Fidel ha detto: «il popolo di Cuba vincerà»; Raúl ha affermato: «che classe di popolo abbiamo», e Díaz-Canel ha convocato «l’eroico popolo cubano a una marcia combattente». Queste parole, venerdì 20, hanno percorso il Malecón avanero nelle voci di circa 500 000 persone che, davanti all’ambasciata degli Stati Uniti hanno manifestato contro il blocco e per la cancellazione di Cuba dall’assurda e spuria lista dei paesi presunti patrocinatori del terrorismo.
Il verde e irredento caimano ha avuto un fremito quando ha sentito su di sè i passi della generazione del centenario con Raúl al fronte, marciando ferma, come aveva promesso, con il piede nella staffa.
Con lui la gioventù che portava scritta sul petto la promessa di non deludere la Rivoluzione.
Fu quella che iniziò nel 1868, in La Demajagua; quella che Martí condusse nel 1895; quella dei giovani del decennio dei ‘30 del secolo scorso, quella che si consacrò in quel 26 di Luglio che divenne il Giorno della Ribellione Nazionale, quando le mura della Moncada tremarono nel 1953. Perché fu capace di imbarcarsi in uno yacht del futuro e salire sulle cime delle montagne per fare alte come loro le proprie forze, fu quella che difese e vinse in nome del socialismo , a Girón; quella che vide i suoi figli impegnati con la loro Patria, nella Crisi d’ Ottobre; quella dei suoi internazionalisti, dei suoi scienziati, quella dei suoi atleti, dei suoi medici e operai, quella dei suoi studenti e delle sue donne, dei suoi bambini, quella che ha colmato il litorale de L’Avana come un tsunami di vittoria in Rivoluzione.
Per questo lì c’era Fidel, perchè lui è sempre presente in ogni espressione d’unità del popolo.
L’impero teme tutto questo e per questo blocca Cuba e l’asfissia, per questo uccide, per questo ci accusa di patrocinare il terrorismo con un’azione cinica, quando quest’Isola è stata vittima di questo flagello, protetto, auspicato, tollerato dallo stesso Governo che la blocca.
Con il pugno chiuso andiamo ad affrontare i problemi, con la profondità e la sicurezza che andremo avanti! Lo faremo! Possiamo!
Raúl ci ha convocato così e così ha risposto il popolo in una marcia anti imperialista per Cuba, e anche per il mondo, che, come ha detto Díaz-Canel, ha superato l’immaginazione più fertile.




