
Oggi si compie il primo quarto di secolo dal concetto di Rivoluzione indicato dal Comandante in Capo Fidel Castro Ruz. Forse nessun’altra tra le sue definizioni ha avuto una simile dimensione storica, come questa pronunciata in Piazza della Rivoluzione, il 1º maggio del 2000.
Come ha detto il Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz: «la quintessenza del lavoro politico ideologico».
Che cosa rende tanto trascendente questa concettualizzazione?
In tutta la sua vita politica la costruzione del processo rivoluzionario cubano come il suo impatto nel mondo, specialmente tra i popoli del Terzo Mondo, è stato oggetto di molteplici riflessioni da parte di Fidel Castro.
In una data tanto anticipata come il gennaio del 1959, rifletteva:
«Mi fa male pensare a quello che sarebbe il destino dell’America se questa Rvoluzione verrà schiacciata, perchè questa Rivoluzione (…) deve costituire una speranza per i popoli d’America».
E nella misura in cui il progetto rivoluzionario si consolidava e che«tutto quello che sembrava impossibile è stato possibile», il massimo leader della Rivoluzione sosteneva che «Abbiamo fatto una Rivoluzione più grande di stessi», molto più grande dei sogni di giustizia che portarono alla Moncada, nel 1953, la Generazione del Centenario.
Dopo Girón, la Rivoluzione aveva superato le soglie delle più basiche misure di giustizia sociale e s’incamminava verso la costruzione del socialismo, progetto che non aveva precedenti, in Cuba né in America Latina, che aiutassero a comprendere la grande trasformazione sociale; un fatto aggravato dalla peculiarità cubana dal passaggio, in un breve tempo storico, da colonia spagnola, con la sua eredità di sottosviluppo, razzismo, etc. a un nuovo sistema di dipendenze molto più forti e sottili, basate in vincoli economici, politici e culturali che aggravarono le deformazioni ereditate dalla colonia.
Anche se i principali pensatori del marxismo costituivano preziosi riferimenti, non come dogma, ma come metodo, i «manuali sovietici»
non si aggiustavano alla realtà dei Caraibi che la Rivoluzione si proponeva di trasformare, per cui quesa dovette pensare a se stessa avendo coscienza del suo proprio «senso del momento storico», senza seguire schemi nè manuali importati, e fu Fidel nella sua condizione d’intellettuale di prima fila che guidò questa battaglia.L’autoctonia sarà una delle chiavi della sopravvivenza della Rivoluzione Cubana nei seguenti decenni, soprattutto per affrontare il periodo speciale.
UNA RIVOLUZIONE PER TUTTI I TEMPI
Fidel, profondo conoscitore della nostra storia, sapeva di prima mano che il termine Rivoluzione era stato manipolato e spogliato delle sue essenze ideologiche durante la prima metà del XX secolo.
Tanto Grau, Prío come Masferrer, per citare algcuni esempi, si auto definirono rivoluzionarii, e nello stesso modo Batista tentò di manipolare la presa della caserma nel marzo del 1952, che contò con l’energica replica del giovane Fidel Castro in “Rivoluzione, non Colpo di Stato”!
Per Fidel, non entravano in uno stesso concetto Martí, Maceo, Mella o Guiteras con i tiepidi politici genuflessi della Repubblica, anche se avessero avuto qualche partecipazione nelle gesta degli anni ‘30.
Questo giustifica da un punto di vista storico, politico e teorico, la sua concettualizzazione del 2000 e li radica uno dei maggiori valori del concetto fidelista : la sua capacità di distanziarsi dalle rivoluzioni borghesi e colonialiste sorte delle viscere del capitalismo.
Per il suo contenuto, il concetto di Rivoluzione di Fidel è incompatibile con queste e le loro progenie individuali di qualsiasi epoca.
«Rivoluzione» è un concetto avanzato che al di là della congiuntura storica particolare nella quale si esprime trascende le cornici di un’epoca o processo socialista, in particolare.
Più che uno sguardo al passato è una proiezione al futuro, un riferimento politico per le forze di sinistra e un riflesso d’umanesimo della Rivoluzione Cubana, così come il risultato dell’unione coerente del pensiero martiano e marxista come peculiarità del processo cubano.
Anche se in molte occasioni Fidel concettualizzò il progetto politico cubano, la definizione del 2000 è il risultato della maturazione definitiva di un’idea il cui autore aveva avuto il raro privilegio di restare alla conduzione della società cubana per più di quattro decenni e d’aver potuto studiare e osservare diversi processi rivoluzionari del Terzo Mondo, in maggioranza impossibilitato a sostenersi nel tempo nella loro battaglia contro l’imperialismo e le proprie contraddizioni.
Oltre al suo valore umanista e filosofico, «Rivoluzione» è uno strumento di lotta ideologica che non va scomposto nelle sue parti, ma va analizzato nella sua integralità come concetto indivisibile.
Non pretende d’essere una ricetta per quello che va fatto, ma un riferimento dal quale è imprescindibile non ovviare; supporre il contrario sarebbe macchiare il pensiero e la condotta etica e anti dogmatica di Fidel.
È uno strumento per seminare idee e coscienze come armai contro l’aggressione imperialista e costituisce precisamente questa idea difesa da Fidel, como preambolo al suo storico enunciato: «Le nostre armi sono state la coscienza e le idee che ha seminato la Rivoluzione in più di quattro decenni». Immediatamente dopo la lettura del suo Concetto di Rivoluzione, restrinse: «In termini reali e concreti, noi abbiamo affrontato per 41 anni la più poderosa potenza mai esistita nel mondo (…) »,
un’affermazione attraverso la quale chiariva che le idee espresse prima si trasferivano nel contesto particolare della battaglia per il ritorno del bambino Elián González, una delle aggressioni più grottesche dell’imperialismo, e nella quale l’Isola era impegnata in quel momento.
Venticinque anni non sono stati sufficienti per realizzare uno sguardo riflessivo da tutti gli spigoli possibili del concetto di Rivoluzione, ma basta questo tempo per considerlo un testo classico della letteratura politica
latinoamericana.
CONCETTO DI RIVOLUZIONE
«Rivoluzione è il senso del momento storico; è cambiare tutto quello che dev’essere cambiato; è uguaglianza e libertà piene; è essere trattato e trattare gli altri come esseri umani; è emanciparci noi stessi e con i nostri propri sforzi; è sfidare poderose forze dominanti dentro e fuori dall’ambito sociale e nazionale; è difendere valori nei quali si crede al prezzo di qualsiasi sacrificio; è modestia, disinteresse, altruismo, solidarietà ed eroismo; è lottare con audacia, intelligenza e realismo; è non mentire mai e non violare principi etici; è convinzione profonda che non esiste forza nel
mondo capaze di schiacciare la forza della verità e delle idee.
Rivoluzione è unità, è indipendenza, è lottare per i nostri sogni di giustizia per Cuba e per il mondo, che è la base del nostro patriottismo del nostro socialismo, del nostro internazionalismo». (GM/ Granma Int.)




