OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
È obbligatorio raccontare l’altra faccia della storia per rompere con l’algoritmo e il controllo. Photo: Ricardo López Hevia

Uno dei miei professori più energici, quando mi sente parlare de comunicazione politica, interviene con la stessa domanda: quale non lo è? Il dubbio può apparire sospettosamente assoluto, ma se si segue bene è difficile che una relazione sociale non porti con sé  almeno una dimensione politica, dalle opere di Leonardo da Vinci, dai racconti di Edgar Alan Poe, dal Manifesto Comunista, la Teoria della Relatività, i classificati del Revolico o del Popolo Vuh.
Perchè in tutti questi casi e in altri milioni di più, il narratore, il contesto e l’udienza sono soggetti mediati dalle relazioni di potere.
Questo lato del mondo chiamato «Il Sud» piú che geografico è  culturale, economico, di distribuzione di ricchezza, di predominio dei mercati  o dei mercanti e soprattutto di resistenza. È fondamentale comprendere questa capacità contaminante che ha la politica per, per esempio, non perdersi nelle erbe alte delle industrie culturali e di ricreazione; per non disinformarsi per «l’informazione» o terminare da vassalli nei feudi delle piattaforme digitali.
Le premesse di una comunicazione politica con messa a fuoco Sud  assumono una visione critica e di resistenza attiva, di fronte alle strutture di potere imposte, storicamente, dalle metropoli e dai loro eredi: gli Stati  imperialisti e neoliberali.
La dimensione politica della relazione dal Sud scuote le strutture del mercato, per sostituirle con quelle dell’umanità e le sue lotte per la giustizia  sociale.
La decolonizzazione non solo è culturale, ma anche  economica, scientifica, tecnologica, etica, comunicazionale, pareggia la voce dei popoli emarginati, perché non resti al di sotto di quella del potere dominante, e non appaia tenue e piagnucolosa, ma voce ferma di gente che è padrona del suo destino.
Ho sentito un collega che sosteneva che il cubano e la cubana si riconoscono immediatamente dovunque siano, perchè camminano con la fronte alta, lo sguardo diretto e il gesto di chi non riconosce padroni. È l’effetto formatore di dignità trasmesso dalla Rivoluzione, anche se chi lo mostra forse lo rinnega o lo maledice. Intendere le relazioni di potere con uno sguardo verso il Sud implica comprendere e, per questo respingere il predominio delle narrative egemoniche eurocentriche; queste che c’impongono a detrimento dei relati dei nostri popoli.  
Nella scienza, per esempio, la prospettiva di una comprensione contro egemonica della realtà obbliga ad alzarsi al di sopra del sotto sviluppo o del relato dominante che ci disprezza e ci nega come creatori, investigatori, per dimostrare nella pratica il valore tangibile della nostra scienza.
Questa scritta comune sui muri di Cuba: «Sì si può!», al di sopra della consegna esprime questo esempio di nazione umile capace di fabbricare le sue proprie vaccinazioni in un mondo mortalmente minacciato, tanto dal virus come dalle  corporazioni farmaceutiche, degli operai delle  termoelettriche che non si arrendono di fronte all’oscurità, né al silenzio dei loro strumenti.
Una vera comunicazione politica dal Sud pone i suoi  sforzi collettivi nella visibilità delle lotte quotidiane contro il colonialismo, siano a favore dei bambini massacrati a Gaza, in difesa degli anziani picchiati nelle strade di Buenos Aires, di resistenza ai giovani fatti dalle droghe –importate in aerei militari– che arrivano ai quartieri di Detroit.
La presa del possesso dell’imperatore Trump, scortato dai padroni delle corporazioni mediatiche, membri pieni del segmento più ricco del pianeta, è stata coronata con una dichiarazione diretta che i milionari saranno i beneficati delle sue decisioni come statista, ma soprattutto ci ha inviato un avviso chiaro per farci comprendere contro chi stiamo lottando.
La  grande sfída della comunicazione politica dal Surd è lì: affrontare i grandi conglomerati mediatici, che impongono le loro narrative da un potere economico  ogni volta più enorme, al punto di trascinare l’umanità a un raro «passato–futuro» che alcuni chiamano tecno-feudalismo; secondo il quale le piattaforme delle reti digitali funzionano come gli antichi feudi, e gli utenti vaghiamo in quelle come servi che pagano un tributo invisibile nei metadati e il traffico, per la «felicità» di vivere collegati al ciber-mondo.
La comunicazione con messa a fuoco Sud deve, inesorabilmente, essere antimperialista.
Sembrerebbe la verità di un tonto qualsiasi, ma si suole confondere la logica diversità ideologica, della quale tanto si parla oggi, con  un’imprescindibile unità politica. Assistiamo con troppa frequenza allo spettacolo deplorevole degli scontri tra fratelli, che hanno idee differenti, ma lo stesso nemico. Vediamo come si logorano per essere cacciati uno a uno dal potere dominante.
Almeno una delle funzioni principali della comunicazione politica emancipatrice è fomentare l’unità di fronte  all’imperialismo, dimostrando che è, in definitiva, la vera minaccia per l’umanità.
Un elenco rapido di alcune delle premesse per la comunicazione politica con messa a fuoco Sud: la decolonizzazione delle scienze e del potere; la giustizia sociale e la ridistribuzione equa delle ricchezze materiali e del senso; l’antimperialismo come principio e la sovranità come bastione; l’inclusione sociale; la partecipazione politica, il dialogo e le relazioni orizzontali; ecologia e giustizia; solidarietà Sud-Sud; cultura e identità come resistenza; fomento progressivo, indetenibile e obbligatorio dei nostri media alternativi e contro egemonici; sovranità tecnologica; etica al servizio della dignità umana; memoria storica; diversità e messa a fuoco di genere.
In sintesi, la comunicazione politica con messa a fuoco Sud procura di contribuire alla trasformazione radicale delle  relazioni di potere politico mediante un relato emancipatore e militante, sostentato nelle lotte e le aspirazioni di coloro che siamo stati esclusi,più di una volta dal diritto d’esistere.

Precisioni

Nella  chiusura del Colloquio Patria è stata offerta  per la prima volta la distinzione Cittadino Telesur al leader della Rivoluzione Cubana, Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz; al Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez; e al Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro Moros, perché simbolizzano la trincea viva dell’América Latina.
L’evento, realizzato nell’Università de L’ Avana, ha riunito circa 400 partecipanti provenienti da 50 paesi, includendo ministri e funzionarii di governi del Sud.
È stato dedicato specialmente a Telesur, che è un faro di verità per Nuestra América e il mondo.
Il Presidente cubano ha partecipato con una rappresentazione di 400 comunicatori che hanno partecipato al IV Colloquio Internazionale Patria, che «sta crescendo come un sito di riflessione, di analisi critica, di protesta».
Conferenze, dibattiti e aree espositive associate alle esperienze comunicative contro egemoniche, formarono parte del Colloquio.
La presidente di teleSUR, Patricia Villegas, ha offerto una conferenza su come stabilire un’agenda contro egemonica con un impatto globale. Ha ricordato i momenti  fondazionali e il ruolo chiave di Fidel e Chávez come stimolatori del progetto comunicazionale latinoamericano, divenuto lo strumento di diffusione delle realtà dei popolo del Sud.
Nella conferenza Lezioni  mediatiche del genocidio palestinese: propaganda, silenziamento e resistenza informativa, Wafica Medhi, giornalista e direttrice della Redazione in Spagnolo del canale panarabo Al Mayadeen, ha detto che esiste una campagna senza precedenti per smantellare tutti i media di comunicazione che appoggiano la resistenza, mediante attacchi cibernetici e hacking.
La comunicazione  viso a viso come azione politica, la strada come scenario di disputa simbolica e culturale, l’uso tattico di strumenti digitali per viralizzare la verità, l’alfabetizzazione nella sicurezza e nei diritti digitali, il ciber attivismo e la militanza digitale, sono alcuni dei modelli  difesi dal progetto bolivariano, ha assicurato Freddy Ñáñez, ministro del Potere Popolare per l’Informazione e la Comunicazione  in Venezuela, nella conferenza “Dalla propaganda alla guerra cognitiva: strategie di resistenza e costruzione di autonomia informativa”.
Il prossimo incontro, nel 2026, onorerà il centenario della nascita del lesder della Rivoluzione  Cubana, Fidel Castro Ruz.
Il Colloquio Internazionale Patria è sorto con il proposito d’articolare progetti, esperienze e strategie comunicative emancipatrici di fronte ai modelli dominanti imposti da coloro che utilizzano i media e internet come spazi per fomentare l’odio, la divisione e il confronto tra i popoli.(GM/Granma Int.)