OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
Il Capo di Stato cubano in una foto ufficile nella targa che ricorda la consegna della chiave della Sacra Cattedrale tra Fidel e Sua Tutta Santità. Foto: Presidenza. Photo: Granma

guantánamo.— Già non si tratta solo di produzioni tradizionali: angula, cocco, caffè e cacao, accompagnati da un’altra che è anche veterana in questa lista: il miele delle api.

La lista delle esportazioni e degli esportatori guantanameri tuttavia non comprende tuto quello che l’Alto Oriente può dare in questo appartato, e non menziona tutti quelli che dovrebbero coinvolgersi allo strategico sforzo, ma...Guantánamo cresce nella captazione di divise, espande i suoi apporti appoggiato maggiormente nell’agricoltura, il ventre produttivo, base e sostento economico della provincia più orientale.

L’impegno per incanalare questa capacità è stato notevole negli ultimi cinque anni. In questo periodo si rivela più attiva l’identificazione di voci con potenziale esportabile e più dinamica la rotta verso l’estero, rinforzata con rispettivi poli agricoli esportatori: nel capoluogo della provincia e in Baracoa, la Prima città fondata di Cuba.

I «PORI»

Si differenziano. Si aprono. Si moltiplicano. Diversi prodotti guantanameri che oggi puntano al mercato estero erano «invisibili» sino a tempo fa, anche se la possibilità e le sementi si trovavano lì esattamente

E diversi tra questi si trovavano in rigenerazione naturale, silvestri nella montagna,   i boschi, l’iniziativa, in un sentiero o in un bosco di marabù, nel letto o allo sbocco di un fiume.

Frutteti, zenzero, curcuma, sale yodato, carbone di marabú —il meglio quotato, si dice—, miele delle api, paesaggi, natura… La lista, all’inizio ridotta, poco a poco si allunga e non smette.

Daisy Sarmiento Cala, incaricata del Commercio Estero dal Governo nell’Alto Oriente, annuncia che dai cinque-otto prodotti del quinquennio precedente, nell’attualità arriveremo a 26 (21 di beni e cinque di servizi).

Tra le offerte che Guantánamo aggiungerà al suo inventario d’esportazioni del calendario attuale, Sarmiento Cala cita la cera delle api mielífere, richiesta dalle industrie di cosmetica e farmaceutiche, che hanno pagato questo prodotto sino a otto dollari il chilo.

La direttrice del Commercio Estero del Governo nel territorio include l’orzata, il torrone e il cocco grattugiato (tutti di cocco) tra le nuove offerte di un piano esportatore già in esecuzione e che riguarda ugualmente, il substrato della fibra del cocco, un altro prodotto di buona domanda e alta quotazione al di fuori dell’Isola.

Nonstante tutto, dichiara Daisy, il pesce angula dev’essere di nuovo la voce che apporta più divise tra i prodotti che usciranno da Guantánamo.

Quest’anno s’incorpora anche il sale fine iodato, mentre miele e cacao, pur castigati dall’uragano Oscar mantengono una presenza di peso, come il caffè, ma devono avanzare nel recupero del loro potenziale di produzione.

Altre coltivazioni come lo zenzero e la cúrcuma cercheranno spazi nei mercati extra frontiera, per sommare divise alle arche del paese e del territorio, anche se non in volumi rilevanti, dato che cominciano adesso.

Con questi «pori» d’esportazione, l’economia di Guantánamo vuole appoggiare lo sforzo di Cuba por mitigare l’aridità che soffre attualmente.

I «PERÒ»

Non sono mere giustificazioni. Il mal tempo ha danneggiato la produzione esportabile dell’estremo oriente dell’Isola, quando la provincia si approssimava alla meta del suo piano di esportazioni del 2024.

Carlos Díaz Matos lo lamenta nel suo, adesso, malmesso apiario: «Oscar è stato un assassino», dice. Ha in mano all’altezza del viso la lamina appena estratta da una delle sue arnie, delle poche che sono restate, dice l’apicoltore.

Díaz Matos vive vicino a Yacabo Arriba, in Imías. La sua fattoria e le sue arnie popolano una leggera discesa circondata da colline, che sono come pareti verticali, dalle quali le piogge torrenziali del ciclone Oscar si sono precipitate sul patrimonio dell’apicoltore nell’ottobre scorso.

«Praticamente mi ha lasciato senza arnie e qui non sono restati più fiori», lamenta

l’uomo di 52 anni, lavora da 31 anni in apicoltura e con 60 arnie era riuscito a consegnare in un anno tre tonnellate di miele ecologico «di prima qualità—dice —, la floritura qui abbonda tutto il tempo, e quando non c’è una varietà ce n’è un’altra, tutte molto buone».

La stessa sfortuna di Carlos la condivide un buon numero dei circa 160 apicoltori della provincia. Oscar ha distrutto 300 arnie qui, si lamenta Magdiel Méndez Lobaina, direttore dell’unità delle imprese della base Apícola de Guantánamo.

Ci ha tolto un grande volume di mieie, aggiunge il dirigente.

Secondo lui, prima dell’uragano questa produzione registrava una crescita di 28 tonnellate, in relazione alla stessa tappa della campagna precedente.

Senza dubbio «abbiamo chiuso il 2024 con 163 tonnellate, 11 meno di quanto prodotto nel periodo precedente».

L’impatto del fenomeno meteorologico in altre produzioni come quelle del caffè e del cacao è stato uguale, insiste Daisy Sarmiento, e spieg che di fornte all’emergenza meteorologica, e nel mezzo di un severo apagón energetico, abbiamo dovuto recuperare una parte del carbone vegetale esportabile e distribuirlo tra la popolazione.

Per questo, del piano iniziale di quasi 1 390 tonnellate di questo prodotto per l’esportazione, la provincia, anche se lo ha prodotto, ha potuto consegnare poco più di mille tonnellate.

Sono state esportate in totale 16 voci, precisa Daisy, «e il volume dei beni prodotti qui con questa destinazione sino alla fine del novembre scorso ha toccato le 2 018 tonnellate, 220 meno del previsto».

«Nel mercato estero, i prezzi dei prodotti come il cacao e la angula hanno superato molto gli stimati iniziali e questo ci ha favorito, e abbiamo superato in 36 unità percentuali il piano in valore».

QUELLO CHE APPARE

Anche se nei municipi di San Antonio del Sur, Imías, Maisí e Baracoa la floritura è stata molto danneggiata dall’uragano, circostanzia che minaccia la produzione di miele dell’anno, Magdiel Méndez non scarta una ripresa delle consegne a partire da aprile.

«Prima d’aprile – avverte- per lo meno Maisí non starà in condizione d’apportare nemmeno un grammo del prodotto. Ma se non sorgono nuovi imprevisti potremo completare il piano di quest’anno e non rinunciamo a questo».

Per le stesse ragioni non sono promettenti i vaticini immediati in quanto a caffè e cacao, anche se la tendenza all’aumento dei prezzi in quest’ultimo caso aiuterà a compensare le perdite.

La angula sì che mantiene una quotazione eccellente, e il piano di cattura del territorio è simile a quello dell’anno scorso: 1,4 tonnellate.

Nella circostanza attuale, per la nuova ripresa di un programma strategico che tuttavia riserva potenzialità non ancora sfruttate pienamente, l’Alto Oriente sfida

la difficoltà di fomentare la varietà, la quantità e la qualità delle produzioni, e renderle più agili.

La premessa è sempre rinforzare il fronte agricolo e dell’allevamento dell’impresa statale socialista nel territorio. L’agricultura è il principale sostegno economico di Guantánamo e, senza dubbi embargo, appena il 5 % dei suoi prodotti agricoli ha come fonte produttiva le forme statali.

È necessario correggere questa posizione invertita del «feto nel ventre produttivo» della provincia. Si va per nuovi, maggiori e migliori nascite e sarà necessario spianare il cammino per il termine del parto. (GM/Granma Int.)