
Prima al terminal dell’Aeroporto Internazionale José Martí –quando sono arrivati in Patria, lo scorso 15 gennaio i resti dei coraggiosi combattenti morti in Venezuela durante l’aggressione del Governo degli Stati Uniti –, e poi all’omaggio postumo che ha reso il popolo nel Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie, è stato presente il Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, leader al fronte della Rivoluzione Cubana, accompagnato dal Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, e da vari dirigenti del Partito e del Governo.
- Con espressioni di profondo dolore, ma anche d’orgoglio e ammirazione, che sono stati anche applausi, bandiere, e lacrime, il popolo ha accompagnato gli eroi per tutta la rotta, dall’aeroporto al Minfar. Collocate le urne per l’omaggio, era già tardi quasi notte, ma la fila di cubani e d’amici continuava lunga e compatta dalla metà mattina e passava per l’inchino e la gratitudine.
-«Li ricorderemo sempre in ogni sforzo, in ogni sfida , in ogni vittoria (…) voi siete un esempio d’onore. Una lezione per quelli che vacillano un avviso per qulli che minacciano», ha affermato il generale di Corpo d’Esercito Lázaro Alberto Álvarez Casas, membro del Burò Politico e ministro degli Interni, nella cerimonia militare di ricevimento.
- In tutta l’Isola più di due milioni di cubani hanno reso un omaggio postumo venerdì 16 gennaio ai 32 eroi morti in Venezuela durante la vile aggressione del Governo degli Stati Uniti.
- A L’Avana, offerte di fiori di Raúl e Díaz-Canel; dei Ministeri degli Interni e delle Forze Armate Rivoluzionarie; delle famiglie e del popolo di Cuba hanno accompagnato il commiato,nella cerimonia d’inumazione dei morti nella Necropoli di Colón.
- Dalla mattina, mezzo milione di avaneri in rappresentazione di Cuba hanno partecipato alla cerimonia e alla marcia del popolo combattente. Nella Tribuna Antimperialista José Martí, Díaz-Canel ha ratificato nel suo discorso il carattere irrinunciabile dei nostri principi.
«Siamo qui non uno, ma milioni di continuatori dell’opera di Fidel e di Raúl e della loro eroica generazione. Dovranno sequestrare milioni o farci sparire dalla mappa, e anche così li perseguirà per sempre il fantasma di questo piccolo arcipelago che hanno dovuto aggredire perché non lo hanno potuto sottomettere non riuscire a sottometterlo», ha affermato il mandatario nel suo discorso.
«Cuba non minaccia e non sfida! Cuba è terra di Pace! È qui a L’Avana per iniziativa cubana, che 12 anni fa, durante il 2º Vertice della Celac, si proclamarono l’America Latina e i Caraibi come Zona di Pace, una conquista brutalmente lacerata dall’unghiata fascista in Venezuela».
«All’impero che ci minaccia diciamo: Cuba siamo milioni! Siamo un popolo disposto a combattere, se ci aggrediscono con la stessa unità e fierezza dei 32 cubani morti il 3 gennaio», ha concluso.
- In tutte le province del paese sono state realizzate ceromonie d’omaggio postumo ai martiri e sono stati inumati i loro resti nei Pantheon dei Caduti per la Difesa delle loro rispettive località.




