
Per Cuba, il 15 gennaio del 2026 porterà per sempre l’impronta profonda dl dolore e nello stesso tempo dell’orgoglio che nasce dalla Patria quando prende tra le sue braccia i figli che sono morti per vivere eternamente.
La mattina di giovedì 16 Cuba ha ricevuto nell’Aeroporto Internazionale José Martí, i coraggiosi combattenti morti in Venezuela durante l’aggressione del governo degli Stati Uniti. E lì sono andati a rendere loro il primo messaggio postumo, il Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, leader al fronte della Rivoluzione Cubana; il Primo Segretario del Comitato
Centrale del Partito e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez.
La cerimonia militare di ricevimento dei compagni che hanno offerto le loro vite nel compimento del dovere, ha contato anche con la partecipazione dei membri del Burò Politico Esteban Lazo Hernández, presidente dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare e del Consiglio di Stato; il primo ministro, Manuel Marrero Cruz; il segretario dell’Organizzazione,
Roberto Morales Ojeda e i ministri delle Forze Armate Rivoluzionarie e del Ministero degli Interni, generali di Corpo d’Esercito Álvaro López Miera e Lázaro Alberto Álvarez Casas, rispettivamente.
Il tributo ha sommato altri membri del Burò Politico; in maniera speciale è stato presente il Comandante dell’Esercito Ribelle, José Ramón Machado Ventura con l’ambasciatore in Cuba della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Orlando Maneiro Gaspar.
A pochi passi gli uni dagli altri, abbracciati, stringendosi… nel dolore c’erano i familiari dei 32 valorosi, figli, padri, fratelli, mariti, uomini che sono stati conseguenti con il loro dovere, anche se costava molto, anche se costava tutto.
Con gli accordi della banda di musica dello Stato Maggiore Generale si sentivano i singhiozzi e tutti guardavano l’aereo ubicato a un estremo della spianata. Non c’erano note stridenti: la solennità era stata stabilita dalle truppe e la tristezza da vari giorni era scesa sui volti.

E hanno cominciato a scendere i soldati che portavano tra le braccia le urne con i resti morali degli eroi, coperte con la bandiera dalla stella solitaria, la stessa che hanno difeso nella terra di di Bolívar e Chávez, perchè difendere il Venezuela è stato anche difenderci, una risposta all’altezza della storia che precede il popolo cubano.
I resti sono stati collocati in sei veicoli con rimorchi e con loro andava il coraggio che non entra in un’urna nè in parole. I veicoli sono stati situati ai loro posti, davanti alla formazione delle truppe. Al suono dell’Inno Nazionale, delle nostre marce di guerra, tre scariche di fucileria hanno fatto vibrare il terminal aereo.
Dopo il tocco del silenzio il generale di Corpo d’Esercito Lázaro Alberto Álvarez Casas ha parlato della sensibilità e il rispetto di chi riceve i suoi fratelli morti e di fronte a loro rinnova, come Cuba tutta, il giuramento della lealtà alla Patria e all’unità dei popoli d’America.

«Non li riceviamo con rassegnazione, ha detto, lo facciamo con profondo orgoglio ed eterno impegno, perché sappiamo, e il popolo di Cuba lo ha appreso nelle prove più dure, che la morte non sconfigge quelli che muoiono con il fucile in mano difendendo una causa giusta (…)
Portano con loro l’esempio immortale della dedizione, del valore, della fedeltà ai più nobili ideali dell’uomo».
Poi ha ricordato quelle ore difficili nelle quali l’aggressivo attacco ha oscurato il Venezuela, e ha sottolineato la fraternità che ci unisce a questa terra nella quale s’intrecciano Bolívar e Martí, Chávez e Fidel.
Cuba, ha ratificato il Ministro degli Interni, non abbandona i suoi figli, non rinuncia ai suoi principi, non dubita e davanti ai familiari, alla storia, e davanti al Generale d’Esercito, proclama che «in terra cubana non ci sarà mai spazio per la vigliaccheria e il tradimento».

Il nemico, ha assicurato Álvarez Casas, parla euforico di operazioni d’alta precisione, di truppe scelte. Noi parliamo di bambine e bambini che dovranno crescere senza l’abbraccio di chi ha offerto la vita pensando precisamente a loro.
E ha reiterato una certezza: l’imperialismo potrà avere armi sofisticate,
Ma non potrà mai comprare la dignità del popolo cubano.
«Li ricorderemo sempre in ogni sforzo, in ogni sfida, in ogni vittoria (…) loro sono un esempio d’onore. Sono una lezione per coloro che dubitano, sono un avviso per quelli che minacciano», ha concluso.
Gli eroi, Cuba lo sa, si ricordano senza piangere, ma non dobbiamo dimenticare che «quando un popolo energico e virile piange, l’ingiustizia trema».
Con la fronte in alto, come sono morti 32 uomini che si sono iscritti definitivamente nell’Altare della Patria, i soldati sono partiti con le bare a riceve l’abbraccio del popolo.
ONORE E GLORIA!
La sera di giovedì 15, come parte del sentito omaggio del popolo agli eroi morti in un feroce attacco in Venezuela, il Generale d’Esercito, accompagnato dal Presidente Díaz-Canel, ha effettuato l’ultima guardia d’onore ai combattenti nella sede del Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie.
Poi Raúl ha reso omaggio a tutte le bare, poiché vi riposano 32 valorosi compagni divenuti simboli della stirpe mambì e ribelle dei cubani.
Hanno reso onore ai nostri martiri anche vari membri del Burò Politico altri dirigenti del Partito, dello Stato, del Governo, delle organizzazioni politiche e di massa, e i capi principali delle Forze Armate Rivoluzionarie e del Ministero degli Interni.
La fitta pioggia caduta per tutto il tempo sulla popolazione non ha impedito che migliaia di donne e uomini si sommassero alla giornata d’onore e gloria nella quale Cuba ha abbracciato i suoi eroi. (GM/ Granma Int.)




