Circa 500 000 cubani, in rappresentazione del popolo di tutta la nazione, hanno inondato venerdì 20 il Malecón de L’ Avana per inviare, come un messaggio attraverso l’oceano, un reclamo al Governo degli Stati Uniti contro il blocco e perchè Cuba non resti più nella lista dei presunti Stati patrocinatori del terrorismo.
Con il Generale d’ Esercito Raúl Castro Ruz, leader della Rivoluzione Cubana, ha marciato il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, che ha accusato il mandatario della potenza del Nord, Joe Biden, di voler continuare le ostilità contro L’Isola ereditate dal suo predecessore Donald Trump; lo stesso che in gennaio tornerà alla Casa Bianca.
Ha risaltato la prepotenza di mantenere l’arcipelago nella lista che lo vincola al terrorismo, un’accusa doppiamente immorale, che inoltre proviene dall’ amministrazione che favorisce azioni violente contro l’Isola grande delle Antille e che è asilo naturale di criminali e promotore dell’odio.
In contrasto, contro il popolo degli Stati Uniti non esiste rancore, ma di fronte all’imperialismo e ai suoi tentativi di distruggere la sovranità di Cuba «marceremo oggi, domani e sempre», ha assicurato Díaz-Canel.
Immerso nel mare di popolo, Yankiel Cardoso Muñoz, presidente del Consiglio Popolare Ceiba-Kolhy, nel municipio della capitale di Playa, ha spiegato a suo figlio Antuán Cardoso Chaviano, con la frase «Voglio crescere senza blocco» sul suo pullover, come queste misure limitano la sua felicità.
La colombiana Silvia Juliana Casadiegos González frequenta la Scuola Latinoamericana di Medicina dal 2019,
grazie al ruolo di Cuba nel processo di pace della sua nazione.
«Mi hanno steso la mano per realizzare il mio sogno e solo per questo meritano che si elimini il bloccco », ha commentato con un’affermazione che ha invaso, in nome di tutta Cuba, il Malecón avanero.




