SANTIAGO DI CUBA.-“Vado a Cuba” fu per antonomasia, l’espressione piú usata sino al principio del XX secolo da coloro che si dirigevano a Santiago, una città che fu capitale dell’Isola sino al 1689 e scenario d’importanti avvenimenti per la storia universale e nazionale: dalla sua baia salpò Hernán Cortés alla conquista del Messico.
Storiografi, urbanisti architetti e altri specialisti ispano- americani, coincidono che l’allora cittá di Santiago di Cuba fondata dal rappresentante del Re, Diego Velázquez, il 25 luglio del 1515, è una delle poche della sua classe che mantiene il suo tracciato originale e l’ambiente della sua Piazza Maggiore, con le istituzioni che la Corona designò per dirigere la vita nel Nuovo Mondo: la Chiesa, la Casa del Governatore e la sede del Cabildo (il Municipio).
Fatti trascendentali
L’antico Seminario di San Basilio Magno, fondato nel 1772, è una delle più antiche istituzioni di studi superiori.
Esteban Salas Castro, nel secolo XVIII, fu pioniere nella composizione musicale in Cuba.
José María Heredia nacque a Santiago di Cuba e a La Demajagua, Carlos Manuel de Céspedes iniziò le lotte per l’indipendenza, nell’ottobre del 1868 quando già i Maceo-Grajales si sollevavano in armi.
Nei mari che la bagnano avvennero i fatti definitivi della storia cubana. Anche la guerra ispano-cubana-nordamericana si definì con la battaglia navale e la successiva entrata dell’esercito degli Stati Uniti in questi territori.
Vi nacquero più di 30 generali delle guerre indipendentiste e i resti di non pochi si custodiscono nel cimitero patrimoniale Santa Ifigenia: José Martí, Céspedes, Mariana Grajales e il Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, riposano lì.
Durante la tappa Repubblicana ci furono gli scontri con i tiranni e i governi marionetta, al punto che nel 1953 la caserma Moncada fu assaltata dalla Generazione del Centenario, guidata da Fidel.
Frank País e clandestini si sollevarono il 30 novembre del 1956 in appoggio allo sbarco dello yacht Granma e dalle città, dai paesi e dai villaggio santiagheri si sollevarono a migliaia contro il tiranno Batista.
Il 1ª gennaio del 1959, i ribelli entrarono a Santiago e proclamarono il Trionfo della Rivoluzione.
Una città patrimoniale
Santiago è sempre stata imprescindibile nell’ora di riferirsi all’Isola grande delle Antille, della quale è la sua Città Eroina.
Aida Liliana Morales Tejeda, presidentessa della Filialr Provincialr dell’Unione degli Storiografi di Cuba (Unihc), ha commentato che «nel suo centro storico urbano di 3,2 chilometri quadrati d’estensione, si trovano vari immobili che per il loro valore eccezionale, ostentano la condizione di Monumento Nazionale».
Si tratta di un congiunto urbano cresciuto a modo di anelli concentrici, partendo da un sistema di sette chiese e piazze associate. Anche le strade commerciali hanno un tracciato semi regolare adattato a quello che dettavano le Leggi delle Indie, «come la topografia di questa valle ondulata, tra il mare e le montagne della Sierra Maestra», ha aggiunto la Capo del Dipartimento delle Investigazioni Storiche e Applicate
dell’Ufficio del Conservatore della Città (OCC).
Strade, stradine, viottoli, stradoni e scalinate – come la famosa di Padre Pico – che Mayté García e i suoi figli Jeiler e Jennifer amano al punto di non concepire di vivere in un’altra zona della città che non sia questa, con allegria carnevalesca e case coloniali», come ha spiegato la progenitrice, danno una singolarità alla città nel contesto insulare.
Santiago si espande su terrazze, divenute panorami naturali, come quello della strada Corona, dallo storico Balcone di Velázquez, «dove conobbi il mio attuale marito un pomeriggio del 1997», ha ricordato Marianela Santana Castellanos.
Più in alto c’è Piazza Dolores, «dove arrivo dalla vicina Calle Heredia, dove ci sono il Museo del Carnevale, la Biblioteca Elvira Cape, la Casa Dranguet, quella di José María –il Cantore del Niagara–, con una vita culturale straordinaria», ha dettagliato Clara Sonia Hechavarría Rengifo, una giovane che ha vissuto i suoi 28 anni in questa arteria anticamente chiamata Catedral.
Il terzo punto panorámico si trova nell’antica Scuola Normale per Maestri d’Oriente, da dove si vede quasi tutta la città coloniale, «che si unisce al mare e alla Sierra in maniera indescrivibile assunta come fonte d’ispirazione da numerosi artisti», ha avvertito il giornalista culturale Miguel Ángel Gaínza Chacón.
Santiago è distinta dala caserma Moncada, dal Castello di San Pedro de la Roca, dichiarato dall’Unesco nel 1997 Patrimonio dell’Umanità, i paesaggi archeologici delle prime piantagioni di caffè d’origine francohaitiano– ugualmente Patrimonio dell’ Umanità-, la Casa de Diego Velázquez –tra le più antiche dell’America latina-, il Museo Emilio Bacardí, il primo di Cuba.
Ma definitivamente la sua gente è quella che l’innalza.
I santiagheri sono allegri, ospitali e ferrei difensori della Patria. Non invano Fidel assicurò che «non si tratta di complimentare demagogicamente una località determinata, si tratta, semplicemente del fatto che Santiago è stata il più forte baluardo della Rivoluzione». ( GM/ Granma Int.)




