l’innovazione. Sono noti i passi avanti della biotecnologia e dell’ industria biofarmaceutica cubana.
Abbiamo ottenuto equità, giustizia e uguaglianza.
Abbiamo una società in cui si respira tranquillità, una società sicura. Una società che non ammette la corruzione, il narcotraffico, il crimine organizzato; una società che è capace d’offrire solidarietà ad altri popoli, partendo dalle sue potenzialità e tutto questo non si può vedere come un collasso.
Cercano d’imporci la matrice del collasso quando con una politica aggressiva, con una politica genocida di blocco, ci portano a vivere una situazione complessa.
Noi stiamo vivendo una situazione complessa; il nostro popolo vive cose molto dure tutti i giorni, che sono nell’ambito del nazionale ma le possiamo portare all’ambito familiare. Ma il nostro paese non è collassato.
*Kristen Welker.*- Nessuno discuterebbe che il blocco e o l’embargo hanno avuto un impatto, ma discutiamo qualcosa sulla situazione qui in Cuba. Il popolo di Cuba sta soffrendo, c’è carenza d’energia, di alimenti. Lei ha qualche responsabilità per la sofferenza che sperimenta il popolo in questi momenti? Come Presidente, non si sente responsabile di tutto questo?
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Dunque, il popolo cubano sta soffrendo. E questa sofferenza, come ti dicevo, la possiamo vedere in due ambiti: nell’ambito del nazionale e nell’ambito del familiare, perché tutto sta nella quotidianità.
Ora, qual’è la causa fondamentale di questa sofferenza? Sono stati gli errori che posso aver commesso io o, come te lo dico, una direzione collettiva?
*Kristen Welker.*- O del Governo?
*Miguel M. Díaz-Canel.*- O del Governo. O questa sofferenza si deve prima di tutto alla politica di blocco indurita, mantenuta e sostenuta dagli Stati Uniti? Io credo che la risposta –e la può dare il popolo, la maggioranza del nostro popolo è in questa politica d’ostilità permanente del Governo degli Stati Uniti.
Guarda a livello nazionale: siamo un paese che dopo il 2019, quando ci hanno indurito il blocco, quando l’amministrazione del Governo degli Stati Uniti ha applicato 240 misure che hanno peggiorato questo blocco, ci ha incluso in una lista spuria con la quale s’accusa Cuba d’essere un paese che, si presume, appoggia il terrorismo e ci hanno tagliato tutte le fonti di finanziamento esterno.
Noi non riceviamo crediti da nessuna banca. C’è una persecuzione finanziaria ed energetica. A tutti quelli che vengono a fare un’operazione commerciale, finanziaria o bancaria con Cuba, si applicano misure coercitive, si fanno pressioni. Questo lo facevano con le navi cisterna e lo fanno con le agenzie petrolifere.
Fanno pressioni e applicano misure per tagliare il turismo a Cuba.
Per esempio, un cittadino europeo dispone di un visto che si chiama ESTA
per visitare gli Stati Uniti. Se questo cittadino europeo viene in visita a Cuba come turista, gli Stati Uniti automaticamente gli ritirano il visto ESTA. Ossia, sono un gruppo di situazioni che non si applicano in nessun paese del mondo.
A noi manca il finanziamento per acquistare alimenti; per comprare strumenti per le nostre principali produzioni e servizi, per avere i medicinali che necessitiamo per le riparazioni che dobbiamo eseguire al nostro sistema elettro-energetico nazionale e al nostro impianto industriale. E allora come si riflette questo adesso? Nel nostro popolo.
*Kristen Welker.*- E anche così il popolo di Cuba dice che lei non può incolpare solo gli Stati Uniti, perchè negli ultimi dieci anni l’economia ha subito un ribasso. Sono migliaia le persone che hanno abbandonato il paese.
*Miguel M. Díaz-Canel*.- Ti dicevo allora: come si sopporta questo nella vita familiare di oggi?
C’è carenza di alimenti, di medicinali. Le mattine all’alba diventano laboriose perchè quando stai da 20 ore senza elettricità per vi del blocco e non dell’incapacità di un governo, a quest’ora devi fare i lavori domestici.
*Kristen Welker.*- Ma questo era prima del blocco e la gente soffriva da prima del blocco!
*Miguel M. Díaz-Canel.*- No, no, no, te lo spiego. Lì c’è una confusione di messa a fuoco, una confusione di messa a fuoco!
Noi venivamo sotto le condizioni di blocco, ma il blocco s’indurisce e ottiene una qualità distinta nel secondo semestre dell’anno 2019 con queste 240 misure e l’inclusione di Cuba in una lista di paesi che, si presume, appoggiano il terrorismo. Quindi tutto si è indurito.
Ed è questo l’effetto accumulato del blocco, più l’effetto addizionato dell’indurimento del blocco, più l’effetto che ora accumula e anche dà potenza questo blocco energetico.
Te lo dico responsabilmente, non è colpa del Governo cubano! Non è colpa del Governo cubano!
Inoltre si è creato malessere, perchè vivere gli ultimi dieci anni che hanno vissuto in queste condizioni che sono estreme paragonate con altri momenti…
Il popolo cubano ha frustrazioni, il popolo cubano subisce molestie, il popolo cubano soffre situazioni molto complesse, ma la maggioranza del popolo cubano non scarica questa colpa sul Governo.
Si è anche manipolato molto nelle reti mediatiche e si tratta d’ignorare gli effetti che ha avuto questo blocco in tutti questi anni.
E ti voglio commentare, con esempi concreti, per farti vedere la brutalità di questo blocco e quello che ha implicato per il popolo cubano e, senza dubbio, qual è stata la risposta di questo Governo che, si presume, vogliono condannare come colpevole. E mi voglio riferire ai momenti della COVID-19.
Quando la COVID-19, quando entrò la COVID-19 nel nostro paese, in un momento iniziale ci demmo conto che non avremmo avuto accesso al mercato delle vaccinazioni nel mondo che era dominato dalle grandi multinazionali, e quindi, dopo la restrizione economica, stavamo già soffrendo con l’impatto del blocco indurito e non avevamo denaro necessario per acquistare questi vaccini.
Per noi era vietato l’acquisto delle vaccinazioni e dovemmo accudire alla scienza cubana.
Questo Governo condannato da alcuni dedicò tutti i suoi sforzi a proteggere la vita delle cubane e dei cubani. Ci siamo rivolti ai nostri scienziati che in poco tempo sono stati capaci di sviluppare alcune vaccinazioni cubane che ci hanno permesso di mantenere uno dei livelli di miglior effetto nello scontro alla COVID-19.
I nostri indici di scontro alla COVID-19, in efficienza, sono migliori di quelli degli Stati Uniti che sono una potenza che non subisce blocchi di sorta.
Poi ci fu la crisi per una rottura nell’impianto di produzione dell’ossigeno medicinale. Il Governo degli Stati Uniti in quel momento proibì alle imprese di venderci l’ossigeno un fatto assolutamente criminale e con la solidarietà internazionale e anche con un’operazione organizzativa riuscimmo a superare quel momento.
Quando abbiamo dovuto aprire altre sale di terapia intensiva, il Governo degli Statii uniti proibì che ci vendessero ventilatori polmonari e ci rivolgemmo a giovani scienziati e costoro svilupparono i ventilatori polmonari.
Ora , tu sai che per costruire un ventilatore polmonare sono necessari pezzi e componenti
nordamericani. Il blocco impedisce che un apparato tenga più del 10% di componenti nordamericane per venderlo a Cuba. Allora si dovette andare in vari luoghi per comprare un pezzetto, un conduttore, comprare un servo motore, per realizzare questi strumenti.
Cose simili non sono mai state imposte a nessuno nel mondo.
Il blocco è molto aggressivo, molto genocida e allora è ingiusto incolpare un Governo che tutto quello che ha è una vocazione per il suo popolo, per dedicarsi al suo popolo, per cercare giustizia sociale, per trovare soluzioni e in situazioni complesse le stiamo incontrando , e incolparlo di questi mali.
Io credo che il Governo degli Stati Uniti dovrebbe controllare quanto è stato crudele con Cuba, con il popolo cubano. E non venga a presentarsi come salvatore della situazione cubana. Non ha questo diritto, non ha questo diritto! Non ha questa morale!
*Kristen Welker.*- Ma in termini di quello che il popolo cubano sta sperimentando, abbiamo visto con i nostri occhi che ci sono persone che stanno soffrendo per le strade de L’Avana, la capitale e non è l’ora che Cuba si assuma la responsabilità, che si guardi allo specchio e cambi il sistema economico di Cuba a favore delle persone che stanno soffrendo?
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Noi facciamo sempre analisi molto autocritiche delle nostre realtà e stiamo cercando costantemente di trasformare, di rivoluzionare quello che facciamo per cercare un perfezionamento, ma non ha a che vedere con il sistema politico.
Il nostro sistema politico non è quello che abbraccia questa impossibilità d’avanzare. Ti ripeto che
il responsabile è il blocco esercitato dal Governo degli Stati Uniti. Questo stesso popolo che oggi soffre queste situazioni, di cui una parte importante comprende chi è il vero colpevole, è il popolo che ha approvato in vari esercizi di consultazione popolare e di referendum il sistema politico che noi difendiamo.
Il nostro sistema politico è in funzione delle persone è in funzione della giustizia sociale, in funzione del fatto che tutti avanziamo. È sembra che questo molesta altri nel mondo per quello che potrebbe
rappresentare, perchè è un sistema per noi, non è un sistema che vogliamo imporre e allora lo bloccano in questo modo perché, figurati!, non solo stiamo parlando di un blocco, è che stiamo parlando di un blocco che non è abituale, il più prolungato nella storia dell’umanità, il più severo.
Un blocco che inoltre non è solo contro il popolo cubano, è contro il popolo nordamericano e per di più si è internazionalizzato. Gli imprenditori nordamericani non possono investire in Cuba. Perchè?
I cittadini nordamericani non possono visitare liberamente Cuba. Perchè? I cittadini di altri paesi e gli imprenditori di altri paesi sono sottoposti a loro volta a sanzioni.
*Kristen Welker.*- Ma voi potete commerciare con altri paesi.
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Noi possiamo commerciare con molti limiti! Con molti limiti! Perché le leggi del blocco sono state internazionalizzate da quando è stato applicato il Titolo III della Legge Helms-
Burton.
Si deve cercare molto, ci si deve documentare molto, perchè la narrativa che c’è nei media e le narrative che ci sono nelle reti sociali promuovono l’odio, confondono e non sono realiste.
Credo che dobbiamo dare anche a questo uno sguardo critico. E noi continuiamo a tenere a disposizione il nostro Governo assieme al nostro popolo, per trasformarlo e per avanzare, e anche per superare queste situazioni.
*Kristen Welker.*- Parliamo del futuro. Cina e Vietnam hanno abbracciato un sistema unipartitista e hanno fatto dei cambi. Perché Cuba non può fare lo stesso?
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Cina e Vietnam sono paesi che costruiscono il socialismo, come Cuba. Va detto che Cina e Vietnam –io ho studiato molto le riforme di Cina e Vietnam e le abbiamo prese come riferimenti per Cuba – in un momento ebbero le conseguenze di misure coercitive, di sanzioni da parte degli Stati Uniti e furono bloccate, approssimatamente un decennio. Quando uscirono da questi blocchi ebbero tutte le possibilità di sviluppare le loro capacità di costruzione socialista.
Applicarono un gruppo di riforme e con queste riforme hanno dimostrato che il socialismo con un unico partito al fronte è viabile e riesce a realizzare importanti sviluppi economici, sociali e tecnologici. Oggi la Cina è un’importante potenza nel mondo.
Noi abbiamo uno scambio permanente, siamo paesi fratelli, i nostri partiti hanno una relazione reciproca profonda e scambiamo costantemente sui nostri processi. Certo che Cuba ha anche le sue peculiarità.
Cuba è uno stato insulare, Cuba è un paese a 90 miglia dagli Stati Uniti. Cuba è stata un paese aggredito al quale non hanno tolto il blocco, con più di sessanta anni di blocco, come ti dicevo; per questo non abbiamo potuto costruire quello che abbiamo sognato, né quello che vogliamo essere.
Abbiamo molte cose pendenti perché il blocco lo ha impedito, anche se ci sono persone che non lo capiscono.
Inoltre ti dirò un’altra cosa che ho apprezzato molto quando abbiamo fatto l’ultimo viaggio in Cina e Vietnam . Quando uno studia i momenti di riforma e i momenti nei quali Cina e Vietnam hanno potuto potenziarsi di più, partirono da una situazione meno favorevole in materia d’infrastruttura in materia di sviluppo di quello che ha Cuba attualmente.
Allora si dovrebbe dire al Governo nordamericano: toglimi il blocco e vediamo come suoniamo, toglimi il blocco e vedrai come suoniamo! Vediamo se Cuba con tutte le potenzialità che ha, se è bloccata è stata capace d’ottenere conquiste, cosa non farebbe se non fosse bloccata, perchè siamo stati capaci anche di dare solidarietà pur essendo bloccati.
Perchè gli Stati Uniti devono spendere milioni? Se siamo tanto incapaci, se siamo tanto tonti come ci vogliono vedere, se siamo tanto chiusi, se siamo così poco innovatori, perché allora si sono impegnati per tanti anni a spendere milioni che sono milioni di denaro apportato dai contribuenti, ossia dal popolo nordamericano per piani sovversivi, per blocchi, per calpestare la Rivoluzione Cubana?
Perche non ci lasciano cadere da soli se è come loro credono? O è perche non sarebbero mai disposti ad apprezzare che Cuba senza blocco sarebbe capace d’avere livelli di sviluppo economico e sociale con un ampio impatto, dimostrando che altre soluzioni sono possibili nel mondo, che sono possibili altri modelli nel mondo ?
*Kristen Welker.*- Parliamo del futuro
Si sono svolte conversazioni tra Cuba e gli Stati Uniti. Lei crede possibile che sia viabile giungere ad un accordo con Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti?
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Io credo che possiamo avere una messa a fuoco che parte da quello che è possibile e quello che è difficile.
Credo che il dialogo e gli accordi con il Governo degli Stati Uniti sono possibili, ma sono difficili.
Dov’è la possibilità? Cuba ha sempre mostrato disposizione in tutti gli anni della Rivoluzione, ha sempre avuto una posizione storica, per realizzare una relazione civile, come vicini, con gli Stati Uniti, che ci permetta in tutto un gruppo di aree d’ottenere una cooperazione, scambi , creare una relazione normale.
E quello che abbiamo sempre chiesto è che questa relazioni si deve costruire da una posizione di rispetto, da una posizione d’uguaglianza, senza imporre, senza condizioni, perchè porre condizioni non porta al dialogo e imporre non porta al negoziato.
Per far sì che ci sia una conversazione, per far sì che ci sia un dialogo, per poter giungere a un accordo di negoziato, si deve avere disposizione, capacità di dialogare e d’ascoltare delle due parti; si deve avere rispetto, si deve avere decenza e si deve avere riconoscimento.
Così ci sono tutte le condizioni e tutte le possibilità se le due parti sono d’accordo d’avere un dialogo. Quali sono le cose che rendono difficile questo dialogo? Prima di tutto in questi 67 anni la politica degli Stati Uniti verso Cuba ha sempre mostrato, come potenza, la posizione dell’aggressore e Cuba ha dovuto, mantenere la posizione, come piccola isola, di aggredita.
In vari momenti –e questo è un altro dei precedenti che facilita che si possa avere un dialogo – si sono avuti accordi, ci sono state conversazioni con differenti amministrazioni degli Stati Uniti e si è giunti a compromessi, Cuba ha sempre mantenuto i suoi impegni, ma gli Stati Uniti non hanno mantenuto i loro.
Gli Stati Uniti per esempio, nei momenti attuali hanno sostenuto conversazioni con altri paesi, ma poi, nel mezzo di queste conversazioni li hanno aggrediti. Tutto questo allora crea molta sfiducia.
E sappiamo che negli Stati Uniti ci sono forze che costantemente, ogni volta che vedono un momento nel quale c’è la possibilità di conversare o ci sono possibilità di dialogare, cercano di boicottare questi negoziati.
Ma insisto, ho fiducia che si possa conversare con rispetto, con decenza, che possiamo incontrare, per la via del dialogo, una soluzione alle nostre differenze bilaterali e che si possano incontrare aree nelle quali sviluppare progetti. Ci sono molti temi nei quali possiamo lavorare, ci sono i temi dello scontro al crimine del narcotraffico, del terrorismo, i temi migratori, i temi di lotta contro il crimine transnazionale. Possiamo avanzare nei negoziati possiamo avere investimenti e affari con imprenditori nordamericani in Cuba.
Esiste una comunità cubana residente negli Stati Uniti alla quale dobbiamo propiziare facilità, sia negli Stati Uniti che nel nostro paese, un popolo nordamericano che potrebbe visitare Cuba.
Possiamo realizzare scambi culturali, sportivi, di salute. Tutto questo ci permetterebbe allora di costruire spazi d’intesa che ci allontanino dal confronto, che garantiscano la pace e la sicurezza, non solo di Cuba e degli Stati Uniti, ma anche dell’area dell’America Latina e dei Caraibi.
Questo è il futuro al quale aspiriamo, avere una relazione di buoni vicini, una relazione civile, indipendentemente dalle nostre differenze ideologiche. Io credo che sarebbe un’opportunità.
Ed è quello che meritano i nostri popoli.
Ti voglio raccontare un aneddoto.
*Kristen Welker.*- Mi dicono che ci finisce il tempo.
*Miguel M. Díaz-Canel.*- È un peccato, è un peccato!
*Kristen Welker.*- Per favore, ci lasci terminare le domande.
*Miguel M. Díaz-Canel.*- È un peccato che ci finisca il tempo, perchè abbiamo molto da conversare e per questo ti propongo che si possa conversare in un altro momento. Però, guarda, ti racconto due aneddoti .
*Kristen Welker.*- E va bene. Abbiamo molte altre domande e vorrei darle il tempo e darle le risposte per farla ascoltare dal popolo di Cuba e da quello degli Stati Uniti.
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Sono daccordo.
*Kristen Welker.-* Va bene.
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Per esempio, due aneddoti che ti danno l’idea di quanto potremmo godere i due popoli, se si potesse giungere ad accordi e potessimo giungere a realizzazioni, a spazi che permettano tutto questo.
Un’entità cubana di scienza, tecnologia e biotecnologia farmaceutica da anni realizza un saggio clinico con una prestigiosa entità di cancro negli Stati Uniti , Un saggio clinico sul vaccino cubano contro il cancro polmonare.
Questo saggio si realizza già da un decennio e va detto che i risultati di questo saggio clinico sono molto promettenti.
Sia la parte nordamericana che la parte cubana hanno un enorme fiducia nel successo di questo saggio clinico e in quello che potrebbe rappresentare per la salute degli Stati Uniti e per la salute di Cuba.
Di recente io svolgo incontri tutte le settimane con scienziati cubani perchè cerchiamo di abbordare dalla scienza e l’innovazione la soluzione ai problemi del paese, e mi hanno presentato il risultato che sta ottenendo anche un altro saggio clinico su un medicinale cubano, molto nuovo, per combattere il Alzheimer. In questo saggio clinico c’è una collaborazione con una clinica del Colorado, negli Stati Uniti, da dove vengono pazienti nordamericani a ricevere il trattamento in Cuba. Poi tornano negli Stati Uniti e continuano il trattamento.
Si deve vedere in che termini il Direttore di questa clinica in Colorado parla di come i suoi pazienti hanno migliorato e hanno ottenuto risultati superiori a qualsiasi ottenuti con altri medicinali.
Allora non si può privare con una politica di blocco che risponde a minoranze, che risponde a elite, la relazione che potrebbero avere i nostri due popoli.
Questo è quello che io esorto, che ci sia comprensione, vedere opportunità nella nostra relazione e non stimolare il confronto, la guerra, l’aggressione.
*Kristen Welker.*- Vuole continuare a parlare sul futuro dei negoziati? Lei ha fiducia che il presidente Trump giunga ad un accordo?

*Miguel M. Díaz-Canel.*- Bene, noi se stiamo in una conversazione è perché aspiriamo a poter giungere a un accordo e te lo dicevo, che questa circostanza per giungere a un accordo dipende dalla disposizione delle due parti d’incontrare queste aree di collaborazione, costruire questi spazi d’intesa, abbordare questo con sensibilità, con responsabilità e anche con molta serietà.
*Kristen Welker.*- Signor Presidente, lei è in conversazioni dirette con il segretario di Stato, Marco Rubio? Lei ha fiducia in lui?
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Noi stavamo in conversazioni e staremo in conversazioni sempre che gli Stati Uniti siano disposti, con il rappresentante del Governo degli Stati Uniti che decida da parte sua questo paese per tenere le conversazioni con noi. I processi di conversazione sono complessi. Sono processi nei quali prima si stabiliscono canali di dialogo; poi si devono costruire agende che permettano di dibattere e di conciliare interessi comuni.
*Kristen Welker.*- Lei ha parlato con il segretario Rubio?
*Miguel M. Díaz-Canel.*- No, io non ho parlato con il segretario Rubio, non conosco il segretario Rubio.
Dopo la costruzione di agende e il dibattito, se c’è disposizione si può giungere agli accordi, ma questi sono processi che vanno condotti con molta sensibilità, con molte responsabilità, con molta decenza e molta discrezione, per non creare false aspettative, perchè non si manipoli l’informazione, perchè non si manipolino i propositi. Per questo preferisco non dare dettagli su questi temi.
*Kristen Welker.*- Parliamo di alcune delle domane chiave degli Stati Uniti : il riconoscimento della stampa libera, la liberazione dei prigionieri politici e la realizzazione di giuste elezioni.
*Miguel M. Díaz-Canel.*- In questi momenti nessuno ci ha domandato su questi punti e noi abbiamo stabilito che l’ordine interno, l’ordine costituzionale cubano, il rispetto del nostro sistema politico sono temi che non vanno a un negoziato nè a una discussione con gli Stati Uniti.
E credo che vada superata una parafrenia esistita di concetti sui temi su Cuba, sulla democrazia, i diritti umani, se siamo tiranna, dittatura o no, libertà d’espressione, l’esistenza di sindacati, nei quali c’è molta manipolazione, ci sono molti pregiudizi che credo dovremo superare e questo costerebbe molto tempo e non abbiamo il tempo ora, ma comunque abbiamo tutti gli argomenti per dimostrare quanto siamo democratici, com’è il sistema di elezioni in Cuba, che è un sistema d’elezioni che viene dalla base, come esercitiamo il potere con il popolo, come sì che siamo difensori dei diritti umani, come non siamo una dittatura, dovrei spiegarlo in molto tempo e ti chiedo di parlare di queste cose in un altro momento, ma ci sono molti pregiudizi che vanno superati, che vanno eliminati.
*Kristen Welker.*- Altre due domande. Qui in Cuba ci sono ancora 1 200 prigionieri politici. Maykel Osorbo, che è recluso e ha ottenuto due Grammy latini.
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Questo è un altro dei temi nei quali ci sono questi pregiudizi. Si parla di prigionieri politici in Cuba .. . temi nei quali ci sono questi pregiudizi.
Hai detto tu stessa che in Cuba il popolo vive una situazione difficile; in Cuba non tutto il mondo è a favore della Rivoluzione. Ci sono persone che non accettano la Rivoluzione e che ogni giorno manifestano in differenti forme contro la Rivoluzione e non sono detenute.
Questa capsula che hanno creato, questa immagine che in Cuba si arrestano tutti quelli che parlano contro la Rivoluzione, e sono prigionieri politici è una menzogna, è una calunnia, ed è parte della fabbricazione per togliere prestigio e per satanizzare e assassinare la reputazione della Rivoluzione Cubana.
y para asesinar la reputación de la
Revolución Cubana.
Insomma, cosa accade? In Cuba, per esempio, ci sono manifestazioni soprattutto quando ci sono apagones lunghi, quando ci sono problemi di distribuzione. La gente quando manifesta cosa fa? Va alle istituzioni del nostro Governo, alle istituzioni dello Stato e lì parla con dirigenti che li attendono, spiegano loro e cercano soluzioni ai problemi o precisano gli argomenti. E non vengono reclusi.
Molte volte si confonde e si stimola che persone che hanno una determinata avversione e un determinato scontento, promuovano che si commettano azioni vandaliche o fatti che alterano il nostro ordine costituzionale, che alterano anche l’ordine interno o aggrediscono la tranquillità cittadina, e molte volte sono finanziati da organizzazioni terroriste ; molte volte sono finanziati da programmi di agenzie del Governo nordamericano che stimolnoala sovversione contro Cuba, molte volte istruiti, anche dall’Ambasciata degli Stati Uniti in Cuba.
E queste persone, allora, non sono recluse perché hanno manifestato ; sono recluse come lo sarebbero in qualsiasi parte del mondo che rispetti la sua Costituzione e che rispetti i suoi processi legali, per commettere azioni vandaliche, fatto condannabile in qualsiasi posto nel mondo. In Cuba non ci sono prigionieri politici, te lo assicuro.
*Kristen Welker.*- Devo terminare l’intervista. Le devo fare l’ultima domanda.
Lei sarebbe disposto a dimettersi per salvare Cuba, il popolo di Cuba ?
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Tu che sei una giornalista importante e riconosciuta, hai fatto questa domanda a qualche altro presidente nel mondo?
*Kristen Welker.*- Si se lo chiedessero gli Stati Uniti, perchè è una delle condizioni che gli Stati Uniti impongono.
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Ti ripeto, tu avresti fatto questa domanda a un altro presidente nel mondo? L’hai fatta a un altro presidente? Potresti chiederlo a Trump?
*Kristen Welker.*- Io faccio domande molto difficili al presidente Trump.
*Miguel M. Díaz-Canel.*- È una domanda tua o del Dipartimento di Stato o del Governo degli Stati Uniti?
*Kristen Welker.*- La mia domanda è perchè è una delle cose che abbiamo udito dal Governo degli Stati Uniti. Se glielo chiedessero.
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Per la tua sincerità credo che la fai precisamente per queste cose.
Primo, in Cuba le persone che stanno al fronte e alle responsabilità del Governo non le elegge il Governo degli Stati Uniti né le ha mandate il Governo degli Stati Uniti. Noi siamo uno Stato sovrano e libero.
Noi abbiamo autodeterminazione, noi abbiamo indipendenza e non ci sottomettiamo a nessun disegno del Governo degli Stati Uniti.
I dirigenti cubani non giungiamo perchè rappresentiamo una elite di potere. Potresti vedere le mie origini, dove sono nato, nel seno di quale famiglia sono nato e che cose ho fatto nella vita.
È il popolo che ci elegge anche se c’è una matrice che cerca di non riconoscerlo.
Ognuno di noi, per occupare una responsabilità dev’essere eletto dalla base in un distretto elettorale da migliaia di cubani e poi i cubani che rappresentano questi nell’Assemblea Nazionale del potere popolare eleggono gli incarichi in votazione indiretta, come avviene in altri paesi del mondo, come negli altri paesi del mondo!
Noi abbiamo anche un sistema di elezioni che è totalmente sulla base della partecipazione popolare.
Per questo quando assumiamo una responsabilità non lo facciamo né per ambizione personale né per ambizione corporativa e nemmeno per una posizione di partito perchè il nostro Partito non è elettorale.
Lo facciamo per un mandato del popolo e nel concetto dei rivoluzionari non esiste la resa.
Se il popolo cubano intende che sono incapace, che non sono all’altezza, che non lo rappresento, è lui che deve decidere se devo stare nella direzione occupando l’incarico di Presidente o no.
Inoltre va ricordato che non si possono focalizzare solo la direzione del paese, la direzione della Rivoluzione e la continuità della Rivoluzione in una persona.
Qui c’è una direzione collegiata ed è una direzione collegiata con un ampio vincolo con questo popolo.
E non sono gli Stati Uniti quelli che ci possono imporre né ci possono chiedere un cambio.
Il Governo degli Stati Uniti, che ha portato questa politica ostile contro Cuba, non ha morale per poter esigere nulla a Cuba.
Non ha morale neanche per dire che loro sono preoccupati con la situazione del popolo cubano e che il Governo cubano è quello che ha portato Cuba a questa situazione, quando sono loro che hanno tutta questa responsabilità.
Io credo che la cosa più importante è che assumano una posizione critica, una posizione sincera, e vedranno quanto è costato quello che hanno fatto in politica per il popolo di Cuba in sofferenze, in limiti, quanto hanno tolto al popolo nordamericano in una relazione normale con Cuba e si dispongano come abbiamo chiesto, come abbiamo sollecitato e come ci interessa, a dialogare, a dibattere su qualsiasi tema , non condizionato, senza esigere cambi al nostro sistema, come noi non esigeremmo cambi al sistema nordamericano rispetto al quale abbiamo una lista senza fine di dubbi e di critiche, e ci centreremo in quello che ci può unire, in quello che può facilitare spazi d’intesa, e ancora una volta ripeto, per evitare il confronto e avere un futuro per i due popoli, di beneficio, di relazione, d’amicizia e anche di solidarietà.
*Kristen Welker.-* Presidente Díaz-Canel, grazie.
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Mille grazie per averci dato questa opportunità di parlare per il popolo nordamericano. Siete invitati per poter parlare su altri temi con maggiore ampiezza.

*Kristen Welker.*- Grazie.
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Grazie a voi.
*Kristen Welker.*- Speriamo di poter avere più interviste per continuare la discussione.
*Miguel M. Díaz-Canel.*- È così, è così.
*Kristen Welker.*- È un onore.
*Miguel M. Díaz-Canel.*- Grazie a te. ( GM/ Granma Int.)




