
A 45 anni dalla sua scomparsa fisica è sempre vivo il legato di Celia Sánchez Manduley, eroina della sierra e del piano. Per renderle il meritato omaggio, la mattina di venerdì 11 gennaio è stata colma di solennità e d’emozione, nel cuore del cimitero di Colón, a L’Avana.
Nella cerimonia, Teresa Amarelle Boué, membro del Burò Politico e Segretaria Generale della Federazione delle Donne Cubane, ha segnalato la vigenza del pensiero e dell’opera rivoluzionaria di Celia, sottolineando la sua indistruttibile fedeltà a Cuba al comandante in Capo, Fidel Castro Ruz.
La Segretaria Generale dell’organizzazione ha citato l’intellettuale Armando Hart, che descrisse Celia come
«il fiore più autoctono della Rivoluzione», risaltando la sua eccezionalità e la sua capacità di combinare
parole e azioni in un impegno sincero con il suo popolo.
Amarelle ha ricordato che Celia fu una guerrigliera coraggiosa, la prima ad impugnare un fucile nella lotta armata, così come un’instancabile organizzatrice e comunicatrice. Il suo ruolo nella riunificazione dei ribelli giunti nello yacht Granma, che venivano dal Messico per liberare Cuba dalla dittatura di Fulgencio Batista, e nella distribuzione di «La storia mi assolverà», l’allegato d’autodifesa di Fidel dopo la sua detenzione nel 1953, e tutto questo fu fondamentale per lo sviluppo del programma rivoluzionario.
La dolcezza del suo carattere si univa alla lealtà e alla fermezza dei principi che difendeva, ha segnalato Amarelle. «Celia sapeva che la lotta per la giustizia sociale era un’azione d’amore profondo», quello che dimostrò come creatrice di molteplici opere sociali e nella fiducia depositata da Vilma Espín, fondatrice della FMC,(Federazione Donne Cubane) che le affidò le conquiste realizzate nel Secondo Fronte Orientale.
Con una storia marcata dal coraggio e dall’impegno, Celia non solo curò i feriti nei campi di battaglia, ma impugnò il machete nella lotta clandestina, essendo parte essenziale delle cellule del Movimento 26 di Luglio.
La federata ha ricordato che dopo un certo tempo, nonostante i pregiudizi del machismo, le done cubane si organizzarono e crearono il plotone femminile Mariana, una sfida che segnò l’inizio della partecipazione piena della donna nella costruzione dell’opera rivoluzionaria.
Durante la cerimonia sono state offerte corone di fiori in nome delle Forze Armate Rivoluzionarie, (FAR), e del Governo e il popolo di Cuba.
Hanno partecipato all’omaggio Inés María Chapman Waugh, vice prima ministro della Repubblica di Cuba; Judith Mercedes Rodríguez, membro della segreteria e capo del dipartimento d’ Attenzione ai Servizi del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba (CC PCC), i membri del CC PCC Livan Izquierdo Alonso, primo segretario del Partito a L’Avana, e Janeth Hernández Pérez, governatrice nella capitale.
Presente anche la generale di Brigata Delsa Esther Puebla Viltres «Teté», prima vice presidente dell’Associazione Nazionale dei Combattenti della Rivoluzione Cubana, che simbolizza la forza e l’impegno femminile nella difesa della Patria. (GM/Granma Int.)






